“I have a dream”, Apartheid e diritti civili in una mostra fotografica a Milano

I have a dream: le celebri parole di Martin Luther King Jr. danno il nome a una mostra in corso alla Casa di vetro di Milano sulla lotta per i diritti civili degli Afroamericani. Circa 200 fotografie per raccontare il difficile percorso dalla segregazione razziale alla riappropriazione della libertà

Il presidente Lyndon Johnson e Martin Luther King a colloquio nella Casa bianca il 18 marzo 1966

Il presidente Lyndon Johnson e Martin Luther King a colloquio nella Casa Bianca il 18 marzo 1966.

I have a dream è il passaggio di uno dei discorsi più famosi della storia, quello pronunciato da Martin Luther King Jr. davanti al Lincoln Memorial al termine della marcia su Washington per il lavoro e la libertà del 28 agosto 1963. Non poteva che essere I have a dream il nome della mostra alla Casa di vetro di Milano in cui sono esposte fotografie realizzate da alcuni dei più grandi fotoreporter statunitensi nel periodo che va dalla fine della Guerra civile fino agli anni ’60 del Novecento. Fotografie che danno un volto agli uomini, alle donne e ai bambini afroamericani che hanno lottato per la conquista dei diritti civili in una nazione ostile dopo l’abolizione della schiavitù.

Sono trascorsi cinquant’anni dall’uccisione di Martin Luther King Jr., avvenuta nell’aprile del 1968. Per l’occasione il giornalista Alessandro Luigi Perna ha curato questa mostra, parte del progetto History & Photography, che si propone di raccontare la storia contemporanea attraverso le immagini.

Molte delle fotografie dell’esposizione I have a dream (scattate da grandi reporter come Lewis Hine, Dorothea Lange, Arthur Rothstein, Jack Delano, Gordon Park) provengono dagli archivi di stato americani e mostrano i momenti salienti che portarono al Civil Rights Act del 1964 – che pose fine alle disparità razziali in ogni aspetto della vita pubblica – e al Voting Rights Act del 1965 – che sancì il diritto di voto a tutti i cittadini americani.

Nel percorso espositivo di I have a dream, visitabile fino al prossimo 23 giugno, si incontrano i protagonisti della lotta alla segregazione razziale. C’è un primissimo piano di Malcolm X, il controverso politico attivista dei diritti civili assassinato a Manhattan durante un discorso pubblico. Si assiste al colloquio tra il presidente Lyndon B. Johnson e Martin Luther King Jr. nella Sala di Gabinetto della Casa Bianca. Si riconoscono i giovanissimi volti di Joan Baez, Bob Dylan e Marlon Brando che partecipano alla marcia per i diritti civili a Washington.

Ma non ci sono solo i volti noti. Parte essenziale di I have a dream sono le persone comuni, immortalate in momenti di vita vissuta nel quotidiano. Un uomo che entra a teatro utilizzando l’ingresso riservato alla gente di colore; tre contadini che arano un campo di cotone; Ella Watson, donna delle pulizie del governo, in posa mentre imbraccia una scopa; la piccola Ruby Bridge che esce da scuola scortata dai federali per proteggerla dagli attivisti bianchi sostenitori del ripristino della segregazione razziale.

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Poi ci si imbatte in manifestazioni, lotte con la polizia, arresti. Infine, i primi tentativi di integrazione tra bianchi e neri nelle scuole e nei luoghi pubblici. La funzione eternatrice della fotografia si realizza appieno in questa mostra: decenni di strenua lotta per i diritti civili non restano relegati nel passato ma diventano di nuovo presente. E nel volto fiero di Martin Luther King Jr., fotografato pochi momenti prima di pronunciare quel discorso, I have a dream, si legge il faticoso cammino di tanti uomini e donne afroamericani verso la libertà e l’uguaglianza.

Matteo Mammoli

Immagini dell’articolo gentilmente concesse dall’ufficio stampa della mostra

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