Un disco per quest’epoca di irragionevolezza: tornano i Bad Religion

La storica band di Los Angeles torna sulla scena: con Age Of Unreason il punk non è mai stato così spudoramente serio e impegnato

Fonte immagine via Twitter

Ricordarsi dell’immensità del punk.

Questo è l’effetto che ha su di me leggere o ascoltare qualcosa di Greg Graffin, cofondatore dei Bad Religion e professore universitario. Il punk non è (o non è stato) solo nichilismo, cazzeggio e autodistruzione, ma una lente per capire e saper interpretare la società contemporanea.

Ultimamente sono stato accusato, da amici o conoscenti, di aver tradito lo spirito punk che mi porto dietro da una ventina d’anni. Questo perché ho dato spazio nei miei articoli ad artisti come Coez, Pinguini Tattici Nucleari o The Struts. Sono convinto che sia sano e utile alla crescita della propria cultura, musicale in questo caso, aprire gli orizzonti senza rimanere per forza ancorati alla propria safety zone. È pur vero che, effettivamente, è molto tempo che non scrivo di questo genere dando invece più spazio a sonorità pop e artisti mainstream. Non per questo sento di aver tradito la mia fede nel punk rock.

Prendete Graffin: 53 anni, 39 dei quali nei Bad Religion; 17 album con la sua band e 2 da solista; una carriera da biologo evoluzionista e una cattedra universitaria in storia delle scienza. Insomma il punk va ben oltre quel frastuono più atroce (per dirla alla Lester Bangs), è energia pura che va però canalizzata, indirizzata e trasformata in qualcosa di positivo.

Quando si parla di punk sembra quasi obbligatorio infilare nel discorso Sid Vicious o Johnny Thunders oppure criticare la deriva negativa – troppo commerciale – che hanno apportato a questo genere artisti come i Green Day o i Blink 182. Si dimentica invece l’importanza e l’apporto alla cultura che hanno offerto nel corso della loro carriera artisti come Graffin o Dexter Holland, leader degli Offpring anche lui prestato alla scienza (nel 2017 ha conseguito il dottorato di ricerca in biologia molecolare alla Southern California).

Sicuramente non è un disco facile e talvolta il sound può risultare un po’ troppo morbido (ne è un’esempio Lose Your Head) ma è comunque un disco che merita una buona posizione in un’ipotetica classifica “i migliori dischi punk di sempre”.

Per tornare alla musica, Age Of Unreason è il diciassettesimo album in studio dei Bad Religion: 14 brani in 33 minuti e 26 secondi che da una parte trasudano una perfetta composizione punk, quasi da manuale sia nelle sonorità sia nella struttura musicale, dall’altra – nei testi – lasciano emergere un lato per così dire “accademico” e pedagogico atipico sia per il genere che per le stesso gruppo. I Bad Religion hanno definito questo lavoro come un “disco Illuminista” e già solo questa dichiarazione potrebbe mettere una certa distanza tra la band e quegli ascoltatori che vogliono canzoni rapide, rumorose e immediate.

Ci vuole infatti passione, coraggio e dedizione per continuare a lavorare su questo genere nel 2019 e trovare uno spazio nella vacuità del pop di quest’anno. E per fare uscire un disco così in un periodo più che sfigato perché, diciamocelo, a maggio il mercato si prepara a consolidare tormentoni estivi e a capire come riorientare il mercato delle vendite natalizie.

In sintesi Age Of Unreason è un album che non ha nulla di speciale eppure è un album necessario oggi sia per tenere alta la bandiera di questo genere musicale, sia per continuare a tendere la mano a tutti i fan dei Bad Religion e del punk in generale che possono trovare in questa musica spunti di riflessione (e fidatevi in queste tracce ce ne sono davvero tanti), ispirazioni emotive, impegno politico e sociale.

Damiano Sabuzi Giuliani

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