Ian Tweedy, la storia tra vissuto e racconto

Un misto di fantasia e realtà per ricordare e ricostruire frammenti di ricordi. Ian Tweedy alla Galleria Monitor di Roma

di Caterina Mirijello

fonte immagine: monitoronline.org

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È un gioco ininterrotto quello che instaura Ian Tweedy con la sua dialettica artistica, esposta da qualche settimana a Roma, in pieno centro, nella Galleria Monitor. Un’esposizione che reca il titolo di My Neighbors The Von Stauffenbergs apre le porte del pubblico ad una frazione storica in cui l’introspezione dell’artista lotta per predominare quella lastra storica temporale dal carattere indelebile e irripetibile.

Tante immagini, reperite dai giornali tedeschi risalenti alla caduta del muro di Berlino, sovrapposti da volti che apparentemente svolgono il ruolo di protagonista della storia raccontata. La famiglia Von Stauffenbergs, vicini di casa del famoso writer ai tempi tedeschi, e rinomati perché discendenti del colonnello Claus Schenk, personalità di spicco nell’attentato del 20 luglio 1944 contro Adolf Hitler, in cui si fece detonare una bomba nel quartier generale polacco  Wolfs Layr.

Ogni opera intrattiene lo sguardo dei visitatori con immagini da background che scandiscono la fine di un periodo storico con la caduta del Muro di Berlino, veri e propri reperti selezionati dall’artista con estrema cura: la caduta del Muro, la gioia di una città che ritorna ad essere Una e gli emblematici graffiti a decorare il cemento che per decenni ha sancito la divisione di un popolo e l’affermazione di due ideologie. Su ognuna di esse, Ian ha trapiantato le sue opere. Ogni istantanea è interrotta dal suo flusso artistico, con ritratti del tutto liberi della contessa Van Stauffenbergs, che per molto tempo ha occupato l’immaginario di Ian Tweedy con racconti ascoltati, interiorizzati e rielaborati, senza neanche conoscere il vero volto della donna.

fonte immagine: monitoronline.org

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Così, tra storia reale e storie raccontate, egli intesse la sua di “storia”, narrando uno scorrere cronologico del tempo che pare anche tingersi di tratti bergsoniani. Il tempo meccanico e quantificabile che lascia una scia di eventi, proprio come sullo sfondo di ogni opera, e il tempo soggettivo, dell’esperienza concreta che incide i suoi segni, anche questi indelebili, sul volto della protagonista. Così, le sue opere, tra richiami storici e materiali esprimono il tempo della coscienza reso evidente dai numerosi tratti di vita che fioriscono man mano sul volto della donna.

Da aggiungere quasi per opposizione ma anche per complementarietà a questa serie di opere ad olio su carta dal titolo Casting unknown woman for my neighbor the countess, si trova il trittico Fragment Kit (Aftermath of the 20th July Plot) I, II, III. Su tele maestose, nella sala opposta, Ian Tweedy racconta tramite l’ausilio di frammenti, presumibilmente i detriti individuati dopo l’esplosione dell’attentato, la tragicità di un’epoca. Su sfondo scuro, e con qualche tocco di colore, egli dispone in maniera ordinata i relitti, nel tentativo di ricostruire in maniera personale i pochi pezzi di un puzzle per il quale è necessario ricorrere alla fantasia, come pure elencare ciò che di fatto resta dopo tanta audacia.

Intrecci di storie dominate dalla sua fantasia ritornano sulle pareti della Galleria Monitor, che per la terza volta ospita questo artista

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