Il cielo dentro di noi

A Roma diritti umani senza tabù nel nuovo libro di Roberto Fantini

di Francesca Britti

fonte immagine: lettera69.it

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Antisemitismo, pena di morte, campi di concentramento cinesi, desaparecidos argentini, genocidio rwandese. Questi alcuni temi del nuovo libro, Il cielo dentro di noi, di Roberto Fantini, professore di storia e filosofia e attivista del gruppo romano 159 di Amnesty International, a cui andrà il 50% dei ricavi delle vendite.

A coordinare l’incontro Marisa Giampietro, attivista come Fantini di Amnesty, che presenta il libro partendo dall’importanza del titolo. Un titolo che rivela un’influenza kantiana e la celebre frase “il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me“.

Ma non solo. La scelta è dovuta anche ad una considerazione che parte dal precedente libro dell’autore, La morte spiegata ai miei figli. Troppo funereo per destare quella curiosità che spinge un ipotetico lettore a comprare un libro. Così questa volta Fantini, su consiglio di alcuni editori, ha cercato un titolo più accattivante. E c’è riuscito.

Il fulcro del libro, con struttura dialogica, è raccontare i diritti umani oggi, come sottolineato dal sottotitolo, Conversazione sui diritti umani, che “non stanno scritti nelle stelle ma dipendono da noi, non si trovano per fatalità ma li crea l’uomo. Al di là se si è spirituali o materialisti sono convinto che nell’interiorità di ognuno di noi ci sono tesori inesplorati che meritano di essere fatti emergere“, ha affermato l’autore.

Un’interiorità che Fantini è riuscito a tirar fuori dai testimoni, protagonisti dei suoi racconti nel libro. Da Lorenza Mazzetti a cui è dedicato il capitolo Le radici dell’antisemitismoche “sputa” i suoi dolorosi ricordi su l’eccidio delle SS di cui è superstite (da cui è stato tratto il film Il cielo cade, titolo omonimo del libro della Mazzetti) a La tragedia dei desaparecidos argentini con l’intervista a Enrico Calamai, brillante diplomatico dimenticato dal mondo della politica e dei media per il suo essere “un cane sciolto”, “l’antitesi di quello che è la nostra classe politica“. Una figura scomodache ha saputo decidere da che parte stare” nella lotta di difesa per i desaparecidos argentini e lasciato solo dal mondo della finanza, della Chiesa e della politica, consapevoli e colpevoli di quell’abominio.

Sfogliando le pagine del libro si incontra, poi, la storia di Yolande Mukagasana, una donna “dalla rara ricchezza interiore che è riuscita a liberarsi del senso di vendetta e di risentimento” provocati dal genocidio ruandese. Mostruosità prodotte dal colonialismo e di cui ancora oggi si riscontrano le drammatiche conseguenze.

Non poteva mancare la pena di morte tra i temi caldi trattati. La “voce” è di Giuseppe Lodoli, attivista di Amnesty International e presidente del Comitato Paul Rougeau, che si interessa di curare i bisogni affettivi, legali, materiali dei condannati a morte. Argomento che rimanda a quello, meno tragico ma comunque drammatico, delle carceri italiane, sovraffollate e a rischio. A descrivere la situazione è Patrizio Gonnella in Per un carcere trasparente.

A chiudere il cerchio La tortura, Cinquant’anni di Amnesty International, Armi e disarmo, Religioni e diritti umani, La grande muraglia dell’oppressione e del silenzio.

Il libro, con il patrocinio di Amnesty International, è edito da Graphe.it edizioni.

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