Aumento Iva, l’esecutivo tentenna

Letta è indeciso, non sa dove trovare le risorse. Epifani è pronto a mobilitare il PD. Brunetta difende la sospensione dell’IMU. La scelta è urgente ed economicamente rilevante

di Roberto Casucci

ivaNell’agenda dei 100 giorni il governo Letta aveva previsto che fosse cancellato l’aumento dell’Iva al 22%. A poco più di un mese dall’entrata in vigore della norma, non è stata presa alcuna decisione ufficiale in merito. Sabato scorso si è tenuto un vertice economico tra Enrico Letta, Angelino Alfano e Fabrizio Saccomanni. Ne è emerso che l’Italia non potrà sforare il vincolo del rapporto deficit/PIL del 3%, anche dopo la possibile chiusura della procedura d’infrazione dell’UE. In pratica per evitare l’aumento dell’Iva, decisione che porterebbe minori entrate nelle casse dello Stato, sarebbero necessari nuovi tagli alla spesa pubblica.

Il blocco dell’innalzamento dell’Iva costerebbe due miliardi di euro. L’imbarazzo è evidente perché appare chiaro che il governo non è in grado di chiarire come trovare le risorse per mantenere gli impegni presi. Sarà necessario scegliere quali provvedimenti adottare a discapito di altri.

Sulla questione la politica si è prontamente divisa. Il segretario del PD Guglielmo Epifani ha dichiarato: “Mi domando se, in presenza di risorse scarse, non convenga evitare un aumento dell’Iva e limitare la rimozione dell’Imu per le fasce medie. Al Pdl dico che se avessimo le risorse per tutto si può togliere l’Imu ed evitare l’innalzamento dell’Iva. Allora guardiamo all’interesse del Paese che soffre davvero e non alle bandierine di parte”. Nella trasmissione di Rai3 “In ½ ora” ha anche garantito che mobiliterà il partito in caso di aumento a Luglio.

Il viceministro Stefano Fassina ha ripetuto: “Dovremmo fare tutti gli sforzi per evitare l’aumento dell’Iva”. Dall’altro schieramento Renato Brunetta ha replicato: “Prima di lasciarsi andare a certi commenti, Guglielmo Epifani si informi con il suo presidente del Consiglio e con i suoi capigruppo di Camera e Senato su come stanno le cose”. Ha aggiunto: “I provvedimenti su Imu e Iva, insieme a quelli sulla totale defiscalizzazione e decontribuzione delle nuove assunzioni di giovani, sulla riforma dei poteri di Equitalia e sulla sburocratizzazione delle procedure amministrative per avviare attività produttive, non si cannibalizzeranno (sì Iva, no Imu, per esempio) a vicenda, ma verranno tutti attuati, così da consentire al governo di realizzare l’intero programma su cui ha ottenuto la fiducia, nell’ambito di un grande processo riformatore”.

Appare chiaro che, all’interno del governo di larghe intese, ci siano già delle contrapposizioni sui temi economici legate alla sensibilità dell’elettorato di riferimento. Il Premier Enrico Letta è stato vago sull’aumento dell’Iva. Per mantenere i delicati equilibri dell’esecutivo ha solo affermato che: “Se ci saranno le risorse, sarà auspicabile che si eviti”.

In settimana sono apparsi diversi studi per capire quali sarebbero gli effetti di un innalzamento dell’imposta. Si sono focalizzati in particolare sull’eventuale impatto economico sulle diverse classi sociali. Innanzitutto va detto che l’Iva è un’imposta regressiva, colpisce indiscriminatamente il consumatore finale indipendentemente dalla sua capacità contributiva. In realtà è composta di tre aliquote (4%, 10%, 21%) secondo i beni. Ad esempio i beni di prima necessità sono al 4% e quindi teoricamente le classi meno abbienti sarebbero meno penalizzate perché solo i beni della terza aliquota aumenterebbero al 22%. In proporzione sarebbero le classi più agiate a essere maggiormente discriminate.

Tra i due estremi va però considerata la classe media che è quella che si sta appiattendo di più. L’aumento dell’Iva spingerebbe sempre più in basso i consumi di questa fascia. Paradossalmente la contrazione degli stessi potrebbe annullare l’effetto dell’aumento dell’aliquota nel lungo periodo. Perciò, indipendentemente da tutto, in una fase recessiva è auspicabile che l’aumento non avvenga, anche a costo di diminuire la spesa pubblica. A questo punto è doveroso che il governo prenda una posizione chiara e definitiva in merito, individuando con precisione cosa intende tagliare, prima che le logiche di partito prendano il sopravvento.

(fonte immagine: www.ilsole24ore.com)

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