Dal Mali alla Nigeria, passando per il Niger: lo Jihad divampa in Africa

Oltre confine, scavalcando governi ed istituzioni: la testa dell’Africa è sotto le mira delle milizie integraliste  islamiche

di Martina Martelloni

Boko-Haram-Nigeria-ynaijaSi accavallano e si susseguono atti di violenza plateale in quei Paesi che della Francia sono amici ed alleati, geopoliticamente parlando. Niger, Mali e Nigeria, per non tralasciare l’Algeria. Tutti confini aventi sulle proprie radici storie di colonialismo occidentale e che oggi, ancora lottano internamente alla ricerca di una propria identità etnica, religiosa, culturale e politica. Boko Haram destreggia con talento il caos e le divisioni intestine in queste terre.

Boko Haram nasce nel 1995 dando il via ad una escalation di attentati e plateali scene di violenza, ma è negli ultimi anni che il mondo parla di questa formazione islamista che opera nel nord della Nigeria. In quella parte di territorio, enorme è la laguna che lo separa dal sud della ex colonia britannica. Si parla di economia, di tradizioni ma soprattutto di religione. Cristiani contro musulmani. Sviluppo graduale e migliori condizioni di vita marcano il confine del sud con quello di un nord estremamente povero, degradato e palesemente incontrollato.

Facile far aizzare la fiamma dell’odio e della rabbia in una terra che soffre da anni la miseria più totale. Boko Haram sfrutta quella sofferenza trascinando a sé giovani locali contro le milizie nigeriane statali. Si sa, la polizia in Nigeria è celebre per i suoi metodi poco caritatevoli e tutt’altro che rispettosi dei basilari diritti umani. Su questo agisce Boko Haram, che fomentando i musulmani alla rivolta contro le istituzioni nazionali arriva fino allo scontro internazionale – minacciando chi dall’Occidente sostiene il potere governativo.

Il Niger é divenuto indipendente nel 1960 dopo anni ed anni di colonialismo francese. La scorsa settimana è stato teatro di esecuzioni con vittime e feriti nella zona di Agadez, nel nord del Paese. Un vero e proprio attentato con tanto di vittime, ovviamente, e distruzione. Più mirato è stato l’attacco alla miniera di Somair, per l’appunto appartenente al gruppo francese Areva.

L’interesse economico che fa capo a Parigi è stato dunque bersaglio di chi sfida ormai da tempo le autorità presenti, mai riconosciute come tali da forme sempre più ramificate di ribelli integralisti. Dopo Il Mali, si teme una nuova Jihad in Nigeria dove Boko Haram vanta milizie multiculturali. Non solo nigeriani: anche sudanesi, nigerini e somali si aggregano alle fila del terrorismo inneggiando alla sharia come unica e totale legge applicabile.

Somalia, dunque: “the failed State” per eccellenza. Senza più un governo e poteri legali in grado di gestire, servire, guidare una popolazione marcatamente divisa in clan sparsi in zone diverse del territorio e che, anche qui, hanno assistito al fiorire del gruppo insurrezionale islamico Al Shabab, giovani che dominano il Sud della Somalia e che minacciano il confinante Kenya.

Si teme per l’Africa, si avverte un pericolo che dai villaggi striscia come un serpente verso l’intera area centro Nord del continente e che da li guarda all’Occidente, il solo avversario podistico da battere.

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