Nuvole sull’Expo

Mentre l’Expo 2015 si avvicina, Milano è ancora in affanno

di Andrea Ranelletti

Cantieri expoLo scorso 31 marzo è ricorso il 5° anniversario dell’assegnazione dell’Esposizione Universale 2015 a Milano. Il capoluogo lombardo batté in scioltezza la turca Smirne, sopravanzandola di una sessantina di voti e dando il via al giubilo. Si prospettavano investimenti per più di 20 miliardi di euro, che avrebbero dovuto però generare introiti per circa 45 miliardi nelle casse delle imprese coinvolte e circa 30 milioni di visitatori alla città. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano salutò la vittoria, celebrando “l’eccellenza del Sistema Italia”, pienamente “riconosciuta e apprezzata a livello internazionale”.

L’entusiasmo di quei giorni è oggi storia. Sono cambiati gli attori in gioco, è cambiata la situazione economica degli enti locali e dello Stato italiano, è cambiata la percezione dell’enorme investimento: difficile dire se oggi il progetto-Expo sarebbe stato intrapreso.

A distanza di 700 giorni dalle celebrazioni per l’inizio della manifestazione, i lavori sono ancora in alto mare, i cantieri sono in difficoltà, lo Stato fatica a elargire il denaro necessario alle aziende coinvolte nella costruzione. Secondo una recente inchiesta de “La Repubblica”, su 1,3 miliardi totali, gli enti pubblici dovrebbero versare ancora 963 milioni nelle casse della società che gestisce l’Expo per costruire la Smart City, destinata a nascere tra Milano e Rho. In pole position nella classifica dei ritardati pagamenti sta proprio il Governo che, secondo la stessa inchiesta, dovrebbe versare ancora un totale di 640 milioni di euro alla società.

Torna quindi l’annoso problema dei pagamenti, una delle principali ragioni del disordineprogetto expo italiano: lo Stato esige celerità e puntualità sui termini per la riscossione delle fatture che le aziende devono pagare, ma ritarda costantemente i propri pagamenti alle aziende per non aumentare la portata del debito pubblico. Il risultato è un sistema aziendale compromesso e a corto d’aria.

Si calcola intanto che sul computo totale delle opere pubbliche previste per l’Expo circa il 50% rischia di non arrivare a compimento per il 2015. Problema principale, la difficoltà nel reperire i fondi necessari alla chiusura di opere autostradali e delle nuove linee di metropolitana.

L’amministrazione milanese, guidata dal Sindaco Pisapia, dovrebbe aver chiesto la possibilità di creare eccezioni al Patto di stabilità per consentire l’afflusso di una maggior quantità di fondi utili a concludere i lavori. Di concerto con il Presidente della Regione Lombardia Maroni, Pisapia ha inviato una lettera al Governo chiedendo l’invio di un super-commissario plenipotenziario, in grado di prendersi cura dell’amministrazione dei restanti lavori, e la predisposizione di una legge speciale ad hoc.

L’Expo avrebbe potuto rappresentare l’occasione perfetta per mostrare un’Italia capace di rialzarsi dai colpi della crisi e per ammodernare una città, Milano, portandola all’avanguardia europea. I ritardi, i mancati pagamenti, le polemiche e le rotture tra gli enti coinvolti hanno invece inviato un cattivo segnale alla Comunità Internazionale. Ora resta la necessità di ottimizzare il tempo restante per evitare che l’Expo meneghino si risolva in un fallimento assoluto, ledendo in maniera definiva l’immagine del “Sistema Italia”, di cui 5 anni fa Napolitano celebrava l’eccellenza.

(fonti immagini: http://infomilanoexpo-2015.com;  http://www.milanotoday.it/)

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Una risposta

  1. 15 Novembre 2014

    […] usciti dalla crisi. Lui. Mario. Quello col loden. Ma siamo proprio sicuri? Come dimostrano i lavori in alto mare e le voragini di bilancio del comune di Milano, per Expo2015 il tempo inizia a […]

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