Cambiare verso (ma occhio alla retromarcia)

Faremo, daremo, ridurremo: i futuri già visti di Matteo Renzi. Il gioco delle tre carte e il cambiamento di verso (sì, ma all’indietro)

di Moreno Scorpioni

«Faremo la nuova legge elettorale.»
«Daremo agli italiani più soldi in busta paga.»
«Ridurremo il cuneo fiscale»

Cambiare verso (ma occhio alla retromarcia)

Che il problema del neo premier Matteo Renzi sia di natura puramente linguistica?

Le promesse ci sono, i titoli sono buoni e dovrebbero rendere il programma di governo appetibile ai più. Allora perché è arrivata la gelata da Bruxelles? Faremo, daremo, ridurremo: il problema probabilmente sta in questo, il tempo verbale che indica un futuro migliore millantato ormai da chiunque, negli anni, e mai arrivato. Un futuro che somiglia più a un déjà vu a cui nessuno, ormai, è pronto a dar credito, dall’opinione pubblica all’Europa.

Già, l’Europa, che ha dato una bella gelata al cambiamento di verso dell’ex sindaco di Firenze, tanto che la prima sortita del neo premier a Bruxelles è stata funestata da due donne: la portavoce del commissario europeo agli affari regionali, che ha reso noto al presidente del Consiglio italiano che i fondi destinati dalla UE all’Italia per il finanziamento delle regioni economicamente depresse non potranno essere utilizzati per ridurre il cuneo fiscale o per finalità diverse da quelle originariamente previste. E Angela Merkel, dalla lapidaria metafora calcistica su Gomez, che da una squadra tedesca è passato proprio alla Fiorentina: «È un giocatore molto bravo, ma atleticamente fragile; bisogna stare molto attenti alla sua fragilità».

«Ha ragione la Merkel» ha controbattuto Renzi «io non me ne ero accorto!» quello di cui però non si è accorto Matteo è che la Merkel, sibillina, non si riferiva poi tanto al calciatore. Ma si sa, son donne, e oltre le gambe c’è di più, cantavano Sabrina Salerno e Jo Squillo a Sanremo ’91 mentre proprio l’8 marzo il premier ha incassato un duro un colpo sulla parità di genere non garantita dalla nuova legge elettorale, mettendo insieme ben 90 deputate di qualsiasi schieramento, dal presidente della Camera Laura Boldrini alla variegata fauna di colombe e pitonesse di Forza Italia.

Ma com’è possibile sia sfuggita una cosa del genere a Matteo Renzi? Proprio lui che si è riparato sotto al vessillo della parità proponendo un governo snello fatto di otto ministri donne e otto ministri uomo perché “la parità è questo”? Forse aver dimenticato le pari opportunità per strada, nel processo di snellimento, ha provocato questa piccolissima svista.

O più semplicemente gli italiani e chi guarda all’Italia si è stancato del gioco delle tre carte. Tant’è che se si fa il vaglio delle notizie che arrivano e che riguardano in gran parte l’economia, si rimarrà quanto meno interdetti nello scoprire che gli interventi fattibili previsti dal nuovo piano di governo non sono né più né meno quelli previsti e già in parte attuati e contabilizzati da Enrico Letta.

Si dirà: “Com’è possibile?”. Come non è possibile che non sia così, visto e considerato che mentre si perdeva tempo in staffette e gelidi scambi di campanelle, le alleanze rimanevano invariate.

E dunque via, la legge elettorale Alfano-Berlusconi troverà seri ostacoli in Senato, per non parlare di quel mistero buffo secondo cui un senatore dovrebbe votare sì all’abolizione dell’istituzione per cui lavora. Fosse però solo quello il problema si potrebbe chiudere un occhio, ma come non affrontare la questione del cuneo fiscale, già presente nella legge di stabilità approvata dal Parlameto che prevede una riduzione di tre miliardi per il 2014 e di dieci miliardi per il 2015 con una copertura proveniente dalla “spending review”?

O il pagamento dei debiti dalla pubblica amministrazione alle imprese, in realtà già contabilizzato e i cui fondi sono stati stanziati nella quota di 20 miliardi da erogare entro quest’anno attingendo all’ormai tornata alla ribalta Cassa depositi e prestiti?

In fin dei conti però bisogna dar ragione a Matteo Renzi, un cambiamento di verso c’è stato, una bella marcia indietro in un vicolo cieco. Occhio però: questa volta, passato più d’un “ventennio”, potremmo essercene accorti.

(fonte immagine: http://www.huffingtonpost.it/)

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