“Biancaneve nel Novecento”, un romanzo di speranza

Candidato al Premio Strega 2021, “Biancaneve nel Novecento” racconta due storie che attraversano il “secolo breve”, due storie lontane ma indiscutibilmente legate.

Il nuovo romanzo di Marilù Oliva, “Biancaneve nel Novecento” (Solferino Editore, 2021) è un viaggio nella vita della due protagoniste: Bianca e Lili.

Sono loro le voci narranti di questa storia. Apparentemente due persone completamente diverse e lontane sia temporalmente che spazialmente, bisogna arrivare quasi alla fine per capire ciò che le lega. E arrivare alla fine di questo romanzo è piacevole proprio per la capacità dell’autrice di raccontare e farci entrare nella vita dei personaggi.

Bianca inizia a raccontare la sua storia che è solo una bambina. Siamo negli anni ’80. Vive a Bologna con il padre Giovanni che adora e da cui è amata senza freni, e la madre Candi che da Bianca è considerata una matrigna.

Quella di Bianca è una famiglia disfunzionale. Un appartamento disordinato, un padre buono ma senza un effettivo lavoro che è l’eroe per la figlia e con cui si sono creati una sorta di bolla intoccabile dove vivere felici solo tra loro.

La madre è una madre maltrattante, da cui dipendono le sorti economiche della famiglia. Una madre che non voleva esserlo ma le è capitato e sente così il peso sulle spalle di tutta la situazione da cui non può sfuggire. Quindi fugge dalla crudeltà della vita attraverso l’alcool, i casinò e non solo.

In questo contesto cresce Bianca, infelice, per cui la soluzione per evadere la realtà la trova nelle fiabe.

Si identifica subito in Biancaneve, per questo considera la madre la matrigna, senza pensare ai legami di sangue. E in tutta la sua vita le fiabe la accompagneranno, saranno la sua arma di fuga. Seguiremo la sua storia attraverso la sua infanzia e la sua adolescenza, tra amicizie, primi amori, dolori, la scoperta della droga che arriva a Bologna negli anni ’80.

Marilù Oliva fa continui riferimenti agli eventi di cronaca accaduti in quegli anni che fanno da sfondo alla vita della piccola protagonista.

 

Lili è una signora anziana, vive a Roma in un attico pieno di piante, ed è da lì che ci racconta la sua tragica storia.

Lili ci riporta ai campi di concentramento nazisti.

Nata nel 1909 in Bretagna, si è trasferita a Parigi per un matrimonio conveniente ma le speranze di una vita agiata durano poco.

La famiglia di suo marito viene scoperta a proteggere una famiglia di ebrei e vengono tutti deportati.

Inizia l’orrore quando viene internata nel campo di concentramento di Buchenwald che, come lei stessa racconta: «significa bosco di faggi, un nome tanto poetico per designare un pezzo di terra collinare delimitato da doppio filo spinato».

Per la storia narrata da Lili, l’autrice fa un gran lavoro di documentazione per raccontare fatti realmente accaduti e si sofferma su una situazione dei campi di concentramento che molti, ancora oggi, ignorano: i bordelli di Buchenwald. Per incentivare la produttività dei prigionieri si istituirono dei buoni che sarebbero andati a quelli che i nazisti definivano “più meritevoli” e questi buoni permettevano di accedere per 15 minuti al bordello del campo di concentramento.

I bordelli erano presenti in molti dei campi di concentramento nazisti ma questo aspetto non è quasi mai stato raccontato: erano stati i primi ad essere distrutti e i nazisti ne hanno sempre negato l’esistenza.

Le donne stesse non ne volevano parlare per senso di pudore.

Anche se venivano attirate con la promessa di liberazione dopo sei mesi, quindi attratte da una prospettiva di vita migliore ma prese in giro, sono donne che si sono sempre vergognate della loro posizione. Avevano a disposizione pasti, letti e alcol a volontà con cui si stordivano proprio per cancellare il senso di disgusto per loro stesse.

Poche sopravvivevano a lungo e quelle che si ammalavano o cedevano fisicamente venivano portate nella baracca degli esperimenti. Realtà di Buchenwald che era molto attiva. Le voci di Lili e Bianca si susseguono lungo tutto il racconto con storie diverse ma legate da un filo che alla fine vedremo intrecciarsi.

Marilù Oliva è nata a Bologna, è scrittrice, saggista e docente di lettere. Collabora con diverse riviste ed è caporedattrice del blog letterario “Libroguerriero”. In questo romanzo ci racconta di donne, donne forti che nonostante gli orrori a cui può sottoporti la vita, hanno mantenuto la loro purezza e la forza di sperare in un mondo migliore.

Lili non arrendendosi alla tragedia dei campi di concentramento.

Bianca non arrendendosi alla solitudine, alla droga, al lutto.

L’autrice ci parla di traumi. Traumi che a volte viviamo anche senza averne piena consapevolezza e che spesso ci portiamo dentro per tutta la vita, che a volte riemergono e riaprono ferite mai chiuse. Di come questi traumi possiamo riversarli su chi ci sta attorno, di generazione in generazione.

Meritatissima la candidatura che aveva ricevuto dalla giornalista e scrittrice Maria Rosa Cutrufelli per il Premio Strega e un gran peccato che non sia arrivato tra i 12 finalisti.

Biancaneve nel Novecento è un romanzo di speranza.

Giada Giancaspro

Biancaneve nel Novecento
di Marilù Oliva
Solferino, 2021
pp. 352, € 19

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