Un futuro “Made in Italy”

L’Italia del futuro presenta al mondo le proprie eccellenze in campo scientifico e tecnologico

di Silvia Cresci

fonte immagine: esteri.it

fonte immagine: esteri.it

Promossa dal Ministero degli Affari Esteri e partita da Tokyo nel mese di aprile, la mostra itinerante l’Italia del futuro, dopo aver fatto tappa nelle scorse settimane nella città di San Francisco, staziona in questi giorni a Los Angeles, presso l’Istituto Italiano di Cultura.

Visitabile fino al prossimo 1 ottobre, quando ci si preparerà per un nuovo trasferimento, in direzione Budapest, l’Italia del futuro è un’esposizione che apre gli occhi di tutto il mondo sull’importanza della ricerca scientifica e tecnologica portata avanti nel nostro Paese.

Sono coinvolti diversi rami della scienza, dalla fisica alla medicina, dalla robotica alle tecnologie applicate ai beni culturali.  Accanto a grandi realtà nazionali, quali il Politecnico di Milano o l’Istituto Nazionale di tecnologia (IIT) figurano anche istituti più piccoli e forse meno noti, ma altrettanto attivi nel campo scientifico, come l’Istituto di Scienza e tecnologia dei materiali ceramici del CNR di Faenza, che ha ideato ad esempio un tipo di tessuto definito “a lavatrice zero” in quanto non ha bisogno di essere lavato ma si igienizza automaticamente se colpito dalla luce solare.

Fra le tante invenzioni presentate, il vero “ospite” d’eccezione di questa esposizione è però l’iCub, il robot umanoide open source messo a punto dall’IIT, la cui altezza corrisponde a quella di un bambino di tre anni, che non solo è perfettamente in grado di muoversi, ma sa persino ascoltare e vedere. L’iCub non ha ancora trovato la sua versione definitiva, ma continua ad essere implementato e il prossimo obiettivo è addirittura quello di dotarlo del senso del tatto. In mostra il piccolo iCub è in buona compagnia, affiancato dall’HyQ, robot quadrupede opera anch’esso dell’IIT, e da Dustcart e Octopus, elaborati invece dalla Scuola Superiore Sant’Anna.

Per passare dalla robotica al settore dei beni culturali, come non citare le applicazioni di Virtual Heritage volte ad estendere a quante più persone possibile la conoscenza di un patrimonio culturale immenso? Il progetto Etruscanning, che ha permesso la ricostruzione virtuale della tomba etrusca Regolini Galassi di Cerveteri ne è probabilmente uno degli esempio migliori. L’Italia, del resto, grazie al lavoro del CNR, rappresenta un’eccellenza in questo campo.

fonte immagine: instm.it

fonte immagine: instm.it

Se nella medicina sono i sistemi robotici di riabilitazione degli arti, come l’ArBot dell’Istituto Italiano di Tecnologia a far fare bella figura al nostro Paese, insieme agli impianti ossei dell’IIT, anche la fisica delle particelle ha una sua punta di diamante, che si individua nell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), le cui ricerche trovano applicazione in diversi campi, dalla datazione dei reperti archeologici alla cura dei tumori.

Infine, quando si parla di tecnologia, tra i veri punti di forza dell’Italia c’è sicuramente la cosiddetta “Vasca Navale” italiana, cioè l’INSEAN (Istituto Nazionale per Studi ed Esperienze di Architettura Navale del CNR, che presenta in mostra alcuni modelli di carene di motoscafi e di navi militari, utilizzati per prove di idrodinamica in vasca.

Italia del futuro

Los Angeles, Istituto Italiano di cultura

4 settembre – 1 ottobre 2013

 

Potrebbero interessarti anche...

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: