Bilancio UE – Tra i tre litiganti nessuno gode

Parlamento europeo e Commissione non hanno raggiunto un accordo sul bilancio dell’UE, ovvero su come spendere i soldi dei cittadini europei. Per la seconda volta in due anni sembra impossibile trovare un sintesi tra egoismi nazionali e (in)flessibilità europea mentre si avvicina la scadenza inderogabile del 31 dicembre

di Andrea Rosiello

European economyBilancio – teoria 

Parlamento europeo e Commissione non hanno trovato un accordo sul bilancio europeo, ma cosa è esattamente il bilancio dell’UE? E’ la ripartizione annuale delle risorse europee.

Nello specifico il bilancio fa parte del quadro finanziario pluriennale europeo, il programma di riferimento finanziario che viene approvato una volta ogni sette anni per garantire che la spesa dell’UE sia prevedibile e rimanga entro i limiti convenuti.

Il predetto quadro è finanziato dall’insieme dei dazi doganali, dall’IVA e dai versamenti annuali degli stati membri, provenienti a loro volta dalla tasse e dalle imposte nazionali.

Bilancio UE – pratica

Il programma tuttavia da una cornice di riferimento, alla ripartizione vera delle risorse ci pensa il bilancio annuale. E qui nascono i problemi.

Per approvare il bilancio c’è infatti bisogno di un accordo tra il Parlamento europeo, il Consiglio dell’Ue, espressione delle necessità nazionali, e la Commissione europea, l’organo esecutivo dell’UE, su come spendere i soldi.

Ufficialmente le risorse andrebbero investite là dove ha particolarmente senso unire le risorse, invece di lasciare che i singoli paesi agiscano individualmente. Ad esempio nella costruzione di collegamenti ferroviari efficienti o in infrastrutture energetiche fra gli Stati membri, o per migliorare l’ambiente, ecc. 

Però, in pratica, ogni Stato cerca di spostare più risorse  possibili nei settori che più incidono sul proprio fatturato o in quelli che ritiene possano favorire la propria economia nazionale.

Le posizioni

Non si riesce a trovare la quadra sui pagamenti in ritardo dei fondi Ue, circa 28 miliardi di euro, già dovuti: per il Parlamento è eticamente sbagliato iniziare il 2015 con così tanti debiti. Il Consiglio non vuole venire incontro alle richieste del Parlamento – e della Commissione – ma ha anche difficoltà a raggiungere una posizione unitaria sulla questione per via della solita intransigente Germania.

Inoltre alcuni Paesi chiedono di usare fondi specifici, non compresi nel quadro programmatico, che possono essere attivati in alcune circostanze speciali. Secondo il Consiglio invece queste somme devono essere ricomprese nel quadro, per evitare di creare un buco l’anno successivo.

Infine sembra non sia stato trovato un accordo definitivo tra Consiglio e Commissione sui fondi per colmare parte del buco dei pagamenti per il 2014, secondo alcune stime ammontano a circa 5 miliardi. Per ora il primo è disposto ad offrire 3 miliardi e la seconda ha abbassato la richiesta a 4.

Dodicesimi provvisori

Se entro il 31 dicembre non sarà approvato il nuovo bilancio dell’Ue scatterà automaticamente il sistema dei “dodicesimi provvisori”, ovvero l’Ue sarebbe dotata di un bilancio mensile pari a un dodicesimo di quello del 2014.

Ovviamente questo renderebbe il sistema estremamente complesso e si rischierebbe di bloccare ancora di più la macchina europea ma soprattuto l’erogazione dei fondi Ue a chi ne ha bisogno (Erasmus, Horizon 2020, etc.).

La soluzione? Non c’è 

Per ora non sembra esserci una soluzione che accontenti tutti. La Commissione ha annunciato che presenterà nei prossimi giorni un nuovo programma che sarà nuovamente sottoposto al vaglio di Consiglio e Parlamento.

Per ora l’unico che sembra averci rimesso è il neo presidente Jean-Claude  Juncker, colpevole di non aver presentato una piano soddisfacente per entrambe le parti e costretto a presentarne uno nuovo mentre il tempo scorre e si avvicina, come acqua alla gola,  la data del 31 dicembre.

(fonte immagine: ec.europa.eu)

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