“Obiettivo Mafia”, quello che le immagini raccontano

Per i 60 anni de “l’Espresso” al Vittoriano di Roma gli incontri “Dialoghi in Mostra”. In “Obiettivo Mafia” con Lirio Abbate e Letizia Battaglia riflessioni sulle trasformazioni della criminalità organizzata e dell’informazione

di Martina Zaralli

la nostra storiaPassione.

Passione per il lavoro, nel lavoro.  Una costante indipendente che dovrebbe esserci in ogni professione, ma che invece spesso viene dimenticata.  Questa è la conclusione dell’incontro “Dialoghi in Mostra – Obiettivo Mafia“, con Lirio Abbate e Letizia Battaglia, rispettivamente giornalista e fotoreporter,  che si è svolto qualche giorno fa presso il complesso del Vittoriano di Roma in occasione dei 60 anni de “l’Espresso”.

Giornalismo e fotografia a confronto in un’informazione che cambia. Ma come cambia e, soprattutto, perché cambia  la notizia in relazione ai fatti di mafia?  La risposta è molto più evidente di quanto si possa immaginare. Perché è la stessa mafia a cambiare, nel modo di essere, nel modo di operare.

Gli anni di Palermo e dei morti ammazzati: “Se noi oggi possiamo ricordare gli orrori che la mafia ha commesso in Sicilia, è grazie a fotografi come Letizia Battaglia che hanno scattato delle foto che sono rimaste nella storia“, commenta Lirio Abbate.

Ecco allora che le foto erano il riassunto di una giornata, di un sentimento comune contro quel fatto, contro quel messaggio della criminalità organizzata; immagini forti impresse nella mente di chiunque, bussole iconografiche di una memoria collettiva capaci di orientare tra bene e male.

Letizia Battaglia

Letizia Battaglia

Mafia Capitale. La malavita non ha più quella spettacolarizzazione nelle azioni, è difficile da individuare o,  per lo meno, da identificare così come siamo abituati a immaginarla, sempre più  tentacolare e legata alla politica. Una difficoltà di delineazione che rende spigolosa la descrizione, in tutte le sue forme, dei fatti stessi.

I mafiosi avevano quello sguardo crudele, ignorante, con un assoluto bisogno di comando, racconta Letizia Battaglia. “Oggi si camuffa. Era un periodo diverso, ho potuto raccontarla in un diverso modo. Oggi tutto sfugge”, prosegue.

Una informazione in affanno, una perdita di valore nell’impatto visivo. C’è bisogno di una nuova ottica dalla quale osservare la realtà, per ripartire con la scrittura e con le immagini.

Nel salto temporale, quindi,  non cambia solo la criminalità organizzata, cambia anche il lavoro di chi informa. Ma, il discorso è più ampio.  “Militanza”, continua Letizia Battaglia in relazione a ciò che significava lavorare in una redazione; una militanza che, oggi,in realtà è una grande assente.

Lirio Abbate

Lirio Abbate

Una parole che scuote e allo stesso tempo intimorisce, che necessariamente comporta l’assunzione di una responsabilità percepita troppo grande e troppo rischiosa per il sistema paese sfigurato nelle coscienze di tutti. Un dato di fatto, senza dubbio, che,  al di là del volerne capire l’evoluzione, dovrebbe aprire gli occhi, in primis, quelli del lettore, sempre più distratto e meno critico.

Oggi dovrebbe arrivare una nuova Letizia Battaglia a Roma per filmare in maniera diversa una mafia nuova?”, chiede Lirio Abbate.

Probabilmente, sì. Ma non per mancanza di bravura dei fotografi, ma per ripartire nella missione informativa con il giusto pathos, nella maggior parte svenduto e sacrificato in un nome di uno squallido business.

Le immagini, come le parole, documentano la storia di un tempo, il nostro. Non serve l’inquadratura perfetta per capire che viviamo un’ epoca che  rischia di essere dimenticata con la stessa velocità della sua trasformazione; serve quell’anima che, in una foto, in un articolo, ti consenta di dire “io c’ero”.

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