I social media aiutano a capire la sintomatologia del Covid-19

Un ricercatore statunitense sta analizzando i dati dei social media per documentare le esperienze dei cosiddetti “long-haulers”, ossia coloro che sono risultati positivi al Covid-19 e che ancora oggi, a mesi di distanza, stanno combattendo col virus

Gli esperti conoscono poco circa il corso clinico del nuovo Coronavirus. Durante i primi giorni della pandemia, i medici non credevano che i sintomi potessero durare oltre le due o tre settimane. I pazienti tendevano a guarire presto o morire per l’infezione. Alla fine di luglio, i Centro di Prevenzione e Controllo delle Malattie statunitensi hanno pubblicato un report dove si riconosce che in un terzo dei pazienti il COVID-19 porterebbe a una malattia prolungata. Il numero include anche giovani adulti senza patologie preesistenti.

Juan Banda, professore di informatica alla Georgia State University, ha raccolto uno dei più vasti set di dati disponibili al mondo relativi al Covid-19. Il database consta di più di 602 milioni di post su Twitter. Allo studio stanno collaborando i ricercatori della Oxford University e della Harvard Medical School. Banda ha utilizzato i dati per identificare i sintomi comuni condivisi da malati di Covid-19 a lungo termine, alcuni dei quali sono guariti dopo mesi. Tale lavoro è importante poiché i resoconti clinici relativi ai sintomi a lungo termine del coronavirus non sono accessibili al pubblico.

I dati clinici non sono facilmente reperibili, e non sempre catturano dettagliatamente l’andamento del paziente”, ha spiegato Banda. “Tuttavia, questi pazienti stanno condividendo le loro esperienze sui social media. In questo modo, ci permettono di studiare la progressione della malattia in base alle loro testimonianze di prima mano”.

I ricercatori hanno analizzato i tweet che sono stati pubblicati da maggio – più di 60 giorni dopo l’inizio della pandemia – fino a luglio. I 10 sintomi più menzionati sono malessere e stanchezza, respiro affannoso, tachicardia o palpitazioni, dolori al petto, insonnia o disturbi de sonno, tosse, mal di testa e dolore alle articolazioni o febbre.

Alcuni degli impatti più gravi sulla salute riportati dagli utenti di Twitter sono stati insufficienza respiratoria acuta e lesioni acute agli organi. Tra questi, danni renali nel 30% dei pazienti e danni al muscolo cardiaco nel 20-30%. Di conseguenza, i “long-haulers” potrebbero sviluppare malattie croniche, ad esempio ai reni, scompensi cardiaci e malattie polmonari ostruttive croniche.

I dati sono disponibili al pubblico come risorsa per la comunità di ricerca globale.

Banda e i suoi colleghi hanno infatti scelto di rendere pubblico lo studio preliminare attraverso il sito medRxiv, per sostenere il desiderio globale di sapere di più circa le manifestazioni cliniche del Coronavirus. “I ricercatori possono impiegare i dati dei social media, nello specifico da Twitter, per condurre studi a lungo termine sui sintomi auto-dichiarati”, ha spiegato Banda.

Lo studio fa parte di un progetto di ricerca più grande per raccogliere e tracciare gli scambi sui social media relativi al Covid-19. Il team di Banda ha cominciato a selezionare i tweet dedicati al coronavirus il 10 marzo e ha continuato a raccogliere circa 4,5 milioni di messaggi ogni giorno. Banda ha anche utilizzato il set di dati per indagare sulla diffusione della disinformazione circa la malattia in diverse aree geografiche.

Siamo stati contattati da alcuni scienziati che stanno eseguendo studi su teorie cospirative, visioni e sentimenti circa i dispositivi di protezione individuale e gli effetti della quarantena sulla società” ha affermato Banda. “Grazie ai nostri dati, altri gruppi ed esperti stanno analizzando una vasta gamma di argomenti”.

 

Traduzione di Chiara Romano da medicalexpress.com

Immagine di copertina via twitter.com/GeorgiaStateU

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