Il Regno Unito chiude all’immigrazione

Rimpatri più agevoli e limiti di accesso al Welfare: in arrivo pesanti riforme per gli immigrati del Regno Unito

di Sara Gullace

nigel-faragDopo i tagli al Welfare, nel Regno Unito è arrivato il momento di colpire l’immigrazione. L’exploit dell’UKIP alle ultime elezioni amministrative locali ha rilanciato il tema dell’immigrazione in Gran Bretagna. Anche se la coalizione ha tenuto a ribadire che l’Immigration Bill facesse già parte del pacchetto governativo da convalidare nei prossimi dodici mesi, è chiaro che i 147 seggi regionali recentemente conquistati dagli indipendentisti hanno pesato sulle nuove proposte governative.

Lo UK Independence Party è l’ala destra populista e da sempre euroscettica, nel Regno Unito. La sua ultima campagna elettorale è stata incentrata proprio sulle leggi anti-immigrazione. In epoca di crisi e scontento sociale ha guadagnato il 25% dei voti totali, affermandosi in Norfolk, Lincolnshire e Kent: il suo piano anti Europa, così, ha assunto pretese di realizzazione.

Il leader dell’UKIP, Nigel Farage, è stato chiaro a riguardo: “Hanno firmato per noi per l’unione politica con l’Europa, senza mai chiedere il nostro consenso. Per cui – ha continuato – il 75% delle nostre leggi le fanno da qualche altra parte. E la maggior parte di noi vuole che il nostro paese torni indietro. Noi vogliamo commerciare con l’Europa, essere amici con l’Europa, ma non essere regolati dalle istituzioni di Bruxelles”.

Già a Marzo, comunque, il Premier aveva annunciato un importante inversione di rotta sulla gestione dell’immigrazione britannica: misure restrittive su aiuti sociali, accesso agli alloggi e sistema sanitario. “Il Welfare britannico non sarà più un diritto automatico, ma un raggiungimento da conquistare” aveva detto Cameron.

Davanti a queste prospettive, gli stranieri nel Regno avevano avuto pareri discordanti: tra solidarietà, necessità personali e timore di subire una rivalsa xenofoba da parte dei britannici, le posizioni erano contrastanti. Qualcuno appoggiava nettamente il governo: “Se lavori per un’azienda allora ok, dovresti beneficiare di alcune facilitazioni. Altrimenti sì, direi che Cameron ha ragione”. Elsa Rodrigues beneficia degli aiuti di Stato e la pensa diversamente: “Io ho un sussidio di disoccupazione e se applicano dei tagli per me sarà un problema: in questo momento l’unica che lavora è mia figlia”. Kenneth Driver, figlio di un britannico e di un’immigrata greca, era d’accordo con la posizione del governo. “Non vogliamo che arrivi altra gente qui, che passino davanti agli inglesi che sono rimasti nelle liste per l’assegnazione delle case popolari per quattro o cinque anni”.

A presentare il piano tagli all’immigrazione è stata Her Majesty in persona, che in occasione del tradizionale discorso di apertura del parlamento del Regno dello scorso 8 Maggio, si è così espressa rispetto alle linee guida dell’esecutivo: “Il mio governo punta a riformare la legge sull’immigrazione – ha sottolineato la Reginaper permettere l’accesso nel Paese a chi intende contribuire e scoraggiare chi non intende farlo“.

Il piano Immigrazione si focalizza principalmente su due aspetti: limitare l’accesso ai servizi sociali da parte degli immigrati e facilitarne il rimpatrio. Innanzitutto, in caso di reato, il processo avverrà nel Paese d’origine (non si caricherà più sulle spese delle amministrazioni locali).

Usufruire del servizio sanitario non sarà più possibile, a meno che non si sia impiegati in modo stabile – sarà escluso l’accesso a quanti permangano a breve termine. Il sussidio di disoccupazione verrà ridotto a soli sei mesi, mentre agli “irregolari” non sarà permesso guidare nessun mezzo di trasporto.

Anche per chi graviti nell’orbita degli immigrati, ci saranno cambiamenti sostanziali: il lavoro nero che coinvolga persone non british sarà punito con multe più salate del normale; stesso discorso per gli affittuari ad inquilini che non abbiano i documenti in regola. Anche per i parenti in visita la vita sarà più dura: si parla di un contributo di “mantenimento temporaneo”, che possono elargire loro stessi o i governi dei Paesi di provenienza. Se approvate, le nuove norme saranno valide per tutto il Regno.

La politica anti immigrazione si inserisce in un quadro più ampio di restrizioni che hanno colpito, e colpiranno, i cittadini del Regno: ma è davvero questa la chiava per risollevarsi dalla crisi?

Non secondo i laburisti, per cui il nuovo piano dell’esecutivo è fumo negli occhi.  La portavoce di Ed Miliband si è così espressa: “L’immigration Bill non va al cuore dei problemi reali del Regno Unito. Sulla gestione dell’immigrazione – ha affermato – crediamo sia meglio combattere lo sfruttamento dei lavoratori stranieri a basso salario che ha comportato, nel corso degli anni, un abbassamento delle paghe generali“. Questo tipo di sfruttamento, è stato un vero e proprio marchio made in british.

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