La disfatta di Calatrava

L’architetto spagnolo colleziona problemi nelle sue costruzioni, legate a costi troppo elevati e contratti nascosti

di Maria Bonillo Vidal

Il Palau de las Artes di Valencia, realizzato da Santiago Calatrava

Il Palau de las Artes di Valencia, realizzato da Santiago Calatrava

Santiago Calatrava è l’architetto spagnolo contemporaneo piú conosciuto al mondo ma, negli ultimi tempi, lo è piú per i suoi errori che per i suoi successi. Una pagina web creata da Izquierda Unida, partito d’opposizione, raccoglie un elenco di tutti i progetti falliti che l’artista valenciano ha realizzato in diversi Paesi. Il sito si chiama Calatravatelaclava.com, ossia Calatrava ti salassa, e il progettista ha chiesto alla formazione politica 600.000 euro per danni all’immagine.

Il percorso virtuale inizia proprio da Valencia, città nativa di Calatrava, dove questi ha costruito quello che ad oggi è il complesso di palazzi piú grande. Si tratta della Città delle Arti e delle Scienze, un punto di riferimento per l’arte avanguardistica che ogni anno riceve migliaia di visite turistiche e che è diventato la cartolina della città del mediterraneo. Ciononostante, non tutto è oro quel che luccica: uno dei palazzi piú importanti del complesso, il Palau de les Arts, sta letteralmente cadendo a pezzi.

Nel corso di quest’ultima settimana si sono conclusi i lavori per togliere i piccoli pezzettini di ceramica che rivestono tutta la superficie esteriore – il cosiddetto “trencadís”,  piccole mattonelle che sembrano spaccate, originarie dell’epoca modernista come il Parc Güell di Gaudì, a Barcellona.  Il governo valenciano, che ha pagato 1.100 milioni di euro per la Città delle Arti e delle Scienze nascondendo i contratti per piú di 20 anni, ha dovuto togliere questa copertura perchè stava per crollare – benché non abbia ferito nessuno, se ciò fosse accaduto i guai sarebbero stati troppi.

L’architetto si è difeso argomentando che il problema è dovuto allo strato d’accaio sottostante, che ha causato questi problemi tecnici. Ciononostante Calatrava non ha ammesso errore alcuno e, come era prevedibile, non si ritiene responsabile in caso fossero necessari eventuali riparazioni. Con questi palazzi Calatrava ha guadagnato piú di 100 milioni di euro, ma si calcola che il governo abbia pagato piú di 650 milioni per ulteriori spese.

L’elenco del sito realizzato da IU continua con l’Agora, altro palazzo della Città delle Arti. Si tratta di uno spazio vuoto, dove si è giocato un Open di Tennis – più che altro perchè non ha una finalità concreta. L’opera non è ancora conclusa, quando piove si allaga e i pezzi che mancano per finirlo giacciono in un terreno abbandonato senza sorveglianza. E’ costato piú di 100 milioni di euro. D’altra parte Calatrava ha incassato piú di 15 milioni per disegnare due torri delle quali è stato realizzato soltanto il plastico – e che addirittura erano illegali sotto il profilo urbanistico.

Nell’occhio del ciclone pure il ponte di Zubizuri, a Bilbao. Oltre alla moquette, che il comune ha dovuto collocare per evitare eventuali cadute, il ponte era sprovvisto di un accesso per disabili; realizzato il quale, l’architetto ha denunciato il comune “per violazione del diritto di proprietà intellettuale”. Ebbene: Calatrava vince il processso e si porta a casa 30.000 euro. Il sito web parla anche del Centro di Convenzioni di Valencia, dell’aeroporto di Bilbao e del Palazzo di Congressi di Oviedo. In Olanda le autorità vogliono dinnunciarlo per la malcostruzione di tre ponti che, ossidatisi dopo un anno, hanno causato spese per piú di 50 milioni di euro.

L’altro ponte famoso è quello di Venezia. Benché il progetto iniziale preventivasse una spesa di 2,5 milioni di euro, la realizzazione è costata 11,2 milioni, per finirlo ci sono voluti piú di cinque anni e le persone con problemi di mobilità ci passono a stento. Il pubblico ministero ha chiesto 3,4 milioni di euro per risarcimento danni.

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