La protesta dei pastori sardi: trattative ancora in corso

Al tavolo di filiera convocato ieri a Roma, grandi assenti i gruppi industriali
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Una delle proteste dei pastori sardi (immagine via zamonaviy.Com)

Non c’è accordo: questo uno degli esiti più evidenti del tavolo di confronto che si è svolto ieri mattina a Roma fra Governo e pastori sardi. La trattativa, che ha messo faccia a faccia il Ministro delle politiche agricole, Gian Marco Centinaio, con i suoi tecnici, l’Assessore all’agricoltura della Regione Sardegna, Pierluigi Caria, e una rappresentanza dei pastori, non ha portato a un’intesa sul prezzo del latte.

All’offerta avanzata dal Governo – e approvata dal Commissario europeo per l’agricoltura, Phil Hogan – di innalzare il prezzo a 72 centesimi al litro, i pastori continuano a contrapporre un prezzo di 80 centesimi. Grandi assenti, i gruppi industriali della filiera: oltre al Consorzio di tutela del Pecorino (Fiore Sardo, Pecorino Romano, Pecorino Sardo) non si sono presentati alla riunione Federdistribuzione e Federalimentare. Presente invece Assolatte.

L’assenza, come preannunciato da una lettera inviata da trasformatori, industriali e cooperative al Ministro nei giorni precedenti, è dovuta alla mancata interruzione delle agitazioni da parte dei pastori, nonostante la “tregua” concordata all’indomani del Tavolo del latte riunito sabato scorso in Prefettura a Cagliari.

Stando alle dichiarazioni di Centinaio e dei pastori presenti, il punto del prezzo del latte non è stato affrontato e sarà nuovamente trattato in nuovo tavolo tecnico organizzato dal Prefetto di Sassari, che ha ricevuto nell’incontro di ieri l’incarico di Commissario della filiera del latto ovino, con poteri di monitoraggio e sorveglianza.

Pur non avendo trovato un accordo sul prezzo, a Roma sono stati fatti dei passi avanti che danno maggiore concretezza a quanto annunciato dal Governo nel tavolo della scorsa settimana a Cagliari: sarà emanato un decreto legge per affrontare le emergenze agricole attraverso i fondi a disposizione (circa 50 milioni di euro), sarà istituito un registro telematico per il latte ovino e saranno definite delle misure di monitoraggio per assicurare il rispetto delle quote. È stato ribadito, inoltre, l’impegno della grande distribuzione organizzata ad avviare una campagna straordinaria per il sostegno al pecorino sardo.

La protesta del latte ha avuto inizio intorno al 10 febbraio, quando molti pastori sardi hanno iniziato a gettare in strada il frutto del proprio lavoro e organizzare blocchi stradali per impedire la consegna dei prodotti lattiero caseari nei grandi centri di distribuzione. L’obiettivo è quello di portare all’attenzione dell’opinione pubblica, alla vigilia delle elezioni regionali in Sardegna, le difficili e insostenibili condizioni alle quali devono sottostare nella produzione del latte.

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(immagine via unisob.na.it/inchiostro)

Negli ultimi anni, infatti, complice un eccesso di produzione di pecorino romano, il prezzo al quale i pastori vendono il latte al litro è sceso vertiginosamente, attestandosi fra i 55 e i 60 centesimi. La protesta ha “contagiato” tutta l’isola: insieme ai pastori sardi si sono schierati i giovani studenti di alcune scuole di Cagliari che hanno manifestato in strada per la causa, tante comunità grandi e piccole della Sardegna, persino alcuni giocatori del Cagliari Calcio hanno simbolicamente gettato un bidone di latte per terra dopo aver ascoltato le istanze dei pastori. In alcuni paesi il latte è stato trasformato in formaggio da regalare o da condividere in feste di piazza comunitarie con tutti gli abitanti del paese.

La prima proposta arrivata da Roma prevedeva di aumentare il prezzo del latte a 70 centesimi; dopo un netto rifiuto da parte dei pastori, il tavolo delle trattative è stato spostato a Cagliari dove, dopo 8 ore di confronto, il 16 febbraio, è stato raggiunto un primo accordo che prevede l’innalzamento del prezzo del latte a 72 centesimi per febbraio, marzo e aprile, con l’intento di raggiungere, attraverso varie misure, 1 euro e più.

L’intervento di Governo e Regione prevede il ritiro di 60.000 tonnellate di produzione di pecorino romano per far aumentare il prezzo del formaggio e quindi del latte. Altre misure tecniche stabilite dal tavolo vanno dalla rappresentanza dei pastori all’interno dei consorzi agli accordi con il sistema bancario per la moratoria dei mutui, passando per l’impegno dei trasformatori della filiera a non vendere il pecorino romano a meno di 6 euro al chilo.

A questa proposta, un migliaio di pastori sardi riuniti in assemblea il 19 febbraio a Tramatza, in provincia di Oristano, ha aggiunto un documento di 12 punti che prevede di fissare immediatamente il prezzo del latte a 80 centesimi per arrivare, con una serie di griglie e di garanzie, a 1 euro alla fine della stagione. Fra le richieste, anche la creazione di strumenti per garantire una distribuzione più equa dei profitti all’interno della filiera dei prodotti lattiero caseari e l’azzeramento dei vertici del Consorzio di tutela del Pecorino Romano Dop, del Consorzio del Pecorino sardo e del Consorzio di tutela del Fiore Sardo.

Queste le posizioni dalle quali sono partite le trattative di ieri. Sono stati fatti passi avanti lì dove c’era una convergenza di richieste ma c’è ancora strada da fare per un accordo condiviso sul prezzo base di vendita del latte.

Francesca De Santis

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