Serve molto più di una petizione sul matrimonio

Il commento di Gianmarco Capogna, portavoce nazionale LGBTIQ+ di Possibile, sul matrimonio egualitario e le azioni concrete da mettere in campo.

Da qualche giorno sui social circola la petizione “Matrimonio egualitario. Sì, lo vogliamo!” che su Change.org viaggia verso le 15mila sottoscrizioni. Lanciata da ambienti vicini al PD, e dalla sezione di Milano dei Giovani Democratici (come risulta dalla piattaforma online), l’appello chiede ai Democratici e al centro-sinistra di inserire il tema del Matrimonio Egualitario nei programmi per approvarlo nella prossima legislatura.

Tutto bello, se non fosse il 2022, e una battaglia come questa non solo dovrebbe essere già scontata ma anche mainstream: è un dato di fatto che quella del Matrimonio per tutt* sia oramai una posizione sposata, appunto, anche dal centro-destra liberale nella maggioranza degli Stati europei dove tale legge è stata votata e nessuno pensa di metterla in discussione.

In Italia, invece, non solo continuiamo a vantare decenni di ritardo sui temi LGBTIQ+, ma anche un vuoto doloroso e ingiustificabile circa una legge contro l’odio, il cui affossamento è stato accolto con applausi scroscianti al Senato – cit. DDL Zan. Per non parlare di altre questioni, altrettanto urgenti: da una legge contro le terapie di conversione, al superamento della 164/82 per ottenere una nuova legge sulla riaffermazione di genere, dalla questione dei migranti LGBTIQ+ già arrivati in Italia ma anche sul piano internazionale, alla gestione dei corpi e delle identità all’interno delle carceri. E tanto altro ancora.

In questo senso la petizione sembra un’operazione anacronistica, vecchia. Noi abbiamo bisogno del Matrimonio ma anche di molto altro.

Come attivista ho aderito e sottoscritto l’appello ma ho anche segnalato che c’è chi lo riconosce come tema identitario dalla sua fondazione nel 2015, cioè Possibile. Anzi, per restare in tema PD, Giuseppe Civati sosteneva già questa battaglia ai tempi della sua candidatura alla segreteria democratica nel 2013.

Resta, in ogni caso, una domanda di fondo: che sistema politico e partitico è quello che nel 2022 ha bisogno di una petizione per inserire questo tema che è oramai ampiamente condiviso in tutte le democrazie occidentali? E non è un problema del movimento LGBTIQ+, è un grave problema dei partiti che si dichiarano liberali, progressisti e di sinistra. Non so voi ma io me li ricordo gli applausi al DDL Unioni Civili accompagnate dall’impegno che quello era un momento di passaggio l’inizio di una battaglia per il Matrimonio Egualitario che iniziava dal giorno dopo, insieme alla riforma del diritto di famiglia per assicurare la piena uguaglianza delle Famiglie Arcobaleno.

Sono passati sei anni e quello che ci ritroviamo è una petizione: “Matrimonio egualitario. Sì, lo vogliamo!”. Non basta, non è sufficiente, è limitante e anche un pizzico offensiva dopo che, per esempio, questa era una delle istanze maggiormente sostenute all’interno delle Agorà democratiche. Allora a cosa serve un nuovo voto di conferma? I nostri diritti e le nostre richieste come persone LGBTIQ+ non devono passare da una pubblica approvazione, vanno sostenuti perché condivisi in una visione di prospettiva per cui parità e uguaglianza fanno bene a tutta la società non solo a noi che viviamo ancora discriminati.

Lo scenario elettorale appare disarmante, a causa anche di una legge elettorale pessima, peggiorata dal taglio dei parlamentari a cui doveva seguire una riforma capace di assicurare rappresentanza e rappresentatività e che, invece, è rimasta una frase detta e mai realizzata. Stiamo assistendo, nel campo largo e progressista, a settimane di soli posizionamenti elettorali, di veti incrociati, di lotta tra Agende.

Nessuno, però, lancia un’Agenda dell’Uguaglianza. Anzi, no, qualcuno lo fa: siamo noi, la comunità di Possibile LGBTI+, campagna tematica di Possibile, full member di ILGA World, che in questi giorni ha stilato un manifesto programmatico Queer, Transfemminista ed Europeo.

Per “Un’Italia di Uguaglianza VERA”, verso il 25 Settembre ma anche oltre. Molto oltre.

Non sarà solo una proposta politica per una riconversione LGBTIQ+ di tutto il tessuto socio-culturale, ma anche l’impegno per ribaltare la prospettiva corrente in chiave intersezionale, dichiaratamente e volutamente queer, che vuole contribuire efficacemente a trasformare tutta Italia in una #LGBTIQFreedomZone, andando nella direzione indicata dal Parlamento Europeo.

Una visione per un futuro intergenerazionale e sostenibile, affinché si torni all’idea di una società del bene comune, contrastando propaganda e ideologie oscurantiste già ampiamente cavalcate da Meloni, Salvini e dalla destra radicale.

Un manifesto pensato e voluto in chiave intersezionale, aperto alle questioni di genere e a quelle riguardanti la vita autonoma e indipendente, al rispetto dei corpi, anche quelli non conformi, nella piena consapevolezza che diritti civili e diritti sociali esistono e coesistono insieme e che chi li contrappone vuole negare entrambi.

Per questo saremo in campo alle prossime elezioni, per confermare che una politica diversa è ancora Possibile.

Gianmarco Capogna

Immagine di copertina via Unsplash

Gianmarco Capogna

Classe 1989, sono laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali con una specializzazione in politiche europee di non discriminazione. Attivista queer e transfemminista, mi occupo da oltre dieci anni di battaglie LGBTIQ+ e di parità con un’attenzione particolare nei confronti delle rivendicazione delle persone trans*. Mi piace la politica intesa come impegno per portare avanti battaglie per migliorare il nostro Paese, specialmente quelle di cui nessuno parla mai per dare voce alle persone invisibili. Sono il Portavoce Nazionale della campagna Possibile LGBTI+, che è anche full member di ILGA World. Nella vita mi occupo di progetti di formazione, in ambito sociale, culturale ed educativo. Su Twitter @gmarcoc

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