“Eroine”, un viaggio firmato Marina Pierri per aiutarci a fiorire

L’autrice Marina Pierri esamina i personaggi femminili delle serie TV non solo come intrattenimento ma come prodotti che, se ascoltati, posso liberare noi stesse.

Quando finisci di leggere “Eroine. Come i personaggi delle serie TV possono aiutarci a fiorire” (Edizioni Tlon, 2020) ti sembra di aver vissuto un vero e proprio viaggio.

Oggi siamo sommersi di serie TV, ma quel che la maggior parte di noi ne fa è un uso per puro intrattenimento. Eppure, se si guarda attentamente, molti di questi prodotti mediali nascondono qualcosa di più.

Possono mettere in evidenza problematiche sociali e dar voce a chi nella nostra società non riesce a farsi sentire.

L’autrice di “Eroine”, Marina Pierri, oltre ad essere scrittrice e critica televisiva, si occupa di linguaggi televisivi e rappresentazione di genere nei media audiovisivi. In “Eroine” affronta una lettura delle serie TV legata al femminismo intersezionale e alla psicologia, con l’intento di andare oltre uno stereotipo ormai diffuso: quello dell’unica storia (bianca, maschile, eteronormativa) che ci è stata e continua ad esserci propinata come assoluta.

Nel 2021 non possiamo accontentarci di una visione univoca.

Stiamo assistendo ad una rivoluzione culturale in cui idee consolidate della società patriarcale si stanno disintegrando e le protagoniste delle fiabe che eravamo tanto abituati a vedere vengono ora sostituite con personaggi dal vissuto complesso e donne alla ricerca di sé stesse.

Nel corso del libro l’autrice ci presenta un viaggio. Il viaggio dell’Eroina.

Questa avventura è scandita in 12 archetipi-personaggio: l’Innocente, l’Orfana, la Guerriera, l’Angelo Custode, la Cercatrice, la Distruttrice, l’Amante, la Creatrice, la Sovrana, la Maga, la Saggia ed infine, la Folle.

Per ognuna di loro ci sono 22 personaggi femminili di serie TV che rappresentano una Guida e un’Ombra, riportando anche la figura alle dee della mitologia greca.

Da Kimmy Schmidt di Unbreakable Kimmy Schmidt a Eleven di Stranger Things, da Sana Allagui di Skam Italia a Nadia Vulvokov di The Russian Doll, la lista è lunga.

Per conoscere tutte le Eroine bisogna iniziare il Viaggio e lasciarci sorprendere da come una serie TV possa trasmettere valori, credenze e anche disagi e mancanze di una società come la nostra.

Analizzando gli aspetti di ogni tappa di questo lungo e profondo percorso veniamo trasportati nei Mondi che queste Eroine attraversano e, pagina dopo pagina, è impossibile non riconoscere una parte di sé in queste figure.

Bisogna metterci in ascolto, diventare spettatori partecipanti.

Ho avuto l’immenso piacere di chiacchierare con Marina Pierri e approfondire alcuni dei temi di questo libro così, oserei dire, illuminante.

Pierri è anche co-autrice del podcast Tutte col Tutù ed è co-fondatrice e direttrice artistica di FeST: il Festival delle Serie TV di Milano.

Marina, Eroine è stato accolto molto bene dai lettori. Tratta un tema molto attuale e socialmente rilevante, una sorta di sfida a quel patriarcato che è insito nella società e nelle rappresentazioni mediali in quanto la figura femminile continua a non essere approfondita abbastanza. Ci troviamo ormai sommersi da serie TV e l’idea di parlare di come questo prodotto mediale possa “aiutarci a fiorire” è davvero molto interessante. Come è nato Eroine?

Con Eroine volevo raccontare ad altre persone quello che alcune protagoniste delle serie TV avevano fatto per me. Il viaggio dell’Eroina è uno strumento di liberazione straordinario dai condizionamenti patriarcali e quindi credo che sia utile su un doppio livello: il primo è liberare sé stesse o almeno codificare come hanno fatto a liberarsi o la necessità di farlo. Il secondo è un aspetto che mi sta a cuore che è la creazione femminile in relazione allo storytelling. Per me per ogni donna che racconta una storia o la sua storia, il mondo cambia un pochino. Io sono convinta che questo viaggio di liberazione personale dai condizionamenti patriarcali sia necessario per scrivere poi dei buoni personaggi femminili che identifichino delle esperienze cruciali per noi nella quotidianità.

