Benedette foto! La mostra su Carmelo Bene

Al Palazzo delle Esposizioni le foto sul controverso attore teatrale scomparso 10 anni fa.

di Francesca Britti

120 foto, in bianco e nero e a colori, che comprendono il decennio 1963-1973 durante il quale Carmelo Bene viene fotografato da Claudio Abate nel backstage dei suoi spettacoli teatrali tra cui Cristo 63, per il quale l’attore fu accusato di oltraggio e scagionato proprio grazie alle fotografie di Abate. Fotografia, quindi, come testimonianza salvifica.  

Carmelo Bene "La Rosa e il Nero" 1966. fonte immagine:blogitaliavirtualtour.it

Carmelo Bene “La Rosa e il Nero” 1966. fonte immagine:blogitaliavirtualtour.it

Chi è stato Carmelo Bene? Un attore e regista teatrale e cinematografico che ha rivoluzionato la scena teatrale decostruendo la scena stessa, trasformandola in un luogo dove avveniva un evento irripetibile, distruggendo gli elementi linguistici del teatro creandone di nuovi risaltando i valori dell’immagine e della voce, sciogliendo le figure dell’attore, autore e regista facendole confluire in quella che lui stesso chiamò macchina attoriale”.

10 spettacoli teatrali in cui emerge, grazie alla sensibilità visiva di Claudio Abate, l’originalità di Carmelo Bene.

Cristo 63 (1963) è un omaggio a James Joyce ed è l’inizio della collaborazione fra l’attore e il fotografo;  Salomè da e di Oscar Wilde (1964) fu rappresentato al Teatro delle Muse di Roma di cui si ricorda un Alfredo Leggi che canta dal cilindro “se vuoi vivere senza pensieri dalle donne te devi guardà”. Due anni dopo Bene porta in scena quattro opere: Faust o Margherita ricco di citazioni non manifeste” che rappresentano una costante stilistica” del regista che crea, ogni volta, “collages molto raffinati raramente ricondotti e riconducibili alle fonti da cui furono tratti“.

In Pinocchio ’66  è esaltata la rivoluzione linguistica di Carlo Collodi, mentre IlRosa e il Nero da e di G. M. Lewis (versione teatrale n.1 dal Il Monaco),è  definito “un’orgia sessuale barocca” con il ritmo elettronico dello synket di Paul Ketoff. Infine Nostra Signora dei Turchi (di cui ci fu una seconda versione nel ’73) la cui idea centrale era “la quarta parete, chiusa, in vetro oltre la quale il pubblico spia“, affermava Lydia Mancinelli, attrice cardine delle rappresentazioni di Bene.

Il celebre Teatro Beat ospitò l’opera Salvatore Giuliano. Vita di una rosa rossa (1967). Qui Carmelo Bene ebbe come obiettivo quello di disorientare lo spettatore tanto da fargli chiedere all’uscita dal teatro “ma questo Giuliano, veramente, chi era?”.

Le ultime due opere teatrali di cui si ha testimonianza sono Arden of Feversham (1968) e Don Chisciotte (1968) rappresentati al Teatro Carmelo Bene. L’ultima opera,scritta in collaborazione con Leo de Berardinisl’unico italiano che stimo per le sue idee teatrali“., fu stroncata dalla critica per “eccessi dissacranti” e “recitazione prossima ai modi del teatro all’italiana“. A completare il ciclo di foto il lungometraggio Salomè (1972), definita “la scommessa del colore-luce“.

Oltre alla mostra, esposta fino al 3 febbraio 2013, l’omaggio a Carmelo Bene continua anche con incontri con studiosi, tra cui Jean Paul Manganaro, Piegiorgio Giacchè e Giorgio Costa oggi 5 dicembre, un’intervista di Alessandra Mammì a Claudio Abate sul suo rapporto con Carmelo Bene l’11 dicembre o ancora la proiezione di Salomè il 13 dicembre.

Tutte le informazioni sulla mostra e sul ciclo di eventi su Carmelo Bene sono consultabili sul sito http://www.palazzoesposizioni.it/categorie/mostra-021.

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