World Press Photo, i premiati in mostra a Roma

Al Museo di Roma in Trastevere fino al 22 maggio in mostra i vincitori del Premio World Press Photo 2015. Occasione imperdibile per poter osservare da vicino ciò che accade nel mondo e ripercorrere gli eventi più significativi dell’anno da una prospettiva privilegiata

di Gloria Frezza 

©Massimo Sestini  fonte immagine: Ufficio Stampa Contrasto

©Massimo Sestini
fonte immagine: Ufficio Stampa Contrasto

Ogni anno, da 58 anni, si tiene il Premio World Press Photo, che figura tra i riconoscimenti più agognati nell’ambito del Fotogiornalismo. Una giuria internazionale di esperti è chiamata a confrontarsi con migliaia di proposte fotografiche, nonché a proclamare un ristretto gruppo di vincitori in otto categorie (Spot News, Notizie Generali, Storie d’attualità, Vita quotidiana, Ritratti, Natura, Sport e Progetti a lungo termine). Nel 2015 sono arrivate quasi 98.000 immagini e la World Press Photo Fundation di Amsterdam ha premiato 41 fotografi di 17 nazionalità diverse.

Una mostra, ricca ed intensa, che espone tutti i capolavori dei vincitori 2015, si terrà dal 30 aprile al 22 maggio presso il Museo di Roma in Trastevere, promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo di Roma in collaborazione con Contrasto, e messa a punto da Zètema Progetto Cultura. Tra le eccellenze molti italiani, alcuni dei quali presenti all’inaugurazione, che hanno parlato distesamente dei loro progetti fotografici e della profonda motivazione che li ha spinti ad avvicinarsi ai loro soggetti.

©Mads Nissen fonte immagine: Ufficio Stampa Contrasto

©Mads Nissen
fonte immagine: Ufficio Stampa Contrasto

Passeggiando tra gli scatti, la sensazione pregnante è la commozione. Ogni foto è una finestra dai colori accesi su una realtà fin troppo tangibile: zone di guerra, volti martoriati, lacrime, e insieme solidarietà, salvezza, umanità nel senso puro del termine. Massimo Sestini ha immortalato dall’alto i volti commossi di un gruppo di clandestini alla deriva su un barcone, alla vista dell’elicottero italiano di soccorso, per il progetto Mare Nostrum. Alcuni di essi sollevano i bambini e sorridono, altri chinano il capo con le mani sul volto: toccante sperimentare un’emozione come il sollievo nell’immediatezza della sua manifestazione.

Con forza uguale e contraria, agisce sullo spettatore il reportage di Pete Muller sull’Ebola. I volti degli ammalati e degli infermieri sono un misto di rassegnazione ed incredulità, e la malattia riesce a viaggiare per milioni di chilometri e ad acquisire corpo vivo. Non è più solo un articolo di giornale, con percentuali e informazioni utili sulla diffusione del malanno, diviene pericolo, sofferenza, irrimediabilmente morte.

©Pete Muller Fonte immagine: Ufficio Stampa Contrasto

©Pete Muller
Fonte immagine: Ufficio Stampa Contrasto

Non perdona nemmeno la ragazzina dello scatto di Bulent Kilic, che partecipava al funerale di un suo giovane amico, morto per l’errore di trovarsi nel posto sbagliato durante una manifestazione ad Istanbul. Il funerale, trasformatosi poi in un’ennesima manifestazione, provoca la reazione della polizia, anche la ragazza viene presa; i suoi occhi rimproverano chi guarda, sembrano dire: “ti sembra giusto?”.

Fulvio Bugani mette invece l’accento sul cambiamento e sulla speranza: nella sua foto Shinta Ratri è seduta nel portico della sua scuola di Kotagede (Giacarta), circondata dalle sue alunne. Le ragazze sono “waria”, termine che unisce le parole indonesiane per uomo e donna, sostitutivo di transgender. La scuola di Shinta è l’unica in tutta l’isola a fornire istruzione e ricovero a queste donne, dove esse possano sentirsi accettate ed aiutate. Negli occhi e nei sorrisi delle waria, si legge la felicità e la sicurezza dell’accettazione: un angolo di normalità e benessere è l’anticamera delle infinite possibilità del genere umano di migliorare, di migliorarsi.

©Fulvio Bugani fonte immagine: Ufficio Stampa Contrasto

©Fulvio Bugani
fonte immagine: Ufficio Stampa Contrasto

Sembra essere proprio questo il messaggio del World Press Photo 2015, leggendo tra le righe lo scatto vincitore di Mads Nissen. Jon e Alex, due ragazzi gay, si abbracciano teneramente nell’appartamento di quest’ultimo: tutto è rigorosamente chiuso, la stanza è buia, a San Pietroburgo l’omosessualità è illegale. L’amore è imprigionato, cresce e vive sottoterra, come un errore. Questo sta succedendo nel mondo, recita la foto, è ora di agire. Dolcezza e impedimento, sofferenza e desiderio sono una realtà. Con la potenza del suo significante, uno scatto immobile invita al mutamento: ecco la contraddittoria equazione risolutiva.

©Bulent Kilic Fonte immagine: Ufficio Stampa Contrasto

©Bulent Kilic
Fonte immagine: Ufficio Stampa Contrasto

La fotografia è la nuova estensione del “giornalismo dei cinque sensi”, consegna alla vista quel che le parole hanno sempre dato all’immaginazione, World Press Photo premia la verità e l’immensità di questa nuova scoperta. Evento imperdibile è poter assistere, grazie ad un’esposizione, alla visione a 360° dell’ “essere al mondo” e cercare, per tutto il tempo successivo, di non dimenticarsene.

World Press Photo 2015
Museo di Roma in Trastevere
30 aprile – 22 maggio 2015
Orari: martedì-domenica 10.00-22.00
Maggiori informazioni 

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Una risposta

  1. frezza lidia ha detto:

    Articolo molto incisivo che da al lettore un’ immagine viva dei quadri descritti ed anche delle problematiche descritte !

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