A Roma ecco Netter, Modì e i maudits

Fino al prossimo 6 aprile il Museo del Palazzo Cipolla di Roma ospita la mostra “Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti” 

di Caterina Mirijello

modigliani

(fonte immagine: adayinrome.com)

È arrivato “Modì anche a Roma. È arrivato nelle eleganti sale del Palazzo Cipolla, dopo essere stato ammirato ed acclamato a Parigi e a Milano. “Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti” è il titolo di una delle mostre che forse segna gli eventi culturali della Capitale. E le ragioni non risiedono solo nella sostanza esposta ma e soprattutto nella collezione di cui portano il nome: Netter.

Maledetti o meglio maudits, son stati etichettati dalla critica: Modì, Soutine, Utrillo, Valadon, Kisling – artisti curiosi che si trasferiscono a Parigi, nel periodo dal nome di Belle Epoque, per scoprire, sperimentare, lasciarsi trasformare e quindi accendere la scintilla della creatività – latente nei loro animi. Eppure questo attributo, che al giorno d’oggi suscita tanto fascino e interesse – maudit – per loro forse rappresentò più un marchio di cui disfarsi.

Le sale accolgono circa 120 opere degli artisti sopra citati, 120 opere di rara bellezza e di estrema difficoltà da ritrovare e quindi ammirare pubblicamente.

Emigrati, viziosi, avvezzi all’alcol e ad ogni sorta di droga, gli artisti maledetti popolano i quartieri periferici di Parigi, Montmartre e Montparnasse, luoghi frequentati da chi in tasca possedeva solo qualche spicciolo da spendere in distrazioni.

Come detta la regola, la fama arriverà per alcuni di loro solo dopo la morte, e forse grazie anche all’apporto di una grande uomo: l’alsaziano ebreo Jonas Netter. Quest’ultimo, amante dell’arte, facoltoso ma non abbastanza per potersi permettere gli impressionisti e gli artisti di alto rango, entra in contatto con le avanguardie parigine grazie al mercante d’arte Léopold Zborowski.

Inizia a collezionare opere, in particolare Modigliani e Utrillo. E per dirla tutta, Netter avrebbe acquistato solo le loro opere se non fosse stato per il chiacchiericcio derisorio dei suoi amici, dotati di vista guercia per l’arte.

Quindi, l’alsaziano incrementa la sua collezione di Modigliani e Utrillo con opere di Soutine, Valadon e Kisling. Egli intravede in questi artisti, trascurati dalla critica dell’epoca, la vera espressione di un periodo in cui risiede il cuore della modernità.

Così, Modigliani e le sue donne trasfigurate e sensuali, Soutine dai colori accessi e dai soggetti forti e d’impatto, Utrillo e l’ordine geometrico presente solo nei suoi scorci urbani, Valadon, Kisling e tanto altro, per narrare il pulsare di una metropoli in crescita, Parigi, e l’incessante ricerca artistica coniugata secondo molteplici punti di vista.

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