Una "Macelleria" di gelateria

La seconda delle nostre interviste a tre giovani protagonisti del “nuovo artigianato” italiano

di Caterina Mirijello

Sapersi reinventare è un’arte che richiede coraggio, entusiasmo e voglia di mettersi in gioco. Ci racconta la sua avventura australiana il Mastro Gelataio Matteo Zini.

“La Macelleria” (sito webpagina Facebook)

fonte immagine: facebook.com/macelleria.gelateria

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Artigianato, antidoto alla crisi, ma anche desiderio di creare un lavoro proprio, personalizzato, in cui ogni oggetto esprime il nostro essere. Com’è nato il tuo progetto?

Il nostro progetto, siamo io e altri 2 ragazzi, nasce circa 2 anni fa dalla voglia di sfuggire dalla situazione di crisi che si stava sempre più evidenziando in Italia. Un modo per crearsi un futuro senza dipendere da qualcun altro. Abbiamo pensato che il modo migliore per crearsi questo tipo di “indipendenza” era imparare un mestiere artigianale, perché è l’unico modo che ti permette di essere protagonista e “controllore” di ciò che stai facendo a 360°. L’università ti fornisce nozioni generali, le aziende in questo momento sono concentrate a sopravvivere e hanno poco da insegnarti quindi l’unico modo per sfuggire a un know-how generico e facilmente reperibile sul mercato è imparare un mestiere da zero e cercare di aspirare a essere i migliori, mixando le competenze acquisite con Università e esperienze lavorative in azienda e infonderle nel mestiere artigianale. Un viaggio in Australia dopo la laurea mi ha portato a valutare l’ipotesi di emigrare all’estero e il gelato è un prodotto riconosciuto in tutto il mondo come italiano e facilmente esportabile all’estero. Adesso siamo in Australia e stiamo per aprire la nostra gelateria a Brisbane, un sogno che sta diventando realtà.

Fare quello che ci piace. È davvero così? E soprattutto: è davvero possibile?

Partiamo dal presupposto che tutto è possibile e basta volerlo. E basta non avere paura. Quando ci siamo lanciati in questo progetto molto persone ci hanno ritenuti folli perchè avevamo deciso di lasciare i nostri lavori “sicuri” (non c’è niente di sicuro al giorno d’oggi). Quindi è davvero possibile.

Un “laureato artigiano”, la teoria che diventa pratica. Come e quanto il tuo percorso di studi è stato utile nella realizzazione del tuo lavoro?

Innanzitutto mi è stata utile per valutare il settore del gelato. La nostra scelta è stata dettata dalla passione ma anche da sostenibilità economica. Nel progetto stiamo mixando competenze di marketing (attività, eventi, promozioni abbastanza nuovi nel settore) e di consulenza. Abbiamo appena diversificato il business offrendo servizi di consulenza, rappresentando brand italiani in Australia e tutto il Sud Est Asiatico.

fonte immagine: facebook.com/macelleria.gelateria

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Quali sono i maggiori ostacoli avuti nell’apertura della tua attività? E quali gli ostacoli che ancora persistono?

Aprire un’attività in Italia non è per niente semplice, soprattutto per under 30. È stata un’esperienza che abbiamo voluto provare a tutti i costi come “training” per la “vera” apertura in Australia. Anche in Australia non è per niente semplice aprire un’attività, soprattutto da straniero senza esperienza di business all’estero. Diciamo che vieni preso poco in considerazione, devi lottare e spingere per farti sentire. Noi non molliamo mai e, a differenza dell’Italia, siamo sicuri che il gioco valga la candela. In Italia, lotti con tutto te stesso per sopravvivere e spesso non vieni ripagato dei sacrifici. In Australia siamo abbastanza sicuri (non abbiamo ancora aperto quindi non possiamo dirlo con certezza) che tutti gli sforzi verranno ripagati perché l’economia è solida, l’apparato burocratico e governativo è efficiente,  le tasse non sono eccessive come in Italia e la gente ha ancora voglia di spendere, soprattutto se il prodotto è italiano e di qualità.

Ogni tanto ti stuzzica l’idea di staccare dal muro la tua laurea, riprenderla in mano e quindi chiudere bottega?

Mai. La laurea è un foglio di carta. Le nostre mani rappresentano noi stessi attraverso il nostro Gelato.

 

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