Spagna: il caso Nóos e i sospetti su famiglia reale e governi autonomi

Le nuove confessioni davanti al giudice confermano che il Re Juan Carlos sapeva dei negozi in nero del suo genero

di Maria Bonillo Vidal

juan carlos corinna

Re Juan Carlos I di Spagna e sullo sfondo Corinna Sayn Wittgenstein (fonte immagine: ilsecoloxix.it)

Il caso del genero del Re di Spagna continua a lasciare ogni giorno nuovi titoli che riempiono tutte le testate. Secondo le ultime confessioni dell’ex socio di Iñaki Urdangarin, lo stesso Juan Carlos sapeva dei suoi negozi, così come sua figlia, la infanta Cristina. Dati che potrebbero dare un giro insperato al ‘caso Nóos‘.

Durante il weekend, Diego Torres, ex socio del genero del re nella fondazione senza scopo di lucro Nóos, ha dichiarato davanti al giudice d’istruzione di Palma di Maiorca José Castro che il Re conosceva i diversi progetti commerciali che il duca portava avanti in diverse città spagnole. Di nuovo, la corruzione corre per il Paese da Maiorca a Catalogna passando per Valencia.

Tutti questi governi autonomi avrebbero accettato progetti di Nóos, per i quali pagavano con i soldi pubblici cifre milionarie. E non solo. Francisco Camps, ex presidente valenciano, e Rita Barberà, sindaco di Valencia, avrebbero cercato anche sponsor privati per il duca di Palma.

Da congressi su salute a conferenze su sport, il campo che Urdangarin più sfruttava, visto che è stato giocatore della nazionale di pallamano. A Valencia, ad esempio, aveva “venduto” la Valencia Summit, giornate di riflessione su turismo e sport. Dopo aver pagato circa due milioni di euro per il vertice, si pensa che l’amministrazione valenciana, con Camps e Rita Baberà, ha speso un altro milione e mezzo per pianificare i Giochi del Mediterraneo, candidatura che poi non fu neanche presentata.

Ma di tutto il caso, quello che piú sta trascendendo sono le comunicazioni via posta elettronica tra Diego Torres e Urdangarin. Ma non solo. Sembra che il genero del Re era in contatto anche con Corinna Sayn-Wittgenstein, quella che il vox populi conosce come l’amante del Re. Tutti queste email saranno esaminate dal giudice di istruzione, che poi farà parte del processo, qualora si aprirà.

In alcune delle 197 email la Sayn-Wittgenstein scrive in inglese a Urdangarin su possibili attività tra loro due e le sue fondazioni, sottolineando: “Inserisco il tuo genero in copia, cosí è aggiornato. Forse la parte più scandalosa e frivola di tutti i messaggi è riferita a quando il duca si firmava, come già detto Ghigliottina, come il duca di em…Palma..do (cioè, con una erezione) o altro nel qualle dice che si mette a dirigere una squadra di ciclismo, attacando una foto con donne nude su biciclette.

Con questo caso, che tocca da vicino la Famiglia Reale spagnola, che finora sembrava una casta superiore al resto dei cittadini, e tanti altri casi di corruzione politica nel Paese iberico, sembra che ogni giorno arrivi la notizia dell’anno. Questo weekend è il turno di Iñaki Urdangarin davanti alla giustizia. Il suo avvocato lavora duramente in questi giorni preparando le risposte che il duca dovrà dare al giudice Castro. Sicuro che non lascieranno indifferente nessuno.

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Una risposta

  1. 9 Luglio 2014

    […] ufficiale: gli imputati al processo sul Caso Nóos sono 16. 63.304 fogli, 319 udienze preliminari, 340 risoluzioni e piú di 80 ricorsi: il caso è […]

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