Un voto per il futuro della Sardegna: intervista a Laura Fois

Il prossimo 16 febbraio la Sardegna tornerà alle urne per le elezioni Regionali. Ne abbiamo parlato con Laura Fois, candidata con ProgReS – Progetu Repùblica, a sostegno di Michela Murgia

di Graziano Rossi
su Twitter @grazianorossi

Laura Fois

Laura Fois

Il prossimo 16 febbraio la Sardegna andrà alle urne per le elezioni regionali. In un territorio dove i giovani e anche gli adulti faticano a restare a causa della mancanza di opportunità, dal punto di vista lavorativo e non solo, e dove chi resta soffre di problematiche strutturali, la coalizione Sardegna Possibile guidata dalla candidata a presidente della Regione Michela Murgia nel suo manifesto di idee mette al primo posto la possibilità di “costruire un nuovo modello di governo per la Sardegna“. Ne abbiamo parlato con Laura Fois, 27 anni, candidata nella circoscrizione di Sassari e provincia con ProgReS – Progetu Repùblica.

Laura, da dove nasce questa candidatura a sostegno di Michela Murgia e come stai affrontando questo periodo pre-elezioni quando mancano 31 giorni al voto?
La candidatura mi è stata proposta da una persona per la quale nutro molta stima, e che ha pensato a me per passione politica e competenza. Ci ho pensato poco perché già seguivo il progetto di Sardegna Possibile e il partito che lo sostiene (ProgReS, che ha un manifesto politico in cui mi riconosco), ma non mi ero mai esposta prima d’ora. La chiamata di Giuseppe Demuro è stata la spinta che, in fondo, stavo sempre cercando. Per la prima volta ci metto la faccia ma sento anche la responsabilità di rappresentare una generazione che è stata definita in mille modi, senza farla parlare né dargli spazi (se non all’estero). Quando ho capito, dopo cinque anni tra Madrid e Londra, che ci hanno mandato via perché avevano paura di noi e non volevano né sapevano ascoltarci, ho deciso di tornare in Sardegna, perché mi sono stancata di cercare opportunità fuori dalla mia terra. Per me questo è non solo un percorso di crescita personale, ma anche un’occasione di riscatto. Attraverso la politica? Sì, perché di questi tempi fare politica è un atto di coraggio.

Nel programma di ProgReS – Progetu Repùblica è ben chiaro che l’obiettivo è far sì che la Sardegna possa diventare indipendente, tant’è che nella parte finale del vostro manifesto si legge: “Intendiamo fare della Sardegna una Repubblica politicamente libera, economicamente prospera, socialmente giusta, moralmente degna”. Questo vuol dire che in Italia tutto questo non è più possibile ritrovarlo?
Michela Murgia lunedì 13 e martedì 14 gennaio è stata in Catalunya, dove ha incontrato parlamentari catalani e immigrati sardi. L’incontro aveva l’obiettivo di gettare le basi per ottenere una piena rappresentanza in Europa, senza essere in conflitto o peggio non riconoscere lo stato italiano. Io spero che l’Italia possa ritrovarsi. Non credo che adesso sia un paese politicamente libero, economicamente prospero, socialmente giusto e moralmente degno. Non siamo in conflitto. D’altra parte, non tutte le persone che fanno parte della coalizione sono indipendentiste. Per quanto mi riguarda, parto da una presa di coscienza, da un dato di fatto: sono una persona indipendente. Inoltre, condivido in toto l’affermazione che ha fatto Michela: l’ottica indipendentista è un’ottica di assunzione di responsabilità sul proprio destino. È questione di libertà cosciente e di scelte ponderate, nel rispetto degli altri e con gli altri

Non solo ProgReS: in Sardegna Possibile, oltre al comitato per Michela Murgia, confluiscono anche altri due movimenti, Gentes e Comunidades. La nascita di tutte queste liste (qui l’elenco) non potrebbe creare confusione nel cittadino, specialmente quello che è dubbioso sul recarsi o meno alle urne?
La raccolta firme utile per partecipare alle elezioni ci ha permesso di osservare da vicino un certo fermento ed entusiasmo in seno alla società, ma anche tanta rabbia, disillusione e diffidenza. Noi ci proponiamo di ascoltare le persone, prima di tutto, e di ragionare con loro sulle nostre idee. Siamo l’unico movimento politico nella storia della Sardegna ad aver presentato una squadra di governo prima delle elezioni, e anche il primo ad avere preparato il programma sulla base di processi partecipativi. Detto questo, la nostra coalizione si chiama Sardegna Possibile, di cui fanno parte tre liste: ProgReS, che ha una struttura politica; Gentes, che candida persone della società civile, e Comunidades, formata da amministratori locali. Credo sia una buona maniera di esprimere la partecipazione alla vita politica. Stiamo dimostrando di essere un esempio di democrazia locale e relazionale. E in questa campagna elettorale, dove abbiamo deciso espressamente di non sporcare i nostri paesi e città di manifesti, staremo in mezzo alle persone e con le persone.

Se dovessi essere eletta a Sassari, quali sarebbero le prime cose che faresti per la tua provincia?
Incontro continuamente persone che mi dicono che Sassari, la seconda città della Sardegna con 130mila abitanti, sta morendo. Ogni giorno alla Caritas si mettono in fila anche donne e uomini che prima avevano uno stipendio dignitoso e adesso hanno perso tutto. L’ha vissuto anche la mia famiglia, da un giorno all’altro puoi perdere il lavoro e ad una certa età non riesci più a rientrare nel mercato. Per me le priorità sono formazione e lavoro: per i giovani e per chi è disoccupato. Come? Sfruttando ogni singolo euro che arriva dai fondi europei. Investendo in educazione e progettazione (a livello europeo, locale e territoriale). Ripensando anche il nostro sistema educativo, più mirato a nuove necessità e competenze, competitivo e lungimirante. Ragazzi e ragazze devono andare a scuola per imparare a fare, per avere gli strumenti per potersi inventare un lavoro. Deve esserci un cambio di mentalità. Deve dipendere da noi stessi. La nostra, come ha detto Michela Murgia, è una battaglia culturale.

Dimmi 3 priorità per la Sardegna del 2014.
Piano di occupazione per i giovani, Piano dei trasporti, Piano energetico. 

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