Pantano Imu

Una breve panoramica sul cosiddetto “Caos Imu”, nuova ragione di scontro tra istituzioni

di Andrea Ranelletti

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“Caos Imu”, “Scontro istituzionale”, “battaglia divisiva”: l’abbondanza della drammatizzazione riguardante la questione Imu rivela l’entità del disappunto che si è diffuso all’interno delle parti in causa.

Due i principali ambiti del conflitto, entrambi destinati – qualora non si riuscisse a trovare una soluzione al problema – a pesare sulle spalle dei cittadini: la capacità del Governo di trovare una copertura della prima rata Imu, congelata per decreto legge; il rischio dell’impossibilità di eliminare interamente la seconda rata in quei comuni (circa 600, tra cui 40 comuni capoluogo) in cui l’aliquota era stata innalzata al di sopra dello 0,4%.

L’impossibilità dello Stato italiano di coprire per intero l’eliminazione della seconda rata dell’Imu, potrebbe finire sulle spalle dei cittadini dei comuni che hanno alzato l’aliquota al di sopra dello 0,4%: le casse statali non riuscirebbero infatti a garantire una copertura superiore al 60% (inizialmente si parlava di 50%). Qualora siano i contribuenti dei comuni coinvolti a doversi prendere carico del pagamento parziale dell’Imu sulla prima casa, si verificherebbe una “mini-stangata” per i cittadini, per una media di circa 42 euro a persona. Il rischio che a doversi occupare della copertura siano i comuni italiani ha invece generato negli scorsi giorni uno scontro verbale tra Governo e alcuni dei sindaci italiani.

 «Il governo faccia rapidamente chiarezza sulla seconda rata dell’Imu 2013 e onori gli impegni assunti con i contribuenti e i Comuni italiani» ha affermato il sindaco di Torino Piero Fassino, attuale presidente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani. «I sindaci hanno dimostrato ampiamente responsabilità e spirito propositivo, ma non si può abusare della loro pazienza e tanto meno si può abusare della pazienza dei cittadini». Rincara la dose Giuliano Pisapia, uno dei primi cittadini più schierati nella battaglia contro il taglio dell’imposta: «Se fosse così sarebbe una follia […]. Voglio sperare che non sia ancora una scelta perché se lo fosse saremmo allo scontro istituzionale». «L’unica cosa seria sarebbe rimettere interamente l’imposta» afferma il segretario della CGIL Susanna Camusso.

Come non bastasse, cresce il timore per la difficoltà di trovare la copertura per l’eliminazione della prima rata. Un comunicato della CGIA di Mestre pubblicato sabato 30 novembre ha dato voce ai dubbi in merito: l’assenza dei 600 milioni di euro della sanatoria per i concessionari dei giochi e dei 925 milioni di entrate Iva che le imprese dovranno versare una volta che la Pubblica Amministrazione saldi il debito nei loro confronti, rischiano di fare scattare la cosiddetta “Clausola di salvaguardia”, che darà al Ministero dell’Economia la facoltà di coprire il debito tramite ulteriori accise e imposte.  «Voglio sperare che ciò non accada – chiosa a margine del comunicato Giuseppe Bortolussi, segretario della CGIA – sarebbe una vera e propria beffa. Dopo che per mesi ci hanno assicurato che nel 2013 non avremmo pagato l’Imu sulla prima casa, rischiamo, invece, di pagarla, almeno in parte, sotto altre forme».

(fonte immagine:http://www.unita.it/)

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