IDI di Roma, da un anno senza stipendi

L’istituto sanitario non paga i salari: continuano le agitazioni, mancano le certezze

di Vito Graffeo

idi roma repubblica

(fonte immagine: roma.repubblica.it)

IDI – Anche Roma ha la sua “San Raffaele”. Non c’è don Verze, ma da molti  mesi l’Istituto Dermopatico dell’Immacolata, gestito dalla Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione, non naviga in buone acque. L’IDI da anni costituisce un punto di riferimento per la dermatologia non solo nella Capitale e in Italia, bensì in Europa essendo il centro specializzato più grande del Vecchio Continente. Efficienza, professionalità, servizi all’avanguardia: un biglietto da visita niente male per i pazienti, ma non per chi vi lavora.

LA SITUAZIONE – A via Monti di Creta, ove ha sede la struttura principale, non passa un giorno in cui non sia possibile imbattersi in agitazioni, scioperi, presidi di ogni tipo davanti agli ingressi dell’Istituto. Da fine agosto 2012 non si percepiscono gli emolumenti e di risposte concrete nemmeno l’ombra. Promesse, scadenze non rispettate, parole e fatti che non ci sono. Già lo scorso anno ci furono i primi ritardi nei pagamenti e la “scoperta” di un pericoloso buco nel bilancio.

LA GESTIONE – Ad aprile si insedia Giuseppe Incarnato che prende le redini per applicare il suo piano industriale, subentrando ai manager poco virtuosi: su tutti don Franco Decaminada, Aleandro Paritanti (succedutesi questi alla carica di consiglieri delegati) e Eugenio Lucchetti (rappresentante legale). Tra gli indagati anche Domenico Temperini (ex-DG prima di Incarnato), Giovanni Rusciano (Consulente Aziendale) e Antonio Nicolella (RRU e Responsabile della sicurezza).

LA PROCURA – La situazione critica è finita nelle mani del procuratore aggiunto Nello Rossi, del Ppbblico ministero Michele Nardi e di Giuseppe Cascini della direzione distrettuale antimafia. I vertici dell’Istituto sono stati iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di associazione a delinquere, appropriazione indebita ed emissione di fatture per transazioni inesistenti. Si parla di ammanchi iniziali pari a 256 milioni di euro (divenuti poi oltre 600) con costi esorbitanti per gli acquisti più elementari (siringhe pagate 4 euro quando in farmacia le si paga 20 centesimi) o fondi sottratti come fosse un bancomat da parte dei top manager. A luglio l’azzeramento dei vertici manageriali: cattiva gestione, sperpero di soldi e risorse hanno portato alla degenerazione finanziaria ed economica tanto da creare disagi per i 1.500 dipendenti tra medici, infermieri e addetti ai servizi interni.

INCARNATO – Il nuovo Direttore Generale deve ripianare i debiti, individuare cosa non va e ciò che successo all’IDI: il contesto però è un campo minato poiché Incarnato, rendendosi conto di problemi e meccanismi, riceve minacce ed un suo collaboratore è costretto a girare con la scorta. Incarnato finisce anch’egli nel registro degli indagati, ma è lampante che chi lo ha preceduto ha molte più colpe. Tra le accuse principali, si pensa che ci sia stato un piano ad hoc per debilitare l’IDI e passarlo a nuovi soci che lo avrebbero acquistato con pochi spiccioli.

IL BUCO – L’IDI non vede riconosciute dalla Regione una fetta cospicua di fatture che il Direttivo della Polverini giudica frutto di prestazioni inappropriate: ne nasce un contenzioso che non è di facile ed immediata soluzione. La gestione poi è precaria per quanto riguarda gli investimenti: Decaminada ha affidato gli interessi a Rusciano che però non sembra aver procurato vantaggi, se non giri strani a Società esterne. I lavoratori intanto hanno ricevuto l’ennesimo rinvio per il pagamento degli stipendi arretrati: la questione è finita sui banchi parlamentari.

COSA ACCADE – Sei dipendenti si sono appostati sul tetto della struttura per manifestare il proprio dissenso contro la precaria condizione dell’IDI iniziando lo sciopero della fame; altri 150 colleghi hanno bloccato via Aurelia per rafforzare il grido di rabbia. Infine, altri lavoratori hanno anche occupato la Chiesa dell’Istituto a conferma delle determinazione e “disperazione”. Una rabbia che colpisce, come spesso capita, la parte più debole e meno colpevole di quello che è un sistema perverso. I dipendenti pagano colpe non loro: il personale a via Monti di Creta compie un lavoro eccellente, con diligenza ed impegno, ma chi gestisce opera in maniera opposta. Non è tollerabile che a pagare siano solo coloro che hanno fatto il loro dovere, al posto di chi il proprio dovere non ha saputo farlo.

Per saperne di più:
PADRE DECAMINADA FUGA DALLE TELECAMERE – VIDEO
LE PROTESTE DEI LAVORATORI

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Una risposta

  1. Giuseppe ha detto:

    Un articolo equilibrato.
    Giuseppe Incarnato

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