Ken Loach incontra i lavoratori della Rear

A Torino un’assemblea pubblica per la difesa dei loro diritti, e non solo

di Rosa Fenoglio

(fonte immagine: movieplayer.it)

Il regista Ken Loach (fonte immagine: movieplayer.it)

Il 6 dicembre Ken Loach ha incontrato i lavoratori della cooperativa Rear in un’assemblea pubblica svoltasi al cinema Ambrosio di Torino.

Dopo le polemiche sorte in seguito alla decisione del regista britannico di rinunciare al premio alla carriera Gran Torino, Ken Loach è giunto infine nel capoluogo piemontese per parlare con i lavoratori e per esprimere senza mezze misure la propria posizione.

L’evento è stato voluto e organizzato dal maestro inglese e dall’Usb e, al fine di fare chiarezza, sono state ripercorse le tappe della questione che ha legato tra loro il regista, i lavoratori della cooperativa e l’organizzazione del Torino Film Festival. Loach ha inoltre raccontato come tutto ebbe inizio a luglio in seguito ad una lettera ricevuta da Federico Altieri.

Ken Loach, in accordo con quanto espresso in un precedente comunicato stampa, ha inoltre chiarito le svolgimento della relazione tra lui stesso e il TFF.

Oltre ad essere stata rara dimostrazione di onestà intellettuale integrità morale e coerenza, la presenza di Ken Loach in quel cinema è stata importante perchè, come evidenziato dagli interventi dei lavoratori, essa ha colmato il vuoto lasciato dalla politica. E specialmente dalla sinistra, la cui ragion d’essere sta proprio nella difesa delle fasce più deboli, la quale sembra aver dimenticato il suo ruolo, negando la possibilità stessa del dialogo.

Ken Loach, rifiutando il premio, si è sottratto a quella che lo sceneggiatore dei films del regista inglese, Paul Laverty, ha definito la sindrome di Ponzio Pilato. Il Museo esternalizza il lavoro ad un costo preciso e sa che per mantenere quel prezzo si vanno ad intaccare i diritti dei lavoratori. In questo senso un organizzazione culturale esibisce il medesimo atteggiamento tenuto da multinazionali senza scrupoli. E questo è inaccettabile.

Non siamo di fronte ad un’anomalia italiana, ma ad una comportamento abituale in Europa, dove sembra si stia eliminando ogni segno di società civile, quella che abbiamo creato 60 anni fa. Stipendi da fame, licenziamenti disciplinari, sui quali si sono già pronunciate sentenze dei Tribunali di Torino e Milano, contratti fatti apposta per abbattare i costi del lavoro sono tanti segni che evidenziano l’erosione dei diritti e la storpiatura del concetto stesso di lagalità.

Che fare dunque? Come resistere? Il cittadino Ken Loach si appella ai sindacati, al movimento Occupy, agli squatters e ad ogni forma di organizzazione dal basso che lotti per la difesa dei propri diritti. Ciò di cui c’è realmente bisogno è un sistema economico alternativo. Le vicende relative al mondo del lavoro non sono storture raddrizzabili all’interno del sistema che le ha create, ma sono endemiche al neoliberismo. Non sono possibili vie di mezzo. O si sostengono le privatizzazioni, le esternalizzazioni e le multinazionali o non lo si fa.

Nel Regno Unito come in Italia ciò che divide la destra dalla sinistra sono questioni di tempi e non di principi. Appoggiarsi alla sinistra in questo contesto equivarrebbe a scegliere una lunga agonia di fronte ad una morte rapida. E, in assenza di punti di riferimento “istituzionali”, ciò che resta è l’organizzazione creativa.

Ken Loach con la sua presenza non può e non deve supplire la mancanza di un’alternativa economica e politica, ma è riuscito a dare voce e visibilità a coloro che si preferisce non vedere e non sentire.

È bello ricevere un premio cinematografico, ma c’è un premio che condividiamo tutti quanti ed è essere parte di questa lotta. E questo è un gran premio per me. Così Ken Loach ha chiuso il suo intervento, con una dichiarazione e un appello: please keep fighting!

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