L’importanza del territorio: intervista a Pino Pelillo

Abbiamo contattato il candidato della lista Sinistra civica ecologista per chiedergli quale futuro vede nel Municipio VIII.

Roma arriva da 5 anni di un’amministrazione contraddistinta in particolare da molti cambi in corsa, sia per quanto riguarda la giunta comunale che quelle municipali. Ne è un esempio l’elezione di Amedeo Ciaccheri nel 2018 con l’uscita del M5s. Quali sono gli obiettivi che si prefigge con la sua candidatura nell’VIII Municipio come consigliere?

La capitale nel suo complesso sta vivendo un momento veramente difficile sotto tanti punti di vista, è mancato un progetto globale di riassetto di un sistema Roma che purtroppo non funziona come dovrebbe, ma la cosa secondo me più importante è superare le inutili polemiche, che saranno gli elettori con il loro voto a dirimere, dunque, cercare non solo di mettere mano alle cose che non vanno ma finalmente fare le cose che veramente servono.

Nel mio lavoro, sono un autoferrotranviere, nella mia attività sindacale e soprattutto dal 2015 ad oggi nel mio impegno nel sociale con una mia APS e con un’altra ONLUS di Ferrovieri, ho da sempre portato avanti un principio: nel rispetto delle regole quello di pensare fuori dagli schemi, quello di ascoltare, confrontarsi mettersi in gioco e mediare, perché partire da posizioni intransigenti non porta mai a nulla. 

Un’amministrazione municipale, in tutti i suoi limiti, ha il dovere di gestire ma soprattutto di attuare una politica di prossimità che sia vicino alle persone alle esigenze della comunità, che sia aiuto, scudo e supporto ai singoli, alle famiglie ai più piccoli e tanto più ai più fragili. 

Per mia deformazione lavorativa temi a me cari sono i trasporti, la mobilità e il lavoro; per mia “dedizione” temi importanti che debbono essere al centro dell’agenda politico amministrativa sono la disabilità, l’inclusione, l’ambiente sociale e la scuola. 

Se dovessi indicare un obiettivo dovrei dire assolutamente quello del fare, perché il nostro municipio ha bisogno di questo se vuole essere quell’esempio “virtuoso” di amministrazione e comunità iniziato tre anni fa.

Perché è così importante che in una città “dispersiva” come Roma il modello dei “minisindaci” funzioni, considerando anche che numerosi Municipi abbracciano aree della città con quartieri a volte completamente diversi gli uni dagli altri?

Questo è un argomento, che da sempre abbraccio e che conosco molto bene, anche per la mia esperienza ventennale nel trasporto pubblico di Roma, mi ha dato una foto della città nella città. Il presupposto di un decentramento di competenze e gestione è secondo me un qualcosa di fondamentale se si vuole far ripartire la città. 

Quando penso alla nostra Roma, penso ad un sistema con al suo interno un insieme di altri sottosistemi che ne ingloba altri ancora; Roma ha una popolazione media residente ridistribuita secondo quadranti, municipi e quartieri molto variabile, con una superficie cittadina molto più grande di tutte le principali città italiane, con immense aree verdi e grandi alberature.

Ma Roma è anche una realtà diversificata e dispersiva anche negli stessi Municipi, quartieri con esigenze dinamiche e necessità completamente diversi lo vediamo anche nel nostro territorio.

Il nostro Municipio passa da un’urbanistica storica, popolare e residenziale nel raggio di poche centinaia di metri, con conseguenze non solo per le necessita primarie dei cittadini con servizi territoriali da garantire, ma anche sotto l’aspetto del trasporto, della viabilità, delle diverse attività commerciali, dei bisogni sociali e scolastici dei residenti.

Tanto più abbiamo sempre nel nostro territorio realtà importanti quali poli universitari, amministrativi e commerciali che possono essere di traino per richiamare imprese attività e risorse nel nostro municipio.

Problema centrale per affrontare questa situazione è come ho detto il decentramento amministrativo e l’aumento delle autonomie gestionali delle amministrazioni locali, al fine di realizzare gli interventi necessari e non  perdere l’occasione di spendere i fondi che ci sono perché bloccati per titoli di spesa.

Ovviamente questa è una partita non solo amministrativa ma soprattutto politica comunale e centrale alla quale la nostra realtà locale, collegandosi alle spinte già presenti da più parti non potrà che fare e dire la sua, tanto più nella linea politica nella quale mi presento.

Su Facebook, Andrea Catarci, Presidente dell’VIII Municipio dal 2006 al 2016 all’interno di coalizioni di centro-sinistra, ha detto che “la tua energia è preziosa per il territorio”. Come si sente di rispondere a questo attestato di stima da parte di una personalità che per molto tempo ha guidato questa porzione di città?

Debbo dire che la mia candidatura non nasce da una mia iniziativa, bensì da una idea dell’assessore alla Scuola e Cultura, Francesca Vetrugno, e dal Presidente Amedeo Ciaccheri, la prima anch,essa candidata al Municipio, il secondo nuovamente alla presidenza. Questa proposta nasce non solo per la stima reciproca che in questa consigliatura si è concretizzata in varie iniziative e progetti, ma soprattutto per coinvolgere energie, prospettive ed idee nuove in un progetto politico, amministrativo e sociale iniziato tre anni fa, del quale lo stesso Andrea Catarci è promotore, e che dobbiamo far si che possa continuare nei prossimi cinque anni. Ho accettato questa sfida proprio per poter portare la mia esperienza personale, lavorativa, sindacale; i miei obbiettivi, la mia prospettiva, in quella che sarà la mia bussola politica, è pensare, rimanendo nelle regole, fuori dagli schemi. 

Una tale affermazione potrebbe far storcere il naso a qualcuno, o potrebbe farmi sembrare più penta stellato che di sinistra, però non è cosi, semplicemente perché credo in un progetto aggregativo come questo in cui realtà alternative ma vive nel tessuto sociale del territorio possano fare la differenza in un orientamento politico che è di sinistra, una sinistra onesta e, passatemi il termine, gentile ma del fare; una sinistra moderna e fedele a sé stessa, oltre certi schemi, perché solo insieme si può fare e solo una tale spinta potrà rendere questo nostro territorio, nostra città, un posto più giusto oltre ogni faziosità politica perché lo meritano proprio i principali attori di questa tornata elettorale: i Cittadini di Roma.

Andrea Catarci, che stimo ed ammiro per la sua indomita fede nei confronti di una tale sinistra e di un tale progetto, conoscendomi, nelle sue parole ha voluto sottolineare un motto che ormai da anni mi contraddistingue in ogni mia attività: non bisogna arrendersi mai! Proprio di questo spirito ha bisogno la nostra amministrazione perché di lavoro ce ne sta ancora tanto.

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