Nuova Zelanda: Nanaia Mahuta, prima donna Maori a diventare ministro degli Esteri

Il governo laburista di Jacinda Ardern ha eletto il suo nuovo ministro degli Affari Esteri: Nanaia Mahuta, prima donna appartenente ai Maori a ricoprire questo ruolo nella storia del Paese

Il primo ministro della Nuova Zelanda, Jacinda Ardern, ha annunciato i nuovi ministri del Parlamento lunedì 2 novembre. Tra di essi figura anche Nanaia Mahuta, con il ruolo di ministro degli Affari Esteri. Si tratta della prima donna Maori del Paese a essere nominata per questa posizione.

Con quasi un quarto di secolo di esperienza politica, incluso il suo più recente ruolo di ministro per lo Sviluppo Maori e per il Governo Locale, la Mahuta si unirà a quello che sta diventando uno dei Parlamenti più diversificati del mondo. “Riesce ad instaurare relazioni fantastiche molto, molto velocemente. È una delle mansioni chiave del ruolo di ministro degli Esteri” ha spiegato la Ardern parlando della Mahuta. “Basti pensare al difficile lavoro che ha svolto, ad esempio, col suo governo locale. Ha dimostrato, secondo me, quelle abilità diplomatiche di cui abbiamo bisogno per rappresentare la Nuova Zelanda a livello internazionale“.

La Mahuta si era già fatta notare al Parlamento neozelandese.

Quattro anni fa, infatti, si era fatta tatuare il moko kauae, un tatuaggio tradizionale Maori sul mento. È la prima donna a sfoggiarlo durante la sua carriera di legislatrice. “Il moko è una dichiarazione di identità, è come un passaporto” aveva raccontato al The Guardian nel 2016. “Mi trovo a un punto della mia vita in cui sono pronta a dichiarare ufficialmente che questa sono io, e questa è la mia posizione in Nuova Zelanda“. Il nuovo ministro degli Esteri ha dichiarato che spera che molte altre donne di discendenza Maori o mista in tutto il Paese vedano il suo successo come un’altra area professionale in cui viene data loro una opportunità.

Nanaia Mahuta è una dei cinque ministri Maori del Paese.

Alla diversità culturale del gabinetto contribuiscono i membri del Parlamento Ibrahim Omer e Vanushi Walters, i primi leader di origine africana e srilankiana. “Siamo davvero entusiasti del livello di rappresentazione che abbiamo adesso” ha spiegato il vice leader laburista Kelvin Davis, anche lui Maori. “È da 160 anni che i Maori vogliono essere rappresentati. Questo governo ha a cuore quel desiderio“.

Questa squadra mi emoziona“, ha spiegato la Ardern. “Hanno avuto esperienze sul campo, ma anche in politica. Ma rappresentano anche uno svecchiamento, riflettendo la Nuova Zelanda in cui viviamo oggi“. La Nuova Zelanda è abitata da 4.8 milioni di persone, rappresentate da 120 parlamentari. Attualmente, più della metà sono donne e circa il 10% sono apertamente lesbiche, gay, bisessuali e transgender.

Il governo del Paese sta eleggendo membri del Parlamento più giovani.

La Ardern, che ha cominciato il suo secondo mandato a ottobre 2020, è diventata il capo di governo più giovane al mondo nel 2017 quando, a soli 37 anni, era stata eletta 40° primo ministro della Nuova Zelanda.

Il professor Paul Spoonley, vice cancelliere del College of Humanities and Social Sciences alla Massey University, ritiene che l’attuale Parlamento neozelandese sia il più diversificato della storia nazionale in termini di rappresentazione di generi, etnie e indigeni. “Siamo stati testimoni dell’uscita di scena di molti dei membri più anziani, uomini e bianchi, inclusi alcuni che sono rimasti in Parlamento per più di 30 anni” aveva dichiarato Spoonley in una intervista a Reuters a ottobre.

Il nuovo Parlamento presterà giuramento venerdì 6 novembre. Il primo è principale obiettivo sarà aiutare la nazione a riprendersi dalle conseguenze del coronavirus. L’isola, che si è chiusa in un lockdown durante le prime fasi della pandemia, ha registrato finora solo 25 morti.

 

Traduzione di Chiara Romano da npr.org, washingtonpost.com

Immagine di copertina via npr.org

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