MedFilm Festival 2013. Il cinema mediterraneo a Roma

Inizia la diciannovesima edizione del festival, con speciali focus sul cinema croato e greco

di Giulia Marras

©Francesco Cuomo fonte immagine: rbcasting.com

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Siamo atterrati sul pianeta della consapevolezza”: inizia così la conferenza stampa per la 19 edizione del Medfilm Festival, con le parole della sua fondatrice e direttrice Ginella Vocca, che continua: “si può fare”. Consapevoli quindi delle limitazioni del momento economico e politico attuale, della mancanza di fondi pubblici e della rischiosa decisione di anticipare quest’edizione di ben cinque mesi dalla solita programmazione ottobrina, gli organizzatori sono comunque riusciti ad articolare un’attenta e preziosa scelta di corto e lungometraggi tra la vasta offerta dei paesi mediterranei, grazie anche all’importantissima partecipazione di giovani collaboratori.

Il paese Ospite d’Onore di quest’anno sarà la Croazia, rappresentata in conferenza dall’ambasciatore Damir Grubiša. La Croazia dal 1° luglio sarà il ventottesimo paese ad entrare nell’Unione Europea. Grubiša descrive l’ingresso come un “progetto di pace, benessere e solidarietà” verso i paesi fratelli e soprattutto verso i vicini di casa: per questo il Medfilm rappresenta l’occasione perfetta per conoscersi e avvicinare le culture mediterranee. “Il cinema è un linguaggio europeo” afferma Lucio Battistotti, rappresentante italiano della Commissione Europea, ed è proprio sul cinema che, a Roma specialmente, ci si vuole confrontare.

Per questo il Festival proporrà i maggiori registi croati, tra lungometraggi e documentari, tra i quali i kolossal sulla battaglia partigiana jugoslava di Veljico Bulajic, al quale verrà consegnato il Premio alla Carriera il 28 Giugno al MAXXI, altro grande polo del MedFilm di quest’anno, oltre alla consueta Casa del Cinema e al Cinema dei Piccoli. Tra gli altri, Bulajic ha collaborato con Elio Petri e Cesare Zavattini, e realizzato il film premiato all’Oscar La battaglia della Neretva, 1969 con Orson Welles e Franco Nero, per fare dei nomi.

Non solo Croazia, comunque presente con ben 5 lungometraggi, 2 documentari e 7 corti, ma verranno ospitati anche focus su Grecia e Spagna, e non è semplicemente un caso che siano i due paesi più colpiti dalla crisi, terreni fertili su cui piantare storie e talenti. I curatori tengono a sottolineare la tendenza narrativa di tensione tra società e individuo, elemento quest’ultimo centrale nei soggetti proposti quest’anno, tra sogni negati, identità smarrite e “corpi che sbocciano e muoiono”. E in queste tematiche si muovono gli autori italiani presenti in questa edizione, valorizzati anche grazie alla sezione Le Perle, dedicata agli invisibili nostrani, come Bellas Mariposas, film di Salvatore Mereu che ha avuto un travagliato viaggio con la distribuzione italiana, ma che fin dalla presentazione a Venezia ha dimostrato le sue qualità di modernità e genuinità grazie alle storie della periferia cagliaritana; e poi Sta per piovere, storia di immigrazione e di identità “altra” di Haider Rashid (recensito proprio da Federico Larosa per questo settimanale) o il documentario Fatti Corsari di Stefano Petti e Alberto Testone.

Il Concorso Ufficiale Premio Amore e Psiche prevede invece nove lungometraggi, alla base di un’idea di rinnovamento sia dal punto di vista anagrafico (4 opere prime, 2 opere seconde e 3 opere terze) che contenutistico ed estetico, a detta almeno del giovanissimo curatore Giulio Casadei, il quale sottolinea la partecipazione di A.C.A.B. All Cats Are Bastards di Konstantina Voulgaris, sulla grave precarietà economica ed affettiva dei ragazzi greci, l’israeliano Rock The Casbah, ambientato durante la prima intifada, e l’italianissimo ed acclamatissimo La Leggenda di Kaspar Hauser di Davide Manuli, che continua concettualmente il suo precedente Beket con la storia del trovatello tedesco nelle terre sarde.

Un’altra sezione sarà quella dedicata ai documentari internazionali, concorso curato dal regista Gianfranco Zannone, nella quale sarà ospitata anche una retrospettiva sul celebre documentarista francese Sylvain George, il quale, come in L’Impossible o Vers Madrid, focalizza i suoi lavori con il tema dell’immigrazione.

Infine, oltre al consolidato concorso per i cortometraggi, quest’anno il Medfilm si arricchisce della sezione Letture dal Mediterraneo, un’occasione in più per riflettere sul rapporto tra racconto scritto e filmato, tramite gli “scrittori del mare”, come Sarah Zuhra Lukanic, Stefano Polli, o Francesca Bellino.

Dopo la cerimonia di apertura il 21 giugno, giorno del solstizio d’estate, dal 24 parte un festival votato alla contemporaneità, ai giovani, al cinema d’avanguardia e all’incontro delle culture mediterranee, di cui non si bisogna dimenticare mai di farne parte. Essenziale.

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