Quel ponte sacro tra Rinascimento e Barocco a Perugia

C’è un filo che lega Firenze, “La città degli Uffizi”, a Perugia, candidata a Capitale Europea delle Cultura 2019. Ed è il filo rosso dell’arte

di Alessia Signorelli @lasignorelli

fonte immagine: collegiodelcambio.it

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Perugino e Raffaello, modelli nobili per Sassoferrato a Perugia” non è la “solita mostra” pensata per riempire ipotetici vuoti culturali provocati da quella che, prima della crisi, veniva definita, con la classica retorica, la stagione delle vacanze. E non è affatto una mostra “minore”. Si tratta piuttosto, di una duplice, se non triplice, situazione espositiva il cui valore non si riduce semplicemente a quello dell’apprezzamento estetico sia delle opere coinvolte che dell’ambiente (ideale) nel quale esse sono esposte, e cioè il Nobile Collegio del Cambio di Perugia, definito, come sottolinea il suo Rettore, Vincenzo Ansidei di Catrano, nelle pagine introduttive del catalogo della mostra edito da Aguaplanola più bella banca del mondo” e “probabilmente la più preziosa testimonianza del Rinascimento perugino”.

Un Rinascimento, qui pienamente rappresentato da due dei suoi maestri più amati e, per certi versi, misteriosi quali Pietro di Cristoforo Vannucci, più noto come il Perugino, e il suo giovane e fulminante allievo, Raffaello Sanzio da Urbino ai quali si ricollega, per vie meno traverse di quanto ci si possa immaginare, Giovanni Battista Salvi, detto il Sassoferrato, che riprende la lezione dei due maestri, in un Seicento in piena ebollizione da barocco. Se si pensa che, etimologicamente, il termine “barocco” si fa risalire alla lingua portoghese, per indicare una perla dalla forma bizzarra ed irregolare, non si fa affatto fatica a vedere come sia stata forte e potente la lezione dei due grandi del Rinascimento per questo artista il cui collegamento con la città di Perugia si rintraccia nel nucleo di sue opere conservate nella basilica benedettina di San Pietro.

Si farebbe sicuramente una grave ingiustizia al Sassoferrato, nel definire la sua opera un “copiare” la lezione di Perugino e Raffaello; il risultato stilistico del Sassoferrato è quello di un barocco che conserva ancora un legame “interiore” fortissimo con il Rinascimento; non è il travaso o il colare di un’epoca nell’altra, quanto, piuttosto, il rielaborare attraverso il proprio paradigma, quegli insegnamenti di grazia pittorica e di introspezione ritrattistica che, in un semplice gesto di una mano o in uno sguardo che sembra andare oltre l’altro sguardo, e cioè quello del visitatore, raccontano l’esistenza di tutto un mondo interiore che va ad aggiungere tasselli ad una storia o un’agiografia già nota.

La mostra, che resterà visitabile fino ad ottobre, si inserisce a pieno titolo nell’iniziativa denominata “La città degli Uffizi”, che ha visto la luce nel 2008, a Figline, con la mostra dedicata al Cigoli – e al suo legame con i territori circostanti la città di Firenze. Perché proprio di questo si vuole occupare “La città degli Uffizi”, di ricreare, cioè, il legame del capoluogo toscano con zone non solo geograficamente prossime, ma anche più lontane attraverso il “trasferimento” delle opere d’arte conservate nei depositi o nelle sale degli Uffizi, in quei luoghi che con la città fiorentina condividono un passato importante.

Ma, come evidenzia il professor Francesco Federico Mancini, Direttore del Dipartimento di Scienze Umane e della Formazione Università degli Studi di Perugia e curatore, insieme al Direttore degli Uffizi Antonio Natali, della mostra, le condizioni fondamentali per entrare a far parte del progetto “La città degli Uffizi” sono tre: “la prima, che il prestito delle opere sia motivato da ragioni scientificamente “forti” e non da semplici occasioni celebrative (per non dire politiche o commerciali); la seconda, che il temporaneo allontanamento delle stesse dal prestigioso museo fiorentino vada a favorire un costruttivo colloquio con opere e contesti ad esse culturalmente correlabili; la terza che il “sacrificio” richiesto a questi pezzi, costretti a viaggiare e ad affrontare condizioni espositive diverse da quelle conservative, sia compensato da un apprezzabile progresso della scienza.”

Sicuramente, “Perugino e Raffaello, modelli nobili per Sassoferrato a Perugia” soddisfa in pieno questi tre requisiti.

Perugino e Raffaello, modelli nobili per Sassoferrato a Perugia

Fino al 20 ottobre 2013

Perugia, Nobile Collegio del Cambio, Corso Vannucci 25

Tel/fax: 0755728599

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Una risposta

  1. 22 Ottobre 2013

    […] Ricordiamo che l’Umbria sta cercando di ottenere il titolo di Capitale della Cultura (leggi qui il nostro articolo) appunto per rifocillare le casse della regione col fine di finanziare proprio […]

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