L’arte di saper ridere

Il prossimo 11 luglio al via la ventisettesima edizione della Biennale dell’Umorismo nell’Arte di Tolentino

di Alessia Signorelli
@signorellialexa

(fonte immagine: undo.net)

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Inizia tutto nel lontano 1961. Quell’anno, il dottor Luigi Mari di Tolentino, con l’hobby della caricatura, decide di dare vita a quella che poi sarebbe diventata la Biennale Internazionale dell’Umorismo nell’Arte, ospitata dalla cittadina marchigiana – la quale vanta anche un Museo Internazionale della Caricatura, inaugurato il 6 settembre del 1970. A quella prima edizione, parteciparono 53 artisti italiani con un totale di 400 opere, due anni dopo, nel 1963, le nazioni in concorso furono 16, mentre, nel 2007 hanno partecipato 64 Paesi con 680 artisti e più di 1400 opere.

Eccole, le cifre della Biennale Internazionale dell’Umorismo nell’Arte, che ha aperto la “chiamata alle armi” per i partecipanti, che potranno presentarsi con quadri, fotografie,illustrazioni video e tutto quanto fa arte visiva, per un massimo di 3 opere rigorosamente inedite. Per presentare i propri lavori, c’è tempo fino al 22 aprile. Il tema di quest’anno è emblematico: “O combatti o scappi (oppure ridi)”.

E’ strano parlare di “umorismo” nell’arte, tanto siamo abituati a rapportarci con quest’ultima come  con un qualcosa di serio, di “dignitoso”, eppure, la tendenza umoristica (spesso velata di sfumature “nere”) non è affatto nuova, soprattutto per quanto riguarda la caricatura, un’arte – appunto – alla quale moltissimi, se non tutti, grandi pittori del passato si sono spesso dedicati, con schizzi fugaci, magari riscoperti o riattribuiti da poco, che dimostrano come il piacere del gioco, della risata, dell’esorcizzare i propri spiriti bui appartenga a chiunque.

Perché ridere, ce lo insegna anche il detto, “fa buon sangue” e l’arte risolleva lo spirito e può generare benessere. Insomma, un binomio che fa bene all’anima, laddove l’umorismo assume toni leggiadri, rifugge pretese intellettualistiche e rimane quel che è: una risata, semplice, un modo per ripulire il cuore, alleggerirlo, allontanarlo per un po’ dai pensieri pesanti che, da qualche anno a questa parte, si sono affastellati in ognuno di noi in maniera sempre più pressante.

Ventisette edizioni sono tante, e sono il chiaro indice che alla gente ridere piace e piace il riso che sia anche “disimpegnato”, come quello dei bambini, che ridono “perché fa ridere”, non perché ci sia dietro chissà quale meccanismo mentale, quale “sofismo” – anzi!

fonte immagine:astropensando.blogspot.com

(fonte immagine: astropensando.blogspot.com)

E il tema di quest’anno, la dice lunga: tre opzioni, l’ultima delle quali, quella tra parentesi, può sembrare la più assurda, ma non lo è. Pensate a quanti, in occasioni tristi, come un funerale, l’esempio più lampante, hanno dei momenti totalmente “irrazional”, nei quali fanno una gran fatica a trattenere uno scoppio di risa che sarebbe terribilmente inopportuno in un’occasione del genere.

Ma è la risata che esorcizza, come dicevamo prima, che scaccia i demoni, che fa arrossire la Morte stessa, di un imbarazzo cervellotico, di un “non si fa” che più che essere buona norma, è norma e basta. E ci si chiede se sia più nobile, non me ne voglia il Bardo Shakespeare, combattere, affrontare i mulini a vento della vita, oppure scappare via a gambe levate, ma pensando che, prima o poi, lungo la strada, seppur di corsa, ci potremmo trovare ad affrontare altri mulini a vento, altri nemici insidiosi, oppure starsene lì e ridere.

Ridere dell’assurdo dell’esistenza, del grottesco del vivere, della sconcertante sgangheratezza di certe situazioni che ci piovono addosso. E all’improvviso, ti ritrovi con un umorismo che, da anti-filosofia, è diventato filosofia. Un modus vivendi. Una boa alla quale aggrapparsi e dalla quale lasciarsi trasportare, perché, come in ogni assurdo umoristico, noi – e quelli come noi – ci siamo aggrappati alla boa peggio messa, quella che, invece di starsene lì, bella ancorata, si stacca e va e ci porta al largo.

Dicevamo l’umorismo come filosofia di vita. Ed è proprio ad uno dei suoi esponenti italiani più alti, Alberto Sordi, che verrà dedicato, all’interno della Biennale, un evento, il 12 luglio prossimo “Alberto Sordi filosofo contemporaneo”, perché, a ripensare a tutti i film del grande attore scomparso dieci anni fa, ci si accorge che la sua comicità era quella anti filosofia che diventa filosofia della quale abbiamo già accennato.

E quindi, segniamolo sui calendari: dall’11 luglio al 6 ottobre prossimi, al Castello della Rancia di Tolentino, la 27esima Edizione della Biennale Internazionale dell’Umorismo dell’Arte. Per guardarci allo specchio e ridere di noi.

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