A Roma arriva “La dea dell’amore”

Una favola moderna arricchita da un contorno classico quale solo un coro dell’antica Grecia sa essere, raccontata sul palco del Teatro dell’Angelo

di Alessia Carlozzo

dea_amore_webLa Dea dell’amore, fortunata commedia di Woody Allen del 1995, arriva per la prima volta in teatro per gentile concessione dello stesso regista americano, in una brillante trasposizione di Antonello Avallone al Teatro dell’Angelo di Roma.

Un compito non facile, considerata la complessità del doppio scenario, la “classica” Manhattan alleniana e i suoi abitanti che si confronta e scontra con il corifeo Sergio Fiorentini, la “tragica”Cassandra (Giusi Zaccagnini) e tutto il coro greco già presente nel film.

Avallone, qui nel doppio ruolo di regista e attore, realizza un’ottima rappresentazione giocando sapientemente con luci e spazi, al fine di ricreare i tre ambienti ideali del film, oltre che inserendo perfettamente alcuni dei flashback presenti nel copione. Degno di nota l’escamotage di posizionare il coro ai lati del palco, regalando una sensazione tanto avvolgente quanto di rottura con la classica dimensione spettatore-palco.

Idee innovative quelle riguardanti la rappresentazione e sicuramente necessarie visto la complessità di riadattare per il palcoscenico una commedia cinematografica che gioca con ben altri mezzi. Più tradizionale e fedele all’ originale, invece, l’interpretazione del direttore artistico dell’Angelo, che ricalca e riporta sul palco l’intramontabile verve nevrotica di Allen, mai come in questa opera condita da riflessioni filosofiche miste ad allusioni sessuali ironiche e pungenti.

Gestualità, tono di voce, pause ed accento, tutto rimanda perfettamente al collega americano e al suo storico doppiatore italiano Oreste Lionello. Poca innovazione quindi nella caratterizzazione dei personaggi e nel testo, i cui dialoghi sono seguiti alla lettera, ma che sicuramente non intacca l’ottimo risultato finale.

Come perfetta cornice l’immancabile jazz e gli intermezzi, anche musicali, del coro “non così poi tragico” greco scandiscono il ritmo di questa tragicommedia dal sapore classico, che vede unire e aggrovigliare non poco le fila del destino di Larry giornalista sportivo e Linda (o Judy Orgasm che dir si voglia, interpretata da Ketty Di Porto) attrice hard e prostituta.

Nel mezzo un matrimonio, quello di Larry con la confusa Amanda (Patrizia Ciabatta), un coltivatore di cipolle, un tradimento e due bambini. Saranno proprio queste due nascite impreviste a segnare casualmente la vita dell’improbabile coppia, lasciando agli spettatori un finale dal retrogusto amaro e riflettendo inevitabilmente sul destino beffardo e la casualità di molte scelte e percorsi.

Avallone riadatta una delle commedie forse più “filosofiche” della produzione degli anni novanta del regista d’oltreoceano, un’occasione per riassaporare o scoprire una delle sue opere in cui ancora si può assaggiare quel gusto così tipicamente alleniano fatto da ingredienti semplici quanto vincenti: umorismo, nevrosi e la Grande Mela (se non vista almeno percepita).

@acarlozzo

La dea dell’amore

Regia di Antonello Avallone

Roma, Teatro dell’Angelo

27 dicembre – 3 febbraio 2013

Biglietto: poltronissima 25€ | poltrona 20€

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