“American Night”: quando la vita e l’arte si intrecciano

Film d’esordio di Alessio Della Valle in uscita nei cinema il 19 maggio, “American Night” ci trasporta in una New York stilizzata che riunisce in sé arte e criminalità.

Il 12 maggio al cinema Adriano di Roma si è tenuta la proiezione (VOS) in anteprima di American Night, film thriller neo-noir diretto da Alessio Della Valle e distribuito da 01 Distribution. La pellicola è stata precedentemente presentata in anteprima mondiale in occasione della Mostra del Cinema di Venezia sulla spettacolare Campari Boat il 9 settembre dello scorso anno. In seguito, su richiesta dell’Academy di Los Angeles, una copia della sceneggiatura è stata preservata all’interno del Museo degli Oscar.

American Night si avvale di un cast artistico d’eccezione: Emile Hirsch (Into The Wild, Venuto al Mondo), il vincitore del Golden Globe Jonathan Rhys Meyers (Match Point, i Tudors), Paz Vega (Rambo V, Spanglish), il vincitore di un Golden Globe e di tre Emmy Awards Jeremy Piven (Entourage), l’italiano Fortunato Cerlino (Hannibal, Gomorra), Annabelle Belmondo e l’attrice esordiente Alba Amira Ramadani. Inoltre, vi è l’apparizione straordinaria di Maria Grazia Cucinotta (Il Postino) e della cantante pop statunitense Anastacia, autrice ed interprete della colonna sonora del film, “American Night”.

Tre sono le parti che compongono questo film dalla storia inconsueta per il cinema italiano. Ci troviamo di fronte ad un’opera ambiziosa dal punto di vista stilistico, perché racchiude al suo interno una commistione di generi che va dal thriller al neo-noir per arrivare al pop, con delle linee di commedia – come ha sottolineato una collaboratrice della produttrice Martha Capello durante la conferenza stampa.

Alessio Della Valle ha scelto come ambientazione per la sua opera d’esordio New York, la città per eccellenza dell’arte contemporanea e sarà proprio a causa del furto di un’opera d’arte, la Pink Marilyn di Andy Warhol, che avverrà l’incontro fra i due personaggi principali: Michael Rubino (Emile Hirsch), nuovo capo della mafia newyorkese e aspirante artista e John Kaplan (Jonathan Rhys Meyers), mercante d’arte ed ex falsario divenuto poi proprietario di una galleria d’arte. A partire da questo avvenimento si scatenerà una serie di colpi di scena che terranno lo spettatore con il fiato sospeso.

Il regista ha dato vita a dei personaggi ben delineati e molto credibili; anche quelli che apparentemente ricoprono un ruolo secondario all’interno della storia in realtà si riveleranno essenziali per arrivare al sorprendente finale.

Rubino si presenta come un personaggio complesso dal punto di vista psicologico: la sua spietatezza da gangster si combina con il suo amore per la pittura, che portato all’eccesso diventerà una vera e propria ossessione. La contrapposizione fra questi due elementi non può che rendere un po’ comico il boss Rubino agli occhi dello spettatore, stessa percezione che ha avuto Emile Hirsch mentre cercava di recitare questo ruolo nel modo più serio possibile, come ha raccontato l’attore stesso. Hirsch, per poter interpretare il personaggio, ha preso spunto dalla recitazione di Al Pacino nel ruolo del mafioso Michael Corleone (Il Padrino di Francis Ford Coppola).

Piccole curiosità sulla realizzazione del film

Il regista ha usato un metodo poco usuale per arrivare alla stesura della sceneggiatura di American Night. Partendo da una corrispondenza epistolare di circa trecento lettere fra vari personaggi, ha creato attorno tutto il loro mondo e le loro storie. “Di queste pagine è entrato pochissimo nella sceneggiatura finale”, ha sottolineato Alessio Della Valle. Mentre “a livello più pratico ho riempito un’intera parete di cartoncini colorati: colori freddi per i cattivi e colori caldi per i buoni”.

I vari intrecci della storia girano intorno al ritrovamento dell’opera di stile pop art in cui viene ritratta l’attrice Marilyn Monroe, scelta dal regista proprio perché lui stesso è rimasto affascinato dall’operazione fatta da Andy Warhol di prendere un’icona come Marilyn per farne una serigrafia, trasformandola così in un’altra icona. Questa stessa operazione è stata ripetuta dappertutto nel film, ad esempio con la presenza di un altro quadro pop art: la Coca-Cola di Mario Schifano, un marchio iconico che diventa nuovamente un’icona nel dipinto.

Per quanto riguarda la scenografia e la fotografia, Della Valle ha dato come disposizione l’utilizzo di tre colori primari: rosso, blu e giallo e solamente quando accade qualcosa di forte nella vita di un personaggio entrano in gioco altri colori.

American Night è dunque un grande omaggio all’arte, rappresentata sotto vari punti di vista. In particolare, diventerà oggetto di discussione in un discorso pronunciato da John Kaplan, il quale la presenterà come una spinta vitale e primordiale insita nella natura stessa dell’uomo: gli uomini hanno bisogno di creare arte… non per gioco, non per caso… ma perché dobbiamo… perché non abbiamo altra scelta! Perché… questo è quello che ci rende essere umani!.

L’entrata in scena dell’arte nelle esistenze dei vari personaggi, a quali conseguenze porterà?

Se siete curiosi di scoprirlo, da oggi 19 maggio American Night è in tutte le sale italiane.

Daniela D’Andrea

Immagine di copertina gentilmente concessa dall’ufficio stampa Manzo Piccirillo.

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