Stranieri di seconda generazione, cittadini italiani

Al via la campagna UNICEF Italia per proporre la cittadinanza ai figli degli immigrati

di Chiara Puglisi

Secondo l’Organizzazione Mondiale delle Migrazioni (OIM) circa 214 milioni di persone nel mondo vivono al di fuori del proprio Paese di origine. Intere famiglie attraversano i confini per migliorare le proprie condizioni di vita, basti pensare che tra il 1975 e il 2010 il numero dei migranti è raddoppiato.

Il 16% del totale dei migranti ha meno di vent’anni e sono particolarmente esposti alla violazione dei diritti umani.

Il principio di non discriminazione sancito nella Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (CRC) comporta l’obbligo per ciascuno Stato contraente di attivarsi per eliminare gli ostacoli al pieno godimento dei diritti previsti dalla Convenzione per tutti i minorenni.

Il comitato Onu sull’eliminazione della discriminazione razziale sottolinea come la xenofobia nei confronti dei non cittadini, in particolare migranti, costituisce una delle principali forme di razzismo contemporaneo e che i Governi che hanno sottoscritto la ratifica della Convenzione sono tenuti a garantire a tutti coloro che sono sotto la propria giurisdizione, cittadini e non cittadini, l’eguaglianza nel godimento dei diritti umani.

In Italia si stanno diffondendo pericolosamente comportamenti discriminatori nei confronti di bambini e adolescenti di origine straniera che portano all’esclusione sociale di questi soggetti.

La situazione che rende la cosa paradossale riguarda le seconde generazioni, cioè figli nati e cresciuti in Italia da genitori immigrati, che hanno acquisito gli usi e i costumi del nostro Paese perché l’hanno vissuto, perché frequentano le scuole, perché frequentano i loro coetanei italiani, ma non hanno la cittadinanza.

L’accesso alla cittadinanza in Italia è regolato dalla legge 91 del 1992, quando ancora non si aveva l’idea della portata dei flussi migratori. Secondo questa legge se il minorenne nasce in Italia da genitori non cittadini, ma residenti, non acquista automaticamente la cittadinanza ma risulta straniero all’anagrafe e titolare di un permesso di soggiorno temporaneo rinnovato dai familiari che garantisce i diritti sociali (all’istruzione, alla salute, etc.). Questi giovani possono richiedere la cittadinanza una volta raggiunta la maggiore età ma hanno solo un anno di tempo per provvedere e in ogni caso devono dimostrare di aver vissuto con continuità sul territorio italiano fino a quel momento.

Per proporre una forte modifica della legge sulla cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri e soprattutto per affermare l’uguaglianza dei diritti e l’eliminazione delle discriminazioni, l’UNICEF Italia lancia la campagna “IO COME TU” (intervista al Presidente UNICEF Italia, Giacomo Guerrera) che si rivolge alla società civile affinché si faccia promotrice di una piena inclusione giuridica e sociale di questi nostri concittadini “non riconosciuti”.

I dati Istat raccontano che in Italia al 1° gennaio 2012 risultano regolarmente soggiornanti 3.637.724 cittadini non comunitari, i minorenni rappresentano il 23,9% degli stranieri.

I minori sotto i 18 anni nati nel nostro Paese sono più di 500mila, poco meno del 60% del totale.

Il rapporto UNICEF “Facce d’Italia, condizione e prospettive dei minorenni di origine straniera” presentato nei giorni scorsi alla presenza del ministro per la Cooperazione internazionale Andrea Riccardi, illustra gli ambiti di intervento che possono fare la differenza in maniera positiva per i bambini e gli adolescenti di origine straniera che vivono in Italia.

L’azione dell’UNICEF ha scosso le coscienze tanto che 61 comuni italiani hanno deciso di conferire la cittadinanza onoraria ai minorenni di origine straniera che risiedono nel territorio in occasione della giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Un qualche interesse sulla questione è stato dimostrato anche da alcuni parlamentari, Il segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani, ha promesso che uno dei suoi primi atti di Governo, se dovesse vincere le prossime elezioni politiche, sarà quello di garantire la cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia.

Il presidente della Camera Gianfranco Fini, parlando durante la presentazione del volume di Francesco Antinucci “Cosa pensano gli americani (e perché sono così diversi da noi)”, ha detto che “l’esperienza americana in materia di integrazione e di cittadinanza offre preziosi spunti di riferimento ad un Paese come l’Italia che in pochi decenni si è trasformato, da terra di emigrazione, in terra di immigrazione e che di conseguenza è chiamata a trovare soluzioni nuove e avanzate”.

Molti passi verso l’integrazione ancora si devono compiere ma siamo fiduciosi che l’Italia, che porta con sé una storia di emigrazione in Paesi lontani, possa far tesoro di quella esperienza e  decidere al meglio per i nostri concittadini “non riconosciuti”.

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