USA, la temperatura si alza


Nel passaggio di consegne da Obama a Trump l’approccio americano ai problemi ambientali ha subito una sterzata di 180 gradi. Quali sono le conseguenze per gli USA e per il mondo?
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Washington, USA: manifestanti della Marcia per la Scienza, organizzata in 500 città del mondo per protestare contro le politiche di Trump

Fake news, immigrazione, protezionismo economico, guerra, terrorismo: ci vorrebbe un lungo elenco di parole chiave per descrivere il primo anno della presidenza Trump, da “celebrare” in questo mese di gennaio.

Alcuni di questi termini, tuttavia, sono stati i primi ad essere cancellati dai dizionari della nuova Presidenza: “feto”, “transgender”, “vulnerabile”, “diritto”, “diversità”, “basato sui fatti”, “basato sulla scienza” e “cambiamento climatico”.

Da questo si può capire come la nuova amministrazione abbia problemi con la scienza – specialmente quando i fatti scientifici minano le sue basi politiche. Uno dei primi sintomi di questo modus operandi è stato lo smantellamento quasi immediato di diverse iniziative del governo nei settori ambientali, scientifici e della salute – che ha causato una delle prime e più significative proteste contro l’attuale inquilino della Casa Bianca.

Infine, il 1° giugno 2017, una delle promesse elettorali del presidente è stata soddisfatta: in un discorso classificato dalla comunità scientifica come pieno di errori, Donald Trump ha annunciato che gli Stati Uniti sarebbero usciti dall’Accordo di Parigi sul clima, diventando l’unica nazione al mondo a non aderire al documento.

La ragione, ha affermato il presidente, sarebbe la posizione svantaggiosa nella quale le regole dell’accordo mettono il paese. “Gli Stati Uniti si ritireranno dall’accordo di Parigi, ma avvieranno trattative per rientrarvi o per farne uno interamente nuovo che abbia i termini giusti per gli Stati Uniti, le aziende, i lavoratori e i contribuenti” – ha affermato il presidente statunitense.

Passo indietro (per chi?)

Considerare gli Stati Uniti “svantaggiati” nell’Accordo di Parigi significa ignorare il ruolo determinante del paese nei suoi negoziati – sopratutto riguardo temi chiave come le regole di finanziamento e lost and damage. Ci sono voluti anni di negoziati per fare in modo che le esigenze degli USA, il secondo più grande inquinatore del mondo e storicamente contrario agli accordi sul clima, potessero essere prese in considerazione.

La grande paura globale, dal momento che Trump ha promesso l’uscita dell’Accordo, era che questo atteggiamento motivasse altri grandi inquinatori a seguirne l’esempio – in analogia a quanto successo con il Protocollo di Kyoto, indebolito dopo che gli USA hanno rifiutato di ratificarlo sotto l’amministrazione di George W. Bush. Inoltre, con l’uscita degli Stati Uniti, l’intera comunità internazionale dovrà aumentare gli sforzi per compensarne la mancanza di azione. Anche il Fondo Verde per il Clima, che ha lgli USA come principale donatore, tende a diventare un focolaio di discussioni ancora più accese trai paesi ricchi e quelli in via di sviluppo.

Tuttavia, il “passo indietro” degli USA ha generato conseguenze sintomatiche, per così dire. Subito dopo l’annuncio di Trump, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il premier italiano Paolo Gentiloni ed il presidente francese Emmanuel Macron si sono presentati in pubblico per ribadire che l’Accordo di Parigi non è. All’interno degli Stati Uniti, si è formata una coalizione di corporazioni e governi (We’re Still In) per portare a termine gli obiettivi dell’Accordo, anche senza il governo federale. E l’ultima notizia viene dalla città di New York, che ha annunciato un piano per disinvestire 5 miliardi di dollari in azioni del settore dei combustibili fossili, oltre a citare in giudizio le più potenti compagnie petrolifere del mondo per il loro contributo al riscaldamento globale.

Sembra che, più forte delle parole di Trump, parlino gli stessi dati scientifici che lui cerca di sottovalutare. Ad esempio, si è verificato che il riscaldamento globale ha incrementato di circa il 38% precipitazioni record dell’uragano Harvey, così come gli incendi boschivi della California. Gli Stati del sud-est del paese, a loro volta, hanno affrontato nel 2017 temperature record e siccità più dure, così come l’Europa nei suoi mesi estivi. Il conto delle catastrofi meteorologiche che hanno colpito gli USA nel 2017 è stato il più alto nella storia.

La società statunitense sembra cominciare a svegliarsi riguardo al problema. La Casa Bianca dormirà ancora per molto?

 Juliana Santos

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