L’alimentazione in tempo di crisi

Più consapevoli e attenti allo spreco: così cambiano le abitudini alimentari dei cittadini del Lazio in tempo di crisi

 di Francesca De Santis

spesa-al-supermercatoIn occasione della Giornata Mondiale dell’alimentazione, sono stati presentati i risultati dell’indagine “Verso l’Expo: gli italiani e gli sprechi alimentari, a casa e nelle mense scolastiche”, condotta da IPSOS per ActionAid, organizzazione non governativa che si occupa di combattere povertà e ingiustizia sociale in Italia e nel mondo.

Secondo quanto emerge dallo studio, il 65% degli abitanti del Lazio ha dichiarato che, rispetto a due anni fa, la quantità di cibo che finisce in spazzatura si è notevolmente ridotta. A influire positivamente sulla riduzione degli sprechi è soprattutto una nuova consapevolezza dell’impatto che il proprio consumo incontrollato, individuale o familiare, può avere sul resto del mondo (62%), una sensazione di disagio e di senso di colpa nei confronti di chi ha meno possibilità di accedere al cibo, in Italia e nel mondo (28%) e una maggiore attenzione all’ambiente (16%).

Questa forte sensibilità verso scelte di consumo più consapevoli si concretizza nel comportamento che i cittadini del Lazio tengono di fronte ai prodotti alimentari che si apprestano ad acquistare: ben il 91% compra frutta e verdura sfusa a peso e senza involucri più di una volta l’anno e il 23% sceglie detersivi e prodotti per la casa “alla spina”. Inoltre, i cittadini del Lazio amano fare la spesa al mercato: l’82% ha dichiarato di prediligere i banchi del mercato rionale più di una volta l’anno e la metà si affida anche a iniziative di piccoli produttori locali o a “km0”. Altri fattori che influiscono sulle scelte di consumo dei laziali sono: l’aspetto del prodotto (59%), la stagionalità (47%) e la provenienza italiana (41%).

Tuttavia, anche gli effetti della crisi si fanno sentire e spingono il 33% degli abitanti del Lazio a comprare cibi in promozione e il 14% a scegliere prodotti simili ad altri ma con un prezzo più basso. Inoltre, il 41% ha dichiarato di aver tagliato gli sprechi alimentari proprio a causa delle difficoltà legate alla negativa congiuntura economica. Parallelamente, sebbene il 77% dei cittadini del Lazio dichiari di comprare ancora un po’ più dello stretto necessario, il 35% sostiene di non gettare mai o quasi mai cibo scaduto o deteriorato senza che prima sia stato consumato.

Gli intervistati sembrano, in generale, avere anche una buona conoscenza delle problematiche legate allo spreco di cibo in Italia e nel mondo e alle sue conseguenze: un laziale su tre dichiara di sapere che un terzo del cibo prodotto viene sprecato e in linea con la media nazionale, il 27% sa che al mondo, per ogni persona che non ha da mangiare, ce ne sono due in sovrappeso; il 58% è cosciente che viene prodotto cibo sufficiente a sfamare molte più persone di quelle che lo abitano e solo il 2% degli intervistati non immagina neppure che il 13% delle famiglie italiane non si possa permettere un pasto adeguato ogni due giorni.

Dati più allarmanti si registrano per quanto riguarda invece il comparto mense scolastiche, dove vengono consumati circa due milioni di pasti al giorno. Pur non esistendo dati nazionali sugli sprechi alimentari prodotti nelle mense scolastiche, secondo alcune rilevazioni, circa il 10% dei pasti serviti sono eccedenze, delle quali l’85% è totalmente sprecato. I genitori italiani interpellati da IPSOS individuano proprio nello spreco il grande problema del servizio di ristorazione scolastica: su una scala da 1 a 10, essi attribuiscono un punteggio di 7.6 alla pulizia degli spazi, 7.1 alla qualità del cibo e solo 6.7 alla lotta allo spreco nelle mense.

E’ in questo quadro che si andrà a inserire Expo 2015, dedicato al tema “Alimentazione sana, sicura e sufficiente per tutto il pianeta”. A livello nazionale, il 54% degli italiani intervistati da IPSOS ha dichiarato di voler visitare l’esposizione universale. Diverse le aspettative nei confronti dell’appuntamento milanese: la diminuzione del divario nella distribuzione delle risorse a livello globale (30%), la riduzione degli sprechi in tutta la filiera (30%), la lotta alla fame nel mondo (17%) nonché la riforma del sistema globale per la produzione agricola (8%).

L’augurio è che l’esposizione universale sappia cavalcare l’onda di questa crescente attenzione a scelte alimentari e di consumo più consapevoli, lasciandosi alle spalle la scia di scandali che sino ad ora, purtroppo, sono una delle poche cose che lo hanno reso celebre.

 

 

 

 

 

 

[1] Ricerca Nomisma/Pentapolis 2013

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Una risposta

  1. 3 Novembre 2014

    […] numero degli orti urbani è cresciuto vertiginosamente nell’ultimo periodo. La crisi ma anche una maggiore attenzione alla qualità del cibo e al chilometro zero hanno contribuito al ritorno degli italiani alla terra. Secondo un’analisi della Coldiretti […]

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