La California condanna la pena di morte

Il neo governatore Newsom impone una moratoria che si aggiunge a quelle di Pennsylvania, Oregon e Colorado. Nello stato di Washington la pena capitale è già incostituzionale
pena di morte

Fonte immagine: Angelusnews.com

Che gli Stati Uniti stiano transitando verso l’abolizione della pena di morte? Non esattamente, eppure, qualcosa si muove. La crescita di progressismo nell’opinione pubblica statunitense e la pressione sociale dei partner occidentali insieme alle posizioni di denuncia da parte di realtà come Nazioni Unite e Amnesty International sembrano spingere verso una riflessione sempre più profonda e sfaccettata di questa condanna anacronistica e retrograda. La pena di morte, lo ricordiamo, è attualmente riconosciuta o praticata in oltre 56 paesi sparsi tra Stati Uniti, Africa, Medio Oriente e gran parte dell’Asia.

La scorsa settimana il neo governatore della California, Gavin Cristopher Newsom, ha proclamato la sospensione delle pene capitali per tutto il periodo del proprio mandato, che scadrà nel 2023: “La pena capitale non coincide con i valori della California – ha motivato la decisione – un Paese civilizzato non può condannare a morte i propri cittadini in modo premeditato e discriminante”. La discriminazione, infatti, è un elemento chiave delle tesi oppositive alla pena di morte negli Stati Uniti.

Lo stesso Newsom nell’argomentare la posizione della propria amministrazione ha sottolineato come il regime di pena capitale sia rivelato “fallimentare sotto tutti i punti di vista: ha discriminato gli imputati con malattie mentali, i neri e le minoranze più povere che non possono permettersi la rappresentanza legale. Senza contare che ha sprecato miliardi di denaro dei contribuenti”. Ed anche una riflessione sul valore di deterrente e la capacità di sicurezza pubblica, dati alla mano, non individua nella pena di morte un valore aggiunto.

Prima della California, Oregon, Pennsylvania e Colorado avevano già applicato moratorie simili mentre lo scorso novembre lo Stato di Washington l’ha dichiarata incostituzionale, abolendola. Anche in questo caso, la Corte Suprema aveva motivato la risoluzione sostenendo l’arbitrarietà e la discriminazione, soprattutto razziale, con cui venivano decise le condanne.

Per quanto riguarda la California, ci sarebbe da sottolineare come lo Stato sia sempre stato incostante nel riconoscimento e nell’applicazione: abolita nel 1972, è stata ripristinata come ordinaria nel 1976 e da quel momento ci sono state 900 condanne ma “solamente” 13 esecuzioni. Attualmente il Golden State conta il più alto numero di detenuti nel braccio della morte, 737 – eppure non applica la pena dal 2006.

Gavin Newsom, pena di morte

Il neogovernatore californiano Gavin Newsom. Fonte immagine: Cnbc.com

Gavin Newsom, 52enne nativo di San Francisco (dove si è affacciato alla politica e di cui è stato 2 volte sindaco), ha appoggiato campagne progressiste come quella per la legalizzazione della marijuana nel 2016 ed ha fatto dell’abolizione della pena di morte un punto chiave della sua campagna elettorale.

La decisione di Newsom, comunque, non può avere effetto definitivo ed il governatore non può ordinarne l’abolizione – che dovrebbe essere regolamentata da specifico voto, alle prossime elezioni del 2020. Questo significa che durante il suo mandato non potranno esserci commutazioni di pena. Del resto, in tempi molto recenti la California ha già avuto l’opportunità di contribuire a cambiare la storia degli Stati Uniti in materia: nel 2012 e nel 2016, però, i referendum non hanno visto la luce del “si” per l’abrogazione fermandosi al 47% e 48% dell’approvazione.

In generale, comunque, la situazione negli States è in miglioramento: negli ultimi 20 anni si registra un netto calo. Da 295 condanne capitali, nel 2017 si è passati fino a 39. In questo senso è il Texas lo Stato più sanguinario: è in cima alla lista con 10 esecuzioni nel 2018, tre in più dell’anno precedente e 560 nella sua storia. Seguono Virginia (113) ed Oklaoma (112). Attualmente ben 30 stati nordamericani riconoscono la pena capitale e 2738 sono i carcerati nel braccio della morte.

Sara Gullace

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