Spreco alimentare: cosa fa l’Unione europea per contrastarlo?

Lo spreco alimentare è una problematica che l’Unione europea e i singoli Paesi stanno cercando di risolvere avviando progetti e campagne diversi: basti pensare a REFRESH, terminato nel 2019, o alle iniziative di Too Good To Go

Oltre il 50% dello spreco alimentare in Unione europea avviene nelle case. Ma ci sono dei programmi per ridurre questo numero drasticamente. Come parte del piano d’azione della strategia “Dal produttore al consumatore”, la Commissione europea vuole proporre degli obiettivi obbligatori per la riduzione dello spreco di cibo entro il 2023.

In particolare, questi piani rivedrebbero anche le regole europee sulle date di scadenza, ad esempio per l’utilizzo delle diciture “Da consumarsi preferibilmente entro” e “Consumare entro”. L’obiettivo è quello di evitare l’inutile scarto di cibo dovuto all’incomprensione del reale significato di tali espressioni.

In Olanda, il progetto europeo REFRESH (2015-2019) ha portato avanti una campagna di consapevolezza pubblicitaria, anche televisiva, che spiega le differenze tra le date di scadenza riportate sulle confezioni di alimenti. Toine Timmermans, il coordinatore del progetto, ha spiegato: “Alcune ricerche hanno dimostrato che il 50% dei consumatori europei non ha chiaro il significato delle etichette. In Olanda, abbiamo calcolato che circa il 15% di ciò che le persone butta a casa è dovuto al fatto che non hanno compreso le date di scadenza. Pertanto, abbiamo fatto partire una campagna che spieghi più chiaramente la differenza tra le due diciture”.

Quando è indicato ‘Consumare entro’, è certo: è necessario mangiare il cibo prima di quella data. Invece, ‘Consumare preferibilmente entro’ è solo una garanzia di qualità. Pertanto, dopo quella data si possono utilizzare i propri sensi, si può odorare e assaggiare il prodotto per vedere se è ancora buono. Stiamo lavorando per creare un tipo di logo che sia davvero chiaro per ogni consumatore. Con tutta l’industria, a livello nazionale, vogliamo vedere se riusciamo a supportare il consumatore ancora meglio, utilizzando delle etichette ancora più chiare, anche con immagini che mostrino direttamente il significato e quale sia la differenza tra le due date”.

Il progetto Too Good To Go

Con lo stesso obiettivo, la filiale britannica di Too Good To Go, un’app che permette di acquistare a prezzi ridotti da ristoranti e bar il cibo invenduto per contrastare lo spreco alimentare, ha lanciato la sua campagna Nose Sense e ha svelato le sue nuove etichette Smell-By. Questa serie di adesivi da grattare e odorare ha come obiettivo quello di aiutare il consumatore a utilizzare il proprio naso per decidere se mangiare il cibo dopo la data indicata in seguito alla dicitura “Consumare preferibilmente entro”.

Le etichette Smell-By contengono odorazioni che quattro cibi popolari ma altamente sprecati in Regno Unito emanano quando non sono più mangiabili. L’idea è che imparando a riconoscere questi odori, i consumatori eviteranno di fidarsi ciecamente della data stampata sulla confezione, aiutando a prevenire lo spreco. Attualmente, le etichette coprono questi ingredienti base del frigo e della dispensa: uova, succo di frutta, birra e avena.

Per aiutare a creare un cambiamento di comportamento permanente, assicurare autorità e aggiungere un tocco di stile al procedimento, Too Good To Go ha stretto una partnership con il primo “naso” del mondo, Dariush Alavi. Con dieci anni di esperienza indipendente nei profumi, oltre alle narici assicurate per 1 milione di sterline, il suo prezioso senso dell’olfatto è stato utilizzato per aiutare a dimostrare quando questi quattro cibi sono ancora sicuri da mangiare.

I casi di due aziende olandesi

Oltre agli scarti che avvengono nelle case, una serie di ricerche ha scoperto che il 20% di tutto il cibo prodotto nell’Unione europea finisce nelle discariche o viene dato agli animali. È un costoso spreco di una potenziale risorsa che costa all’economia 140 milioni di euro l’anno.

Le carote danneggiate vengono spesso utilizzate come mangime per il bestiame. Tuttavia, secondo l’azienda vanRijsingengreen, situata ad Helmond, nei Paesi Bassi, si tratta di un’altra forma di spreco di cibo. Pertanto, adottano un approccio diverso: ciò che la compagnia non riesce a vendere come snack freschi o carote sbucciate all’industria alimentare, diventa succo e ingredienti in polvere. Ciò che producono viene continuamente modificato in base ai rifornimenti e alla domanda.

