La Palestina interrompe gli accordi di pace con Israele e Stati Uniti

La Palestina ha sospeso tutti gli accordi di pace con Israele e USA. Ciò è dovuto al fatto che Washington e Tel Aviv proseguono con i piani di annessione di alcune aree considerate palestinesi al territorio israeliano

Il leader palestinese, Mahmoud Abbas, ha posto fine a tutti gli accordi di pace e alle intese con Israele e con gli Stati Uniti, incluso gli storici accordi di Oslo del 1993. La decisione, scrive il New York Post, è una conseguenza della decisione di Tel Aviv di annettere una serie di insediamenti della Cisgiordania.

L’Organizzazione per la Liberazione della Palestina e lo Stato della Palestina si esonerano, a partire da oggi, da tutti gli accordi e le intese con il governo statunitense e israeliano. Sono altresì esentati da tutti gli obblighi basati su tali patti, inclusi quelli di sicurezza”, ha dichiarato Abbas martedì 19 maggio.

Israele dovrà “rispondere di tutte le responsabilità e delle obbligazioni davanti alla comunità internazionale, poiché occupante di un territorio della Palestina”. Gli Stati Uniti sono “partner primario del governo di occupazione israeliano”. Pertanto, saranno “pienamente responsabili dell’oppressione del popolo palestinese” ha aggiunto Abbas dopo un incontro di emergenza con il suo gabinetto a Ramallah. L’uomo ha anche chiesto ad altri Paesi di imporre pesanti sanzioni su Israele se il suo primo ministro, Benjamin Netanyahu, procederà con il piano di annessione.

Già in passato, Abbas aveva minacciato l’attuazione di misure simili, ma non era mai passato ai fatti.

Secondo la BBC, se concretizzata, tale mossa potrebbe provocare una serie di cambiamenti drammatici in Cisgiordania. In quest’area, i trattati firmati più di 20 anni fa influenzano la vita quotidiana di moltissimi palestinesi. Inoltre, gli accordi aiutano a supportare una leadership riconosciuta a livello internazionale.

La dichiarazione del leader palestinese è giunta in risposta ai piani di Israele di annettere gli insediamenti ebraici e la zona della Valle del Giordano, come concordato con il piano per il Medio Oriente del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Washington e Tel Aviv avevano svelato l’accordo alla fine di gennaio 2020. Tra le varie proposte inserite nel documento, c’è quella di creare lo Stato della Palestina con capitale Gerusalemme Est, aumentando i territori attualmente sotto il controllo palestinese. Inoltre, il piano riconosce la sovranità israeliana su oltre il 70% degli insediamenti in Cisgiordania e promette diversi aiuti economici.

I palestinesi avevano già respinto tale accordo, accusando Trump di essere a favore di Israele.

Nella stessa giornata di martedì, la Germania e l’Autorità Palestinese hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, esprimendo “seria preoccupazione” per le intenzioni di Israele di annettere parti della Cisgiordania e della Valle del Giordano. Abbas si è detto pronto a negoziare e a volersi impegnare per la fine del conflitto con Tel Aviv, perseguendo la soluzione a due Stati.

Lunedì, invece, durante un incontro dove si è discussa la situazione in Medioriente, l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e le Politiche di Sicurezza dell’Unione Europea, Josep Borrell, ha ripetuto che non riconoscerà alcun cambiamento ai confini sanciti nel 1967, a meno che le modifiche non saranno concordate da israeliani e palestinesi insieme. Il diplomatico ha altresì aggiunto che il blocco europeo utilizzerà tutte le sue “capacità diplomatiche” per prevenire i cambiamenti e assicurare il rispetto della legge internazionale. Il ministro degli Esteri di Israele si è scagliato contro quella che ha definito “diplomazia da megafono”. L’uomo ha criticato l’Unione europea per non aver menzionato le minacce che il suo Paese deve affrontare.

Il governo palestinese sta boicottando la sua controparte statunitense da quanto Trump, nel 2017, ha riconosciuto Gerusalemme come la capitale di Israele. Da parte sua, la Palestina reclama la Cisgiordania, la Striscia di Gaza e Gerusalemme Est come propri territori. Tuttavia, tali aree sono occupate da Israele dalla guerra del Medio Oriente, avvenuta nel 1967. Più di 600.000 ebrei vivono in circa 140 insediamenti in queste aree. La maggior parte della comunità mondiale considera questi villaggi illegali secondo la legge internazionale, nonostante Israele respinga tali accuse.

 

Traduzione di Chiara Romano da nypost.com, bbc.com, haaretz.com, eeaas.europa.eu

 

Immagine di copertina via arabnews.com

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