7 aprile 1994: 26 anni fa il genocidio dei Tutsi in Ruanda

L’ambasciatrice del Ruanda in Corea del Sud il 4 aprile ha rilasciato un’intervista al Korean Times per parlare dell’anniversario del genocidio dei Tutsi e della commemorazione di quest’anno durante l’emergenza Coronavirus
ruanda

La commemorazione del 2019 per i 25 anni dal genocidio in Ruanda.

Quest’anno, l’ambasciatrice del Ruanda in Corea del Sud, Dalila Yasmin Amri Sued, ha avuto le sue ragioni per resistere alle sfide poste dalla pandemia del COVID-19 nella sua prima cerimonia di commemorazione dell’anniversario del genocidio del 1994 contro l’etnia Tutsi, che si è tenuta oggi 7 aprile a Seoul. La diplomatica ha dichiarato che l’evento si sarebbe tenuto ugualmente, ma con un profilo più basso. In questo modo si è rispettata la campagna di distanziamento sociale voluta da Seoul per prevenire la diffusione del nuovo Coronavirus.

In carica in Corea da ottobre 2019, l’ambasciatrice ha ricevuto il compito di condividere il nuovo tema “Ricordare-Unire-Rinnovare” del “Kwibuka”. Si tratta di una settimana di eventi e attività tenuti a livello mondiale per ricordare il massacro dei Tutsi, perpetrato del governo estremista Hutu. Questi tre pilastri sono stati introdotti in quanto, 26 anni dopo questo omicidio di massa, ci sono stati tentativi di insabbiamento e negazione del genocidio.

Dal 7 aprile 1994 alla metà di luglio dello stesso anno, in Ruanda morirono più di 1 milione di persone. Il massacro si deve all’odio interetnico tra gli Hutu e i Tutsi, nonostante la comune fede cristiana. La goccia che fece traboccare il vaso fu la morte dell’allora presidente, Juvenal Habyarimana, di etnia Hutu. Il suo aereo fu abbattuto sopra l’aeroporto di Kigali, la capitale, il 6 aprile 1994. Alcuni ritengono che il responsabile dell’attacco fu l’attuale presidente del Paese, Paul Kagame. Nel giro di qualche ora, cominciò una campagna di violenze che si espanse successivamente dalla capitale a tutto il Paese. Il genocidio viene considerato concluso alla fine dell’Opération Turquoise, una missione umanitaria francese avvenuta col patrocinio delle Nazioni Unite.

La commemorazione riafferma la nostra lotta contro tutti i tentativi da parte di forze negative di nascondere e distorcere la verità di questo tragico evento”, ha dichiarato l’ambasciatrice Amri Sued nell’intervista rilasciata al Korean Times.

Di seguito, riportiamo l’intervista del giornalista sudcoreano Yi Whan-woo del Korean Times all’ambasciatrice del Ruanda in Corea del Sud, Dalila Yasmin Amri Sued, in occasione del 26° anniversario del genocidio dei Tutsi.

In quanto nuova arrivata in Corea del Sud, ci racconti della sua impressione generale sul livello di sensibilità del Paese nei confronti del Ruanda e del genocidio del 1994 contro i Tutsi.

Il genocidio del 1994 contro i Tutsi, cominciato il 7 aprile di quell’anno, è stato una delle peggiori tragedie del XX secolo. Un orrendo e raccapricciante massacro che ha ucciso più di un milione di vittime innocenti in 100 giorni. Soldati, poliziotti e milizie del partito al potere, disseminati in tutto il Paese, presero di mira la popolazione Tutsi, supervisionati da ufficiali locali e nazionali.

Nonostante il genocidio avvenne in larga scala tra aprile e luglio del 1994, la loro strage cominciò già a novembre del 1959. A dicembre del 1963, i massacri diventarono uno sterminio di massa, tanto che gli occidentali che assistettero agli eventi, i giornalisti e i ricercatori cominciarono a definirlo genocidio.

