Al Shabàab: i giovani che fanno paura

Kenya e Somalia sono due paesi confinanti, bagnati dall’Oceano Indiano. Mai come quel 21 settembre al centro commerciale Westgate, quello stesso confine che separa, li ha uniti sotto la medesima sigla: “Al Shabaab”

di Martina Martelloni

 

al_shabab_in_kenyaSe la strage di Westgate fosse trama di un film o di un atto teatrale,  sarebbe capace di catturare le attenzioni del pubblico raccontando una storia con radici radicate in terra passata, quella che lega Nairobi a Mogadiscio e che parla la stessa lingua, il linguaggio del terrorismo.

Capire il perché dei fatti di Westage – di quei giorni di colpi d’arma da fuoco tra scale mobili e negozi, vetrine e alti soffitti imponenti – richiede letture e snodi di un filo spinato che lega un’intera area del continente africano ancora annebbiata dalle guerre degli anni ’90, quelle che sconvolsero la Somalia e che hanno cullato la nascita e crescita di forti instabilità interne. Terremoti somali che inevitabilmente hanno volato frontiere e muri, influenzando, come virus virale impone, i vicini Stati fratelli.

A chi non affascina leggere e ascoltare storie di pirati, uomini con la benda ad un occhio che virilmente assaltano imbarcazioni in mare aperto internazionale? Capire quanto ne sappiamo e quanto si avvicinano alla realtà i racconti delle guerre intestine, quelle che dividono clan e tribù di una stessa etnia e popolazione? Al Qaida, rapimenti di stranieri, attacchi di pirateria e infine loro: si fanno chiamare Al Shabaab, i Giovani.

Questo movimento politico islamico si è reso protagonista e responsabile dell’assedio al centro commerciale di Nairobi lo scorso 21 settembre, dove 72 persone hanno perso la vita mentre 175 porteranno sui loro corpi i segni  delle ferite e della paura di quei giorni. Perché attaccare il Kenya? Cosa ha voluto dimostrare Al Shabaab e cosa sta cercando di comunicare al Mondo?

L’Anagrafe somalo segna l’inizio e l’avvio delle attività degli estremisti “giovani”, nei primi anni del XXI secolo quando la foga collettiva del movimento era, ed è, finalizzata alla creazione di uno Stato basato sulla Sharia (la Legge Islamica). Questo obiettivo li ha resi compatti, uniti e saldi a tal punto da dar vita a una consapevolezza del loro possibile potere in territorio somalo e, soprattutto, su come diffonderlo e renderlo vivo.

L’arrivo di Al Qaida come guida maestra del movimento è stato un volo diretto, senza scali, che ha fatto leva su quel diritto islamico da voler imporre e sulla voglia e ripresa del potere nello stato fallito somalo. La geografia ora entra in campo e gioca d’astuzia, e questo perché gli Al Shabaab agivano principalmente nella regione meridionale confinante con il Kenya.

Così, nell’ottobre 2011 alcune truppe kenyote scavalcarono la linea di bandiera per contrastare proprio le milizie dei giovani islamisti responsabili di numerosi attentati. La promessa di una vendetta degli Al Shabaab a danno del Kenya non tardò ad arrivare. Le parole si sono trasformate in fatti colpendo chi, innocentemente, si trovava quel 21 settembre in quel di Westgate.

La rabbia degli Al Shabaab rievoca quell’attacco di due anni fa come un’azione costruita appositamente e provocatoriamente a danno del movimento. Anche la comunità internazionale avviò un mandato di missione chiamato Amisom a carattere prettamente difensivo e col fine ultimo di porre tregua alle lotte civili, un agglomerato internazionale che poi si è visto integrare con le truppe keniane aizzando tutto il sostegno della comunità estera.

Sarebbe dunque una rivalsa servita fredda, ben due anni dopo, ma che gli Al Shabaab continuano a sostenere di voler rimarcare e controbattere attraverso plateali stragi e infiltrazioni nei luoghi simbolo di un occidente radicato in toto in terra africana ma ancora troppo poco interessato alle sorti interne che affliggono le popolazioni e che riaccendono considerazioni ineludibili.

I Giovani sono tornati a mano alzata e mento in fuori, vogliono vendicare l’invasione del Kenya avvenuta negli anni trascorsi. Al Shabaab è ora il fenomeno del momento, così come Al Qaida o Boko Haram, i politici di turno sulle poltrone mondiali ed i media di tutto il Pianeta, hanno nuovamente un gruppo di terroristi da porre come personaggi in prima linea per le notizie.

In queste ore il governo di Nairobi, avente a capo il presidente Uhuru Kenyatta, sta avviando un’indagine sull’attacco avvenuto. Il ritrovamento delle prove però non sempre riporta ai moventi reali, e questi sono da scardinare in tutta la regione che dalla Somalia si divaga verso un’area strategica tra le cui braccia risiedono Kenya, Etiopia, Gibuti, Eritrea ed il vicino frontale Yemen.

 

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