Holy Motors: un film che vuole svegliare le coscienze

Leos Carax rende omaggio all’arte cinematografica con un film molto cerebrale e poco “emozionante” il cui obiettivo è risvegliare le coscienze assopite degli spettatori

di Federico Larosa

fonte immagine:wearecomplicated.net

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Ventiquattro ore nella vita di un uomo, Monsieur Oscar, che per professione cambia continuamente identità: da padre di famiglia a uomo d’affari a mostro, affiancato da un’assistente, Céline, una misteriosa signora bionda, che lo accompagna ai vari appuntamenti scortandolo in una limousine bianca per le strade di Parigi. Questa la trama di “Holy Motors” il film del regista francesce Leos Carax (“Rosso sangue”, “Gli amanti del Pont-Neuf”), presentato in Concorso all’edizione 2012 del Festival di Cannes.

Monsieur Oscar (Denis Lavant) è ora un uomo, ora una donna, un giovane o un vecchio in un turbinio infinito di trasformazioni e (s)mascheramenti che celano la sua vera identità. Vive così di continuo vite in prestito, esistenze che non gli appartengono ma nelle quali si cala per la “bellezza del gesto”che, oltre e più del denaro, sembra essere l’unica ricompensa possibile.

Il film di Leos Caraxè, almeno nelle intenzioni, un omaggio all’arte cinematografica e alla bellezza, ambientato in una Parigi fuori dal tempo. Film meta-cinematografico la cui overture è una vera e propria dichiarazione d’intenti: lo stesso regista si risveglia in una stanza e scopre una porta segreta che lo collega con la platea di una sala cinematografica in cui un pubblico dormiente assiste passivamente ad una proiezione. Il messaggio del film è chiaro e (fin troppo) dichiarato: il pubblico ha bisogno di essere risvegliato da una condizione di inerzia e passività. La domanda a questo punto è se il film di Carax sia effettivamente in grado di farlo.

Decisamente troppo cerebrale, almeno a tratti, per essere accolto favorevolmente dal grande pubblico, ed emotivamente freddo e controllato anche nei momenti di maggior trasporto, “Holy Motors” è uno di quei tipici film da festival (più di 10 quelli a cui ha partecipato) che la critica osanna o distrugge senza appello. In realtà, pur non trovandoci di fronte a quel film-evento capolavoro a cui alcuni hanno gridato, “Holy Motors” rappresenta sicuramente un esperimento interessante che, per gli interrogativi lasciati aperti alla fine della narrazione (qual è la vera identità e la vera casa di Monsieur Oscar, per chi lavora, quale ruolo ha nella sua vita la misteriosa Eva/Jean) realizza almeno in parte l’obiettivo prefissato.

Tra i protagonisti del film, oltre al poliedrico e camaleontico Denis Lavant che si dona anima e corpo (anche una scena di nudo integrale) al protagonista, compaiono anche le star Eva Mendes, Kylie Minogue, che interpreta il brano “Who Were We”, e Michel Piccoli

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