Roland Garros, la terra dei giganti: tutti a caccia degli “invincibili” Rafa e Serena

Scattato ieri a Parigi il secondo Slam stagionale, appuntamento clou sulla terra rossa: Nadal e la Williams al via da super favoriti, con numeri da record e poche speranze per i rivali di sempre

di Paolo Pappagallo
@paul_parrot

rolandgarros2013Da queste parti, di sovrani illuminati e fermenti rivoluzionisti se ne intendono parecchio, ça va sans dire. E la storia, quella con la S maiuscola, ci perdonerà se, per questa volta, osiamo accostare lo splendore dei verdeggianti giardini della splendida reggia di Versailles alla pur nobilissima terra rossa dello Stade Roland Garros, nel cuore del XVI arrondissement parigino. Ma l’aristocrazia del tennis mondiale, riunita da ieri e fino al 9 giugno sui campi della Ville Lumière per il secondo, attesissimo Slam della stagione 2013, ha fame, moltissima fame.
Un languore che non potrebbe certo essere placato dalle celeberrime quanto beffarde brioches di luigiana memoria, si’ll vous plait. A maggior ragione quando, mai come quest’anno, a serpeggiare con efferata concretezza nell’aria è il rischio, per quasi tutti i protagonisti e protagoniste della più importante kermesse della stagione sul rosso, di ritrovarsi a fine torneo con in mano poco più di un pugno di briciole, rimasugli di luculliani e gargantueschi banchetti altrui.

Appetiti insaziabili, da dominatori assoluti del circuito mondiale; due vere e proprie macchine da guerra sbarcate in Francia con numeri spaventosi, da collezionisti di ossa oltre che di trofei in bacheca. Ironia della sorte, nella terra d’origine degli chansonnier, sembrano così rieccheggiare gli echi del motivetto di un gruppo simbolo della musica del belpaese italiano: chi fermerà Rafa Nadal e Serena Williams?

Il mancino di Manacor e la “black star” del tennis a stelle e strisce sono molto più dei personaggi da copertina del momento nel mondo della racchetta: sono il simbolo della risalita totale da un inferno che travalica il contesto sportivo e tocca le corde di presente e futuro, rendendo il 2012 un’annata da sottolineare sul calendario rigorosamente con l’evidenziatore nero.

Rafa, con la cartilagine del ginocchio sinistro ridotta quasi a brandelli, se l’è vista brutta per il prosieguo della carriera più di quanto i 7 mesi di riposo forzato possano aver fatto pensare. Serena, addirittura, ha rischiato la vita a causa di un’embolia polmonare, roba da mettere pure in terzo piano i due delicati interventi subiti ai tendini di entrambi i piedi.

Che i due avessero una voglia indomabile e spasmodica di riprendersi il maltolto lo dice la nuda e cruda matematica: 8, come i tornei disputati da entrambi da inizio stagione, che per il maiorchino corrispondono ad altrettante finali, di cui 6 inquadrate in bacheca. Impressionante, considerando che Nadal, dopo essersi imposto ultimamente anche a Madrid, a Roma ha mostrato pure qualche comprensibile momento di calo fisico, regalando un set di schianto a Gulbis negli ottavi e lottando oltremodo con Ferrer nei quarti, prima di spazzare via rispettivamente Berdych e Federer nella riconquista a mani basse del Foro Italico.

Serenona, dal canto suo, si è fermata ad “appena” un ottimo 6 su 8, condito da 5 successi finali, scoprendo però dalla finale di metà febbraio a Doha l’esilir dell’invicibilità: il bilancio degli ultimi tre mesi parla di 24 successi di fila con punteggi emblematici, vedi gli appena 5 giochi lasciati alla Sharapova in finale a Madrid e i 4 concessi alla Azarenka nell’ultimo atto del torneo romano. Per capirci, la bielorussa numero 3 del mondo, pur travolta sul Centrale del Foro, ha soffiato all’americana più game totali di quanti fossero riusciti a metterne a referto le sue avversarie nei turni precedenti.

Numeri da emicrania quindi, soprattutto per avversari e avversarie dei due top player del momento. Anche perché, in campo maschile, i problemi per i rivali di Rafa abbondano più della pioggia in questa strana primavera: del miglior Djokovic si ormai perse le tracce in quel di Monte-Carlo, guarda caso dopo il trofeo scippato dal serbo a Nadal in uno dei suoi territori di caccia preferiti. Il remake potrebbe però essere presto servito visto il responso del sorteggio parigino, che vede numero 1 e numero 4 probabili e gustosi semifinalisti per la gioia del pubblico pagante del Court Philippe Chatrier.

Nella parte bassa del tabellone, molto ruota intorno al reale stato di forma di Roger Federer, attorno al quale si sprecano le illazioni dopo il flop di Madrid e l’inappellabile sconfitta in finale a Roma: se rivincita ancor più prestigiosa con Nadal dovesse essere, lo sarà per lo svizzero dopo gli incroci pericolosi con Simon negli ottavi, Tsonga nei quarti e uno tra Ferrer e Berdych alle porte del duello finale. Il tutto ricordando ai naviganti che Sir Andy Murray è fermo ai box per problemi alla schiena. 

Tra le quote rosa, il quesito quasi sprezzante ruota attorno al nome di colei che potrà riuscire a strappare almeno un set all’onnivora Serena. Tutte le indicazioni portano a Maria Sharapova, campionessa uscente e unica interprete di altissima levatura in un seeding femminile sempre più livellato sì, ma verso il basso. Anche il tabellone sembra sposare questa ipotesi accreditando la russa, di nuovo in pista dopo il forfait nei quarti a Roma, dal lato Azarenka per le semifinali e la più giovane delle sorelle Williams, ahinoi, sulla strada di Sara Errani.

Già, Sarita, al ritorno sulla terra transalpina dopo la straordinaria cavalcata dello scorso anno, interrotta solo al suo acme dalla spumeggiante biondona siberiana, che la proiettò definitivamente nel gotha della racchetta mondiale. Detto che la compagna di merende, Roberta Vinci, potrebbe incontrare Serena sulla sua strada già negli ottavi, ripetersi avrebbe qualcosa oltre il miracoloso. Ma non dimentichiamo che il rosso parigino per i colori azzurri profuma di magia, con le tre finali consecutive raggiunte dalle nostre giocatrici negli ultimi 3 anni. Dunque, il popolo ha fame? Parigi è il regno dell’alta pasticceria, mica solo delle brioches!

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