Città d’arte in Italia. In che condizioni?

Un vero e proprio decadimento della cultura italiana, che sembra non avere fine

di Giorgia Braico

(fonte immagine: frewslvb.blogspot.it)

È di pochi giorni fa la notizia shock della richiesta presentata da numerose associazioni e personaggi di spicco della città di Napoli, che intendono revocare il riconoscimento della città partenopea da parte dell’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità.

La motivazione principale sarebbe il costante e persistente degrado a cui è sottoposto ormai da anni il centro storico tra furti, atti vandalici e incapacità di tutelare il proprio patrimonio artistico.

Questa è solo l’ultima di una serie di iniziative intraprese per cercare di “porre rimedio” alle condizioni di disagio in cui si trovano molte città d’arte italiane.

Ad agosto, per esempio, Venezia ha promosso una campagna di sensibilizzazione per turisti e residenti dal titolo Venezia è anche tua, rispettala, al fine di mantenere il decoro ed il rispetto del centro storico.

Monitorata da Prefettura e Ministero degli Interni, la campagna ha ricoperto le vesti di progetto-pilota per una serie di attività su tutto il territorio nazionale che hanno infine condotto alla recente stesura della Direttiva decoro” da parte dell’attuale ministro per i Beni e le Attività Culturali Lorenzo Ornaghi.

La direttiva, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 262 del 9 novembre, si pone come fine quello di vietare il posizionamento su suolo pubblico di attività commerciali e artigianali, ambulanti e non. In pratica spariranno bancarelle e tavolini all’aperto, mimi e ritrattisti, causando, secondo alcuni, la morte del piccolo commercio e del folklore che anima le città, portandole ad essere sterili musei a cielo aperto.

In realtà, l’attenzione dovrebbe essere posta non tanto su queste attività che, ormai, sono parte integrante dell’attrazione turistica, quanto sulla carenza di manutenzione e valorizzazione dei beni artistici nazionali, a causa dei numerosi tagli che lo Stato ed il Ministero dei Beni Culturali hanno effettuato nel tempo.

Si è assistito al deterioramento del sito pompeiano, in cui dal 2003 (almeno) si registrano cedimenti di muratura, tetti, volte, intonaci e solai a causa di infiltrazioni d’acqua e limitazioni di budget, fino all’ultimo episodio di quest’anno in cui è crollata una trave in legno di quattro metri che sosteneva il tetto del peristilio della Villa dei Misteri.

Per non parlare della Capitale: anche il suo inestimabile patrimonio non è immune da infiltrazioni d’acqua, tanto che nel marzo 2010 è stata danneggiata la volta di una delle gallerie traianee della Domus Aurea. Ma non solo: da alcuni anni si registra il continuo crollo di parti delle Mura Aurealiane e di frammenti di tufo e malta dal Colosseo.

A FirenzePalazzo Strozzi era stato transennato per il pericolo di caduta calcinacci, e nel 2009 un tubo rotto aveva causato l’allagamento della Biblioteca Nazionale.

La Reggia di Carditello, a Caserta, è ormai preda di saccheggiatori, atti di vandalismo, e i giardini sono divenuti discariche, così come al Palazzo Reale di Napoli.

Per finire, l’ultima grande beffa: musei e monumenti interdetti al pubblico nei periodi di maggior affluenza turistica o nei giorni festivi, come il Palazzo Barberini a Roma chiuso per tutto agosto 2012, a causa della scarsità di personale.

Il Ministero, infatti, sta effettuando un numero considerevole di pensionamenti nel settore (un taglio di circa seimila posti di lavoro negli ultimi anni) creando però uno scompenso per quanto riguarda la copertura degli impieghi e assumendo pochi giovani lavoratori, che si va a sommare ad una disomogenea distribuzione negli uffici periferici delle Soprintendenze, denunciata nel 2011, in un appello al ministro Ornaghi, da parte di direttori regionali, docenti, archeologi e funzionari.

In più, c’è il discorso rilevante dei tecnici restauratori, da sempre punto di forza dei Beni Culturali, che oggi, invece, stanno via via scomparendo.

Una manovra, quella di cui parlavamo sopra,  che secondo alcuni sembrerebbe favorire la privatizzazione, affidando i lavori di restauro a grandi aziende ed imprenditori come Coca Cola, H&M e Della Valle, col risultato di trovarsi poi enormi cartelloni pubblicitari che coprono in parte o totalmente i più importanti monumenti italiani rendendoli irriconoscibili.

Gli esempi fatti sono solo alcuni di una lunga lista di importanti siti artistici oggetto di incuria e cattiva amministrazione, che da Nord a Sud uniscono l’Italia nel segno del decadimento culturale. Un vero spreco di risorse se si pensa che il nostro paese detiene ben 47 su 936 luoghi simbolici culturali e naturali in tutto il mondo, annoverando il maggior numero di aree poste sotto la tutela dell’UNESCO.

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Una risposta

  1. 11 Febbraio 2013

    […] continui tagli alla cultura (di cui abbiamo già accennato nel numero 160 del nostro settimanale) e ai lavoratori statali, effettuati dalle manovre del governo, di certo non aiutano, così come la […]

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