Donald Trump: è impeachment

Per la terza volta nella storia degli Stati Uniti un presidente viene messo sotto impeachment. Ma Trump potrebbe essere salvato dal Senato, a maggioranza repubblicana

Non ci ha dato altra scelta“. Così ieri Nancy Pelosi, speaker della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, aveva iniziato la lunga giornata americana, conclusasi con la messa in stato di accusa di Donald Trump.

L’impeachment per l’inquilino della Casa Bianca è arrivato sia nella prima votazione, incentrata sull’abuso di potere per le pressioni del tycoon su Kiev per aprire indagini contro Joe Biden, candidato dei democratici nella corsa alla presidenza (230 voti a favore, 197 contrari), sia per il secondo capo d’accusa, vale a dire l’ostruzionismo dello stesso Trump nei confronti del Congresso per aver bloccato testimoni e documenti (229 voti a favore, 198 contrari).

Il presidente statunitense ha subito rimandato al mittente entrambi i capi di imputazione, parlando di “suicidio dei democratici“, dell’intenzione di “voler annullare le elezioni“, sottolineando che – come già accaduto per Clinton nel 1998 e Andrew Johnson nel 1868 (Nixon nel 1974 si dimise prima del voto) – “il Senato mi assolverà“.

Sarà dunque il Senato a decidere le sorti di Donald Trump: se meno dei due terzi voterà a favore dell’impeachment il presidente rimarrà al suo posto. Ma la sfida tra il tycoon e i democratici sarà lunga e tortuosa.

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