Gerbrand van Veldhuizen, direttore della vanRijsingengreen, ha dichiarato che l’impegno perché nulla venga sprecato è alto. “Stiamo cercando di creare piani ottimizzati per industria, mercato del fresco e quello degli ingredienti. Adesso cerchiamo di utilizzare tutto – abbiamo ortaggi, facciamo il succo, abbiamo la polpa come prodotto di scarto e cerchiamo di utilizzarne le fibre estratte”.

Anche la vicina Surplus Food Factory si impegna ad utilizzare sottoprodotti economici dell’industria alimentare, trasformandoli in materiale grezzo di valore. Il direttore e fondatore, Bob Hutten, ha spiegato cosa utilizzano: “Queste parti superiori e inferiori dei pomodori vengono scartate dalle industrie dell’hamburger. Noi li recuperiamo e ne facciamo gustose salse e zuppe. Usiamo anche, ad esempio, le carote che sono troppo grandi per l’industria alimentare e per la vendita al dettaglio”.

Utilizzando ortaggi danneggiati, deformati o scoloriti, spesso considerati inutili, la Surplus Food Factory ha aumentato i suoi introiti e assunto nuovo personale, la maggior parte proveniente da gruppi svantaggiati del mercato del lavoro. Bob vorrebbe che altri produttori prendano esempio dai loro metodi. “Vorrei invitare le persone di altri Paesi a venire qui e vedere quello che facciamo. Vorrei dar loro consigli, aiutarli a capire dove sono i tranelli e utilizzare le lezioni imparate dalla nostra industria. In questo modo, ogni Stato potrebbe avere simili produttori alimentari”.

Il progetto di ricerca REFRESH

La vanRijsingengreen e la Surplus Food Factory sono solo due dei molti casi studiati dal progetto di ricerca europeo REFRESH in cinque diversi Paesi. Il programma esaminava come gli investitori privati e pubblici possano lavorare insieme per trasformare lo spreco alimentare in un bene utile.

Timmermans, il coordinatore di REFRESH, ha spiegato che il progetto ha osservato diversi sistemi, e ha sottolineato che la flessibilità è importante. “Ciò che vediamo non è una soluzione adatta a tutti, ma ci ha aiutato a creare una sorta di programma che ci permetterebbe di aiutare qualsiasi altro Paese in Europa. Permetterebbe loro anche di imparare ciò che noi abbiamo imparato. Inoltre, si potrebbero definire congiuntamente gli accordi con i diversi investitori del processo di produzione”.

Il progetto REFRESH era stato fondato dal programma European Horizon 2020. Ventisei membri provenienti da 12 Paesi europei hanno collaborato con la Cina tra il 2015 e il 2019 per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile 12.3 (Dimezzare la quantità di spreco alimentare pro capite entro il 2030, sia dai supermercati che dal consumatore). REFRESH utilizzava un approccio innovativo basato su partnership private e pubbliche coordinate tra aziende, governi e organizzazioni. “È questa la chiave per ridurre lo spreco di cibo e per ottimizzare l’uso dei flussi residui” aveva spiegato Timmermans. “Altrimenti, le iniziative restano troppo piccole per avere qualsiasi effetto”.

Anche le nuove tecnologie potrebbero avere un ruolo cruciale.

Orbisk, una startup olandese, ha sviluppato una telecamera automatica per le cucine dei ristoranti che tiene una traccia fotografica di tutto ciò che viene gettato nel cestino. In questo modo, fornisce una analisi statistica dettagliata dello spreco alimentare che si sarebbe potuto evitare.

Olaf van der Veen, l’amministratore delegato della Orbisk, ha spiegato che questo servizio può far risparmiare ai ristoranti sette volte la cifra che lo spreco costa loro. “Vedranno la perdita continua e decideranno di comprare meno o produrre meno un particolare alimento. Così, eviteranno che venga gettato nella spazzatura in futuro. In media, ogni monitor può salvare potenzialmente 4.000 chili di cibo ogni anno. Immaginate se riuscissimo ad usare diffusamente questa tecnologia!”.

Molti supermercati olandesi vendono prodotti vicini alla data di scadenza per una frazione del loro prezzo originale, nel popolare formato “Surprise Box”. Anche il franchise di supermercati Jumbo Verberne ha affrontato la questione degli avanzi di pane fresco, sostituendolo parzialmente con alternative surgelate che sono ugualmente saporite.

George Verberne, il proprietario del franchise, ha spiegato che si è trattato di una scelta molto importante. “Adesso il pane è sempre disponibile, dal mattino presto alla sera tardi. È una soluzione vantaggiosa per tutti: si spreca meno e si serve meglio il cliente”.

 

Traduzione di Chiara Romano da euronews.com, eu-refresh.org, newfoodmagazine.com

Immagine di copertina via twitter.com/smartliving_hcc/

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