Come nasce il vaccino – Seconda parte


Continua il viaggio nella storia della nascita del vaccino. In questa puntata, verrà illustrato il ruolo chiave nella diffusione dell’inoculazione in Europa, da parte di Lady Mary Wortley Montagu

L’attivismo della signora Montagu           

Una svolta venne impressa da lady Mary Wortley Montagu, moglie di quel Lord Montagu che fu ambasciatore inglese a Costantinopoli dal 1717 al 1719, e donna di grande prestigio e perseveranza. Aveva avuto modo di penetrare la cultura turca stando molto a contatto con le donne del posto. Arrivò addirittura a frequentare le signore dell’alta società che si riunivano nelle zenana. In una lettera del 1717 alla sua amica Sarah Chiswell racconta così la pratica dell’inoculazione:

Il vaiolo, così diffuso e così fatale da noi, qui è stato reso del tutto innocuo grazie all’invenzione dell’innesto (è il termine che usano). C’è un gruppo di donne anziane specializzate in questa operazione. Ogni autunno nel mese di settembre,quando il gran caldo è passato, le persone s’informano tra loro per vedere se qualcuno della famiglia ha intenzione di prendere il vaiolo. Organizzano delle riunioni a questo scopo e quando sono tutti assieme (di solito quindici o sedici persone), viene una vecchia con un guscio di noce pieno del pus del tipo di vaiolo più benigno e chiede che le si indichi quale vena deve aprire. La punge quindi con un grosso ago (che non fa più male di un comune graffio) e introduce nella vena tutto il veleno che può stare sulla punta di un ago; quindi lega la ferita assieme a un pezzetto di guscio vuoto. In questo modo apre quattro o cinque vene.

I Greci di solito, per superstizione, vogliono queste punture nel mezzo della fronte, sulle braccia e sul petto in modo da formare il segno della croce. Ma gli effetti di quest’uso sono assai negativi perché queste piccole ferite lasciano delle cicatrici. Così, quelli che non sono superstiziosi se le fanno fare sulle gambe o nella parte nascosta delle braccia. I bambini e i pazienti giovani continuano a giocare insieme per il resto della giornata e stanno perfettamente bene fino all’ottavo giorno. Poi viene loro la febbre e devono rimanere a letto due giorni, raramente tre. Di solito non hanno più di venti o trenta pustole in faccia, che non lasciano mai la cicatrice e nel giro di otto giorni stanno bene come prima. Nei punti delle incisioni ci sono delle piaghette che spurgano di continuo durante tutta la malattia e credo che questo giovi molto.

Ogni anno migliaia di persone si sottopongono all’operazione, e l’ambasciatore francese dice scherzando che qui la gente prende il vaiolo per passatempo, come in altri paesi si prendono le acque. Non si sa di nessuno che ne sia morto e puoi ben credere che ho piena fiducia nella riuscita di questo procedimento, dal momento che voglio provarlo anche sul mio caro figlioletto. Ho abbastanza spirito patriottico per volermi prendere la briga di portare in Inghilterra la moda di questa utile invenzione, e non mancherei certo di comunicare per iscritto tutti i particolari a qualcuno dei nostri dottori se ne conoscessi almeno uno abbastanza virtuoso da essere disposto ad annullare una fonte così considerevole di guadagno per il bene dell’umanità. Ma una malattia come questa è troppo lucrosa per loro, e tutto il loro risentimento si riverserebbe sull’intrepido che tentasse di porvi fine. Ma, chi sa, forse troverò il coraggio di mettermi in guerra contro di loro. Cogli quest’occasione per ammirare lo spirito eroico della tua amica…

Il 18 Marzo 1718 Lady Mary, senza aver messo a conoscenza di ciò il marito che in quel periodo era presso il Gran Visir di Sophia, fece variolare il figlioletto di sei anni nonostante la disapprovazione dell’ ambasciatore Chaplain che definiva la variolazione come una pratica anti-cristiana e che aveva successo solo tra gli infedeli.

Questa affermazione potrebbe avere una duplice spiegazione: da un lato c’era la credenza che gli infedeli fossero diversi dai cristiani non solo come fede ma anche come organismo e che quindi i rimedi di uno non funzionassero per gli altri; d’altra parte l’idea di dover applicare delle norme dettate dagli infedeli era inconcepibile e questo rinforzò la freddezza dell’occidente nei confronti di tale pratica.

La tenacia di Lady Mary era però incrollabile: ella stessa infatti dopo pochi mesi di matrimonio aveva sperimentato sulla sua pelle gli effetti tragici del vaiolo. Le cicatrici che le rimasero le deturparono il viso e la perdita delle ciglia diede al suo volto un aspetto severo e minaccioso.

Tuttavia a quel tempo, la figlioletta di un mese non venne inoculata poichè, come Lady Mary scrisse a suo marito, la loro nutrice non aveva avuto il vaiolo. Questo dimostra che la Montagu era già a conoscenza dell’infettività dell’inoculato.

Tuttavia la piccola venne inoculata tre anni dopo, quando un’epidemia mortale di vaiolo scoppiò a Londra nella primavera del 1721 mietendo vittime tra bambini e adulti. A quel punto, molti medici cambiarono idea sulla variolazione e l’inoculazione della figlia della Montagu divenne quasi un caso di studio.

Le idee pro-inoculazione di Lady Mary vennero aiutate anche dalle amicizie altolocate di cui godeva, come ad esempio quella con la Principessa di Galles, definita da Voltaireun filosofo al trono“. La coppia reale era fortemente favorevole alla variolazione al punto che incoraggiò alcuni esperimenti umani. Perciò, chiesero a sei detenuti della prigione di Newgate di offrirsi come cavie per inoculazioni per mano dei medici del re, con la promessa della libertà se fossero sopravvissuti. Fu così che nel Luglio del 1721, sei detenuti furono consegnati alla custodia del medico J.G. Steigherthal e del farmacista reale.

I detenuti (tre uomini e tre donne tra i 19 e i 36 anni) vennero inoculati il 9 agosto 1721 tutto sotto la supervisione di Sloane e Steigerthal e la testimonianza di 25 tra medici, chirurghi, farmacisti che in larga parte facevano parte del College of Physicians e della Royal Society. Cinque detenuti svilupparono un vaiolo lieve il 13 agosto, ed un altro no perchè aveva già contratto la malattia l’anno precedente. Vennero tutti rilasciati il 6 Settembre 1721. I giornali dell’epoca riportarono nel dettaglio questi esperimenti.

[fine parte 2]

Federica Albano e Gerardo Gatti

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