“Come tu mi vuoi”, Pirandello in scena a Roma

In scena alla Sala Umberto una straordinaria Lucrezia Lante Della Rovere alla ricerca di un’identità perduta 

di Alessia Carlozzo (@acarlozzo)

Come tu mi vuoi” riassume perfettamente uno dei capisaldi pirandelliani circa la ricerca dell’identità e la necessità più o meno recondita di utilizzare delle maschere di fronte alle situazioni più svariate.

cometumivuoiAutore della pièce teatrale, Luigi Pirandello ci regala questa figura emblematica dell’Ignota femme fatale per necessità in quel di Berlino dove si apre la scena.

Contesa dallo scrittore Salter, presso cui vive, e la figlia di lui Mop, Elma affronta questa vita inconsistente a sorsi di champagne. Poi improvvisamente arriva la possibilità di abbandonare quest’esistenza per riempirsi di una nuova vita.

In lei un uomo, Boffi, riconosce Lucia la moglie, scomparsa ormai dieci anni fa, di un proprietario terriero Bruno Pieri. Affascinata da quest’uomo che non ha smesso di attendere il ritorno dell’amata, Cia come veniva affettuosamente chiamata dalla famiglia, si lascia convincere a (ri)tornare in Italia, suo paese di origine, con la speranza di potersi appropriare di una nuova identità e fuggire da Elma ormai priva di qualunque attrattiva.

Ma la verità è ben altra. Interessi economici che ruotano attorno alle terre e alla villa ristrutturata dal marito, insinuano in lei il dubbio che l’amore che aveva intravisto sia in realtà frutto di una necessità oggettiva nel riportare una qualunque Cia a casa.

Per lei il dubbio diventa così insostenibile. Si è fatta Cia per vivere quell’amore che le era stato promesso a Berlino, mentre ora non riesce più a comprendere la profondità o meno di questi sentimenti. Al marito ripete “Sono qua, sono tua; in me non c’è nulla, più nulla, di mio: fammi tu, come tu mi vuoi.”

Ma Bruno non riesce a comprendere la sua richiesta. Al contrario di quella casa, che ha ricostruito maceria dopo maceria, con quella donna non riesce a fare altrettanto. Non scava in profondità per ridarle una nuova identità, quello che lei ha sempre e solo desiderato, ma al contrario continua a preferire una ricerca smodata di fatti pronti a dimostrare al mondo e, forse anche a se stesso, che lei è davvero la sua Cia. Una Cia che non esiste più.

“Io sì, sono Cia, non quella che fu, quella che sono io oggi, domani … Essere? Essere è niente! Essere è farsi.”

Lo ripete senza sosta Cia. Lo ripete a Bruno, alla famiglia che l’accetta e l’accoglie a braccia aperte, agli zii, alla sorella Ines e anche allo stesso Salter giunto fin lì per vendicarsi, portando con sé una demente ritrovata a Vienna e che secondo lui,altri non è che la vera donna di cui tutti invocano il nome.

Cia rovescia le carte in tavola e, come a vendicarsi del dubbio che la perseguita e dello stesso Bruno, contribuisce a insinuare il dubbio che lei non sia davvero quello che tutti credono, che quella donna ormai irriconoscibile sulla sedia a rotelle è la vera proprietaria di quell’identità tanto desiderata.

Sconvolge gli schemi dimostrando abilmente che anche di fronte a prove oggettive ognuno crede quello che desidera credere. Per tutti loro è lei Cia, anche di fronte ai continui tentativi di lei per far vacillare questa certezza.

Come tu mi vuoi” in scena alla Sala Umberto fino al 17 febbraio, in questo libero adattamento di Masolino D’Amico per la regia di Francesco Zecca è uno splendido atto di ammirazione nei confronti di Pirandello.

Una messa in scena superba e affascinante che gioca sapientemente su più livelli, anche e soprattutto scenografici. Su tutti una menzione necessaria a quel dipinto animato, da cui scaturisce il passato e il presente di Cia, in cui si cerca di ritrovare quella somiglianza, quegli occhi e quella speranza.

Ma lei forse non è altro che “…un corpo senza nome in attesa che qualcuno se lo prenda”. Noi siamo questo, viviamo in attesa che qualcuno riempi letteralmente con i suoi ricordi, i suoi sentimenti e le sue aspettative il nostro essere.

Corpo perfetto di questa nuova Cia è Lucrezia Lante Della Rovere, un’Ignota dolorosamente intensa e appassionata. Un’interpretazione drammatica che cattura fin dai primi passi su quel palco berlinese, che convince e ti trascina con sé fino in fondo a questa spasmodica ricerca del proprio io, della propria identità sofferta e forse mai ritrovata. Una Cia che ti entra dentro e per la quale non puoi far altro che parteggiare, anche di fronte ai dubbi e alle verità oggettive. Perché siamo in fondo tutti alla ricerca di un’identità in cui finalmente sentirci realizzati e accettati.

“Come tu mi vuoi.” Cosa siete voi? Siamo solo tutti dei personaggi.

“Come tu mi vuoi” con Lucrezia Lante Della Rovere

Roma, Sala Umberto

fino al 17 febbraio

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