Libia: Tripoli liberata dalle forze del generale Haftar

Le forze di Khalifa Haftar sono state cacciate da Tripoli dopo un assedio durato 14 mesi nell’area meridionale della città. Il Guardian riporta gli ultimi sviluppi

Giovedì 4 giugno è terminato l’assedio alla capitale della Libia, Tripoli, durato 14 mesi, da parte delle forze del generale Khalifa Haftar. Gli uomini armati si sono ritirati dall’area meridionale di Tripoli, rifugiandosi verso il sud e l’est del Paese.

Fathi Bashagha, il ministro degli Interni del governo di accordo nazionale (GNA) riconosciuto dall’ONU, ha salutato “l’inizio della fine dell’intero progetto dittatoriale”. L’uomo ha altresì richiesto alle città sotto il controllo di Haftar di sollevarsi contro di lui, evitando così ulteriori conflitti.

La ritirata di Haftar potrebbe essere dipesa dal fatto che il generale sta aspettando l’arrivo di nuovi jet caccia russi a supporto delle sue linee di difesa. L’arrivo dei jet russi in Libia aveva spinto l’esercito statunitense ad alzare l’allerta di una nuova minaccia. Sembra, inoltre, che abbia svegliato la dormiente diplomazia degli Stati Uniti nel Paese.

Le potenze occidentali stanno suggerendo alle forze fedeli al GNA libico di non rovinare il loro nuovo vantaggio militare spingendosi troppo a est. Ciò che consigliano, invece, è di permettere la ripresa delle trattative di pace per formare un nuovo governo di unità nazionale. Nonostante ciò, il premier del governo libico, Fayez al-Sarraj, si è recato ad Ankara per incontrare il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, suo sostenitore. Da marzo, l’aiuto di droni e armamenti turchi ha rafforzato gli sforzi militari contro Haftar.

Nella notte, le forze del generale si sono ritirate anche da Tarhuna.

Secondo quanto riportato, questa località è stata un importante punto focale per il rifornimento della base area di al-Jufra, situata al centro della Libia e diventata fondamentale per Haftar. Circa 14 jet russi non segnalati avevano raggiunto al-Jufra dalla Siria alla fine di maggio. Sembra che le forze del GNA vogliano almeno riprendersi Tarhuna, che si trova a sud di Tripoli. Nell’ultimo anno, questa città è stata protagonista di numerosi omicidi. Alcune milizie del governo potrebbero voler vendicarsi sui gruppi che attualmente hanno in mano il luogo.

Mustafa al-Majei, il portavoce dell’Operazione Burkan Al-Ghadab, o Volcano of Rage, ha accolto con piacere la notizia del ritorno di Tripoli nelle mani del GNA.La città è stata liberata ed è completamente al sicuro. Abbiamo anche raggiunto i confini amministrativi di Tarhuna, a sud-est della capitale”. Il governo ha dichiarato che 25 membri dei gruppi di sminamento sono morti nell’area meridionale di Tripoli nella notte.

Wolfram Lacher, socio senior del thinktank tedesco Stiftung Wissenschaft und Politik, ha chiarito il recente cambiamento d’equilibrio nel potere militare. “La Turchia ha rinnovato il suo sostegno solamente dopo aver costretto il GNA ad accettare un accordo sui diritti marittimi, a novembre 2019. Contrariamente al supporto estero sotto copertura per Haftar, l’intervento turco è stato manifesto ed ha alterato rapidamente l’equilibro di potere, dopo l’aumento delle lotte alla fine di marzo 2020. Il sostegno segreto degli Emirati, fornito con droni e sistemi di difesa area, è stato inefficace ad affrontare l’azione militare turca”.

Lacher ha spiegato che ci sono dubbi sulla stabilità futura sia del GNA sia delle alleanze di Haftar, sull’abilità di Russia e Turchia di arrivare a un accordo riguardo le sfere d’influenza in Libia e sulla ripresa di produzione di petrolio nel Paese, poiché tali aree sono ancora controllate dalle forze del generale.

Secondo lo studioso, le politiche europee sono state catastrofiche.

In futuro, “gli europei potranno solamente agire all’unisono se la Francia cambierà la sua relativa tolleranza per la Russia e il suo atteggiamento antagonistico nei confronti della Turchia. La presenza militare russa in Libia rappresenta una minaccia molto più grande per l’Europa rispetto all’intervento turco”.

Nella sua prima visita all’estero dall’inizio della pandemia del coronavirus, il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, si è recato a Roma per incontrare la sua controparte italiana e discutere della crisi libica. Probabilmente, Le Drian è il politico francese che ha mostrato più supporto per Haftar. Il generale viene considerato una potenziale fonte di stabilità contro le forze islamiste che, secondo il ministro francese, governano il GNA.

In Libia, la guerra civile è cominciata nel 2011, dopo la rimozione prima e l’uccisione poi di Muammar Gheddafi, da lungo tempo dittatore del Paese. Con gli accordi di Skhirat, firmati il 17 dicembre 2015, si era istituito un nuovo governo, guidato da Al-Sarraj e riconosciuto a livello internazionale, sostenuto da Turchia, Italia e Qatar. A questa organizzazione si oppongono le forze di Haftar, uomo forte di Tobruk, che tenta di riconquistare Tripoli. Fra i suoi sostenitori figurano Russia, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Francia ed Egitto.

 

Traduzione di Chiara Romano da theguardian.com

Immagine di copertina via twitter.com/Adnkronos

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