Anche io ho compreso le tappe del viaggio dell’Eroine ripercorrendo la mia storia, è un esercizio molto potente. Altra cosa che ci tengo a precisare è che il mio libro non racconta solo “Il viaggio dell’Eroina” di M. Murdock. Mette insieme una serie una serie di formulazioni di varie donne che hanno raccontato il viaggio e in un certo senso la mia è ancora diversa dalla loro. Me ne sto rendendo conto ora, insegnandolo.

Il viaggio delle Eroine viene raccontato attraverso 22 personaggi che rappresentano 12 archetipi-personaggio. Nel libro racconti che sapendo fare un ascolto-partecipante tutte noi potremmo sentirci affini ad uno di questi stati nelle diverse fasi della nostra vita, e tu stessa per ognuna parli di una parte di te vicina a quel passaggio. Ma ce n’è uno in cui ti sei sentita più affine?

Siamo tutte diverse e questo è un punto cruciale. Secondo me uno dei problemi della comunicazione che riguarda il femminile in questo momento storico è che alcune frange del femminismo tendono a identificare tutte le esperienze femminili equipollenti. Questo non è reale. Il femminismo intersezionale ci insegna che le nostre esperienze non lo sono: ci sono donne con più previlegi e altre con meno privilegi.

Siamo tutte molto diverse anche a seconda anche se una donna ha un corpo non conforme, o sia una donna queer o una donna lesbica. Le esperienze cambiano tantissimo. È sempre molto utile discutere di ciò che c’è di universale. L’idea di ascoltarsi, di intrecciare le proprie esperienze e vissuti è qualcosa di estremamente arricchente.

Per rispondere alla tua domanda, ci sono sicuramente Eroine con cui la mia personale esperienza si rispecchia di più ed altre molto meno. Alcune Eroine di fantasia sono molto vicine al mio sé fantastico e altre calate nella vita reale in cui rintraccio delle somiglianze con me. Io non credo però che l’aderenza non sia mai totale. Ci sono sempre dei pezzetti che risuonano con noi e altri che non possono.

Oggi capita tutti i giorni di sentire parlare di serie TV, dai giovani agli adulti, in tutte le piattaforme è possibile accedere ad un numero gigantesco di contenuti. Ma come dici in un passaggio del libro, ci sono ancora poche Eroine body positive, sono assenti Eroine disabili e molte altre rappresentazioni di donne che dimostrano l’arretratezza su questo tema. Siamo davvero pronti a farci guidare, ispirare e a superare gli stereotipi di cui ancora la società è intrisa?

Il problema è ampio. Manca una cultura sistemica di avvicinamento all’industria audiovisiva. Il vero problema non è che Netflix (o la Rai) non vuole produrre una donna con disabilità. Il problema è più a monte. Le donne con disabilità non si avvicinano neanche alle scuole di scritture, di recitazione, di regia perché ci sono tutta una serie di ostacoli. Ad esempio, per le donne con disabilità il primo di questi ostacoli possono essere anche le barriere architettoniche. Non abbiamo un mondo concepito per venire incontro alle esigenze di persone che non rientrano nei canoni etero normativi e abilisti. Questo è il vero problema.

Ma non è un problema delle donne che vivono quelle esperienze, è un problema della società e della politica che non ha costruito un mondo a misura delle marginalizzazioni. Al contrario, ha creato un mondo che ha fatto di tutto per invisibilizzare queste marginalizzazioni e ha tutto l’interesse per far si che l’invisibile resti invisibile. Non succederà mai nulla che cambi le cose da solo. Servono interventi dedicati. Serve una politica della rappresentazione. Non possiamo continuare a delegare tutto questo alla responsabilità individuale perché è molto disumanizzante.

Il viaggio dell’Eroina è un viaggio verso l’autodeterminazione e la consapevolezza del proprio essere. Credi ci sia un’età in cui si può definire compiuto il viaggio? Anche se, diciamo che poi è un viaggio che forse davvero non si conclude mai del tutto, come ci dice l’ultimo archetipo-personaggio della Folle.

Il viaggio è una spirale. Il viaggio non finisce mai, neanche quando hai cento anni. Poi comincia forse l’ultimo di cui non sappiamo niente che è quello dell’abbandono delle spoglie fisiche. Ma non c’è mai una fine del viaggio. C’è una fine temporanea e un inizio di un nuovo viaggio ma, queste due cose sono in realtà così vicine che noi le separiamo artificialmente e non ci rendiamo conto che quando concludiamo i nostri viaggi siamo già entrati negli altri.

Eroine di Marina Pierri è un libro assolutamente da leggere e che anche quando sarà finito vorrete tenere sempre sul comodino, come un amico che vi accompagna per tutto il vostro lungo viaggio.

Giada Giancaspro

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