Il massacro finì a luglio 1994, quando il Fronte Patriottico Ruandese (formato da alcuni rifugiati Tutsi in Uganda e guidato dall’attuale presidente Kagame, NdR) prese il controllo del Paese. In quel momento venne stabilito il “Governo Transitorio di Larga Base”, includendo le forze vitali della nazione che non avevano preso parte al genocidio.

In Corea, la sensibilizzazione sul genocidio del 1994 contro i Tutsi avviene regolarmente attraverso eventi commemorativi e attività sotto l’egida del “Kwibuka”. Si tratta di lezioni pubbliche in tutte le scuole del Paese, interviste e altre pubblicazioni nei media coreani. Ci sono anche di eventi sociali organizzati sia dall’ambasciata che dalla comunità ruandese in Corea del Sud.

“Kwibuka” significa “ricordare” e descrive le commemorazioni annuali tenute in ogni parte del mondo per ricordare che il genocidio non dovrebbe accadere mai più. Riafferma, inoltre, la nostra lotta contro tutti i tentativi, da parte di forze negative, di nascondere e distorcere la realtà di questo tragico evento.

genocidio ruanda

Può spiegare perché e come il Ruanda abbia scelto il tema di quest’anno, “Ricordare-Unire-Rinnovare” per commemorare il genocidio?

Il tema “Ricordare-Unire-Rinnovare” riflette questi tre pilastri: ricordare onorando la memoria di oltre un milione di vittime; unire attraverso la forza e la dignità della nostra nazione; e rinnovare la nostra determinazione per costruire un futuro prospero per le generazioni future. Ogni anno, il 7 aprile, l’ambasciata e la comunità ruandese in Corea, insieme agli amici coreani e ai corpi diplomatici, si incontrano per commemorare ufficialmente la “Giornata Internazionale di Riflessione sul genocidio del 1994 contro i Tutsi”.

A causa della pandemia globale dovuta al nuovo Coronavirus, le attività di quest’anno avverranno rispettando il distanziamento sociale. Le discussioni pubbliche, che di solito attraggono grandi folle nel Paese, in Ruanda e nel mondo non verranno organizzate al chiuso, ma verranno trasmesse online in tempo reale.

Condivideremo un programma che ci permetterà di unire tutto il mondo negli eventi e nelle attività commemorative che avverranno in Ruanda. Ci saranno molte meno persone presenti fisicamente, ma moltissimi si uniranno online, cercando in questo modo di evitare l’ulteriore diffusione della pandemia dovuta al COVID-19.

È d’accordo nel dire che, quando si parla di genocidio o altri crimini di massa, il Ruanda ha molto da insegnare agli altri Paesi in termini di conservazione della memoria, accuse contro i responsabili del crimine e sforzi per evitare che la storia non venga negata o distorta?

Attualmente, il genocidio contro i Tutsi è riconosciuto a livello internazionale. Tuttavia, gli sforzi per costruire un memoriale e far giustizia sono resi difficili da bugie, insabbiamenti e smentite di coloro che hanno dato vita al genocidio.

Queste persone cercano di farla passare come una guerra civile iniziata dal Fronte Patriottico Ruandese, una guerra tra etnie o un doppio genocidio. Invece, il massacro è stato opera di un gruppo che voleva prendere il potere utilizzando un’ideologia estremista impressa nell’immaginazione di una vasta parte della popolazione.

Nel 2015, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato una chiara Risoluzione, chiedendo agli Stati di inasprire i controlli su tutti i negazionisti del genocidio contro i Tutsi.

La Risoluzione 2150 del 16 aprile 2014 “sottolinea l’importanza del tenere in considerazione le lezioni del genocidio del 1994 contro i Tutsi in Ruanda (…). Condanna senza riserve qualsiasi negazione di questo massacro e sollecita gli Stati membri a sviluppare programmi educativi che inculcheranno nelle generazioni a venire la lezione che ci insegna il genocidio, così da prevenirne altri in futuro”.

Il 26 gennaio 2018, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha ufficialmente stabilito che il 7 aprile di ogni anno ricorre la “Giornata Internazionale di Riflessione sul Genocidio del 1994 contro i Tutsi in Ruanda”. Ciò corregge l’inesattezza della precedente Risoluzione A/RES/58/234 del 2003, che non menzionava il gruppo etnico soggetto allo sterminio.

Lei proviene da una nazione che un tempo era divisa a livello etnico. Quale messaggio vorrebbe inviare alla Penisola Coreana, così ideologicamente divisa, nel 70° anniversario della Guerra di Corea?

Ogni Stato ha un’esperienza diversa. Dopo il genocidio contro i Tutsi, il governo nazionale del Ruanda ha dato il via a una serie di attività di ricostruzione e promozione dello sviluppo socioeconomico della sua popolazione.

Nel 70° anniversario dell’inizio della Guerra di Corea, rendiamo omaggio a tutti gli eroi che si sono impegnati per la pace e la stabilità della penisola. Ricordiamo coloro che si sono sacrificati per una nazione libera da tensioni e ingiustizia. Una nazione che possa vivere in una situazione di prosperità, unità e pace permanente, valida per tutte le persone e in tutte le regioni.

genocidio ruanda

I sudcoreani più giovani tendono ad avere meno interesse in o, addirittura, sono contro l’unificazione delle due Coree rispetto alle generazioni più vecchie. In questo scenario, come pensa che i giovani sudcoreani possano imparare dal Ruanda a capire meglio la loro storia e il loro ruolo futuro?

Viviamo tutti insieme sotto la stessa premurosa leadership di un governo visionario. Ciò ha reso possibile ed efficace il viaggio di riconciliazione dei ruandesi. Il genocidio fu interrotto nel luglio 1994 dal Fronte Patriottico Ruandese dopo aver sconfitto le forze che avevano avviato quel massacro.

Ventisei anni dopo, il Ruanda si è ricostruito solidamente scegliendo il percorso della giustizia, dell’unità e dello sviluppo del Paese, perpetrato dalla sua stessa popolazione. Questa è l’eredità del Ruanda.

I ruandesi sono molto stupiti dalla veloce ripresa economica e dalle crescita della Repubblica di Corea, dopo la totale devastazione causata dalla tragica e disastrosa guerra avvenuta tra il 1950 e il 1953 che ha portato alla divisione della penisola e ha mietuto milioni di vittime.

Ci spieghi come il genocidio del 1994 ha spinto il Ruanda a rinascere dalle proprie ceneri, 26 anni dopo.

Questa tragedia ha gettato il Ruanda nel buio più totale. Nonostante ciò, la leadership del Paese, con a capo Kagame, è riuscita a fornire una potente energia quando lo Stato stava riprendendosi da queste atrocità, dalla povertà e dalla sofferenza. Ciò ha portato il Ruanda ad essere la nazione che è oggi. In secondo luogo, la diligenza, la competitività e la resilienza del popolo sono le ragioni della crescita sociale ed economica.

Il Ruanda sta rapidamente diventando uno dei Paesi più attraenti e vivaci dell’Africa. L’istruzione base è gratuita per gli studenti della scuola elementare e la passione per l’istruzione in tutto lo Stato è paragonabile a quella della Corea.

Questo è il suo primo mandato da ambasciatrice: quali sono i suoi obiettivi a breve e lungo termine?

Rafforzare le relazioni bilaterali tra Ruanda e Corea nei settori del commercio, investimenti, tecnologia ed esplorare la collaborazione a livello ecologico. La cooperazione economica è un pilastro chiave della nostra eccellente relazione bilaterale. Inoltre, c’è una stretta collaborazione nei settori dell’istruzione, dell’agricoltura e delle tecnologie di informazione e comunicazione.

Traduzione a cura di Chiara Romano dal The Korean Times

Immagine di copertina via Twitter

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