Sci: l’Italia chiude i Mondiali con 3 podi

Buona performance in Austria per gli Azzurri, che ritrovano Nadia Fanchini e “conoscono” il promettente Paris

di Gabriele Farina
Twitter: @Gabri3_0

Nadia Fanchini in gara. Per l'azzurra argento a sorpresa nei Mondiali di Schladming (fonte immagine: skimag.it)

Nadia Fanchini in gara. Per l’azzurra argento a sorpresa nei Mondiali di Schladming (fonte immagine: skimag.it)

Cala il sipario sulla rassegna iridata di Schladming. La spedizione italiana torna dall’Austria con due argenti e un bronzo, risultati che permettono al nostro Paese di occupare la settima piazza nel medagliere assoluto.

Lo sci azzurro gioisce per l’argento di Dominik Paris (non ancora 24enne) nella discesa libera e il bronzo di Manfred Moelgg nello slalom gigante. Il piazzamento più bello, tuttavia, è forse l’argento ottenuto dalla sciatrice di Lovere.

Una prestazione incoraggiante per la sorella più giovane di Elena, la cui carriera sembrava compromessa dopo due incidenti negli ultimi anni.

“Non avrei mai creduto di poter fare una cosa simile – ha dichiarato la Fanchini al termine della gara –, ma non bisogna mai mollare e crederci sempre, anche quando le sfide appaiono troppo dure”.

La sfida di Nadia è partita lo scorso 31 gennaio 2010: St. Moritz, slalom gigante. Una caduta nelle prime fasi procura un serio infortunio a entrambe le ginocchia. La promettente atleta, sette ori nei campionati italiani e tre in quelli juniores, è così costretta a saltare le Olimpiadi di Vancouver, distanti appena due settimane.

L’anno successivo, a Cortina, un nuovo infortunio, sempre al legamento crociato del ginocchio (stavolta “soltanto” il sinistro). Ancora uno stop, ancora la riabilitazione, ancora la voglia di tornare sugli sci.

Alla fine, il coraggio premia l’azzurra. L’anno scorso la ripresa e un podio in Coppa Europa. Quest’anno, un argento a soli 16 centesimi di secondo dalla prima, la francese Marion Rolland, nell’appuntamento più importante dello sci mondiale, forse soltanto dopo i Giochi.

Gare a cinque cerchi cui la Fanchini può ambire con impegno, passione e fortuna. “Cercando di dare tutto”, come ha fatto in Austria, raggiungendo così quello che “per me è un sogno dopo tre anni senza velocità” .

Entusiasmo che non manca a Dominik Paris, cui solo l’esperto Svindal ha negato la gioia del gradino più alto del podio nella prova di downhill maschile. I 46 centesimi di secondo non appaiono molti, specialmente se paragonati al secondo (e 35 centesimi) rimediati dall’austriaco Kroell, primo tra gli esclusi dal podio della discesa libera.

“Ho attaccato con tutta la forza che avevo”, ha dichiarato più che soddisfatto Paris, “alla fine ero un po’ stanco, ma con la grinta e con la testa sono andato giù a tutta”.

Aksel Lund Svindal, otto medaglie in carriera ai Mondiali e sette ori in assoluto, è ancora di un’altra categoria. Dominik, al primo risultato importante tra i pro dopo i due argenti e il bronzo ottenuto ai Mondiali juniores del 2009, può essere un’importante (e veloce) freccia nell’arco azzurro.

Chiude con una medaglia anche Manfred Moelgg. Il fratello maggiore di Manuela è arrivato terzo nello slalom gigante dietro l’americano Ligety e l’austriaco Hirscher.

Un risultato importante per lo sciatore di Brunico. “Ted” ha contributo con tre ori al primo posto degli Stati Uniti nel torneo, nonostante l’infortunio occorso a Lindsey Vonn. Il giovane Marcel (23 anni) ha trionfato nello slalom e ha vinto anche nella prova a squadre: risultati che hanno permesso ai padroni di casa di occupare il secondo posto nella graduatoria, alla spalle degli States.

Soprattutto, Manfred ha preceduto di appena quattro centesimi di secondo il già citato Svindal, partito con il pettorale numero 1 e tra i favoriti della gara.

“Sono emozionatissimo”, ha dichiarato Moelgg dopo aver ottenuto la terza medaglia personale ai Mondiali, la seconda di bronzo dopo il terzo posto di Garmisch (e l’argento di Are).

Numeri alla mano, l’Italia ha fatto un passo indietro dopo le sei medaglie ottenute nel 2011 (un oro, due argenti e tre bronzi), ma storie come quelle di Dominik, Manfred e Nadia fanno pensare che presente e futuro dello sci italiano siano in ripresa